13/10/19

Michail Bulgakov, Il Maestro e Margherita


Quante volte ve l’ho detto: il vostro errore fondamentale sta nel sottovalutare l’importanza degli occhi umani. Capite, la lingua può nascondere la verità, ma gli occhi mai! Vi rivolgono una domanda inaspettata, voi, senza battere ciglio, in un secondo, vi padroneggiate e sapete che cosa bisogna dire per nascondere la verità, e lo dite nel modo più convincente, non un muscolo del vostro volto si muove, ma, ahimè, la verità smossa dalla domanda balza per un istante dal fondo dell’anima negli occhi, e tutto è finito!

Michail Bulgakov, Il Maestro e Margherita

Fernando Pessoa, Libro dell'inquietudine


Libertà è possibilità di isolamento. Sei libero se puoi allontanarti dagli uomini, senza che la necessità di denaro, o la necessità gregaria, o l'amore, o la gloria, o la curiosità che, nel silenzio e nella solitudine non possono avere alimento, ti obblighino a cercarli. Se per te è impossibile vivere solo, sei nato schiavo.

Fernando Pessoa, Libro dell'inquietudine

Bertrand Russell, La conquista della felicità


Le cose indispensabili alla felicità umana sono semplici, così semplici che le persone complicate non sanno costringersi a riconoscere quali sono le cose delle quali sentono realmente la mancanza. È essenziale per la felicità che il nostro modo di vivere sia determinato dai nostri impulsi profondi e non dai gusti e dai desideri accidentali di coloro che il caso ha voluto fossero nostri vicini, o persino nostri parenti.

Bertrand Russell, La conquista della felicità, 1930

Lev Tolstoj, Il regno di Dio è in voi


Per giungere nel luogo a cui si tende, bisogna dirigersi con tutte le forze verso un punto molto più alto. Abbassare l'ideale, non solo è diminuire la probabilità di giungere alla perfezione, ma distruggere l'ideale stesso.

Lev Tolstoj, Il regno di Dio è in voi

12/10/19

Pier Paolo Pasolini, L'odore dell'India


Io avevo voglia di stare da solo, perché soltanto solo, sperduto, muto, a piedi, riesco a riconoscere le cose.

Pier Paolo Pasolini, L'odore dell'India

Chuck Palahniuk, Soffocare


Non sai mai quanto sei forte, finché essere forte è l’unica scelta che hai.

Chuck Palahniuk, Soffocare

Ernst Jünger, Foglie e pietre - Sul dolore


Il dolore è una di quelle chiavi che servono ad aprire non solo i segreti dell'animo ma il mondo stesso. Quando ci si avvicina a quei punti in cui l'uomo si mostra all'altezza del dolore, o superiore ad esso, si accede alle sorgenti della sua forza e al mistero che si nasconde dietro il suo potere.

Ernst Jünger, Foglie e pietre - Sul dolore

11/10/19

Non è un reato rubare quando si ha fame, Vittorio Zanini


Non è un reato rubare quando si ha fame e non parlo solo di cibo o denaro ma non si deve prendere più di quello di cui si ha bisogno, non si deve essere avidi. Conservate un po di dignità e signorilità anche tra ladri, ringraziando, essendo riconoscenti e grati di quello di cui vi siete impossessati. Anche se quella perdita all'altra persona non ha cambiato nulla nella sua vita, ha cambiato molto nella vostra.

Vittorio Zanini

10/10/19

Cos'è l'Anarchia?


Philip Roth, L'animale morente


L'unica ossessione che vogliono tutti: l'"amore". Cosa crede, la gente, che basti innamorarsi per sentirsi completi? La platonica unione delle anime? Io la penso diversamente. Io credo che tu sia completo prima di cominciare. E l'amore ti spezza. Tu sei intero, e poi ti apri in due. Quella ragazza era un corpo estraneo introdotto nella tua interezza. E per un anno e mezzo tu hai lottato per incorporarlo. Ma non sarai mai intero finché non l'avrai espulso. O te ne sbarazzi o lo incorpori con un'autodistorsione. Ed è quello che hai fatto e che ti ha ridotto alla disperazione.

Philip Roth, L'animale morente

Jiddu Krishnamurti, Come siamo

Se vogliamo scoprire ciò che è vero, dobbiamo essere completamente liberi da tutte le religioni, da tutti i condizionamenti, da tutti i dogmi, da tutte le credenze e da qualunque autorità che spinga a uniformarci; il che significa, essenzialmente, essere completamente soli e questo è molto difficile. Non è un passatempo da domenica mattina, in cui fate una bella gita e vi sedete sotto gli alberi per ascoltare qualche sciocchezza. Il nostro problema è come liberare la mente da tutti i condizionamenti, non come condizionarla meglio. Capite? La maggior parte di noi è alla ricerca di condizionamenti migliori. Solo una mente libera può scoprire la verità, la realtà, che è al di la delle proiezioni mentali. Quindi è importante conoscere se stessi. La conoscenza di sè è l'inizio della saggezza. Conoscere noi stessi significa osservare che cosa pensiamo, che cosa sentiamo, non solo superficialmente, ma con la profonda consapevolezza di ciò che è, senza condanna, senza giudizio, senza valutazione nè comparazione. Provate e vedrete la straordinaria difficoltà per una mente abituata da secoli a paragonare, condannare, giudicare e valutare, fermare questo intero processo e osservare semplicemente ciò che è. L'importante è comprendere da soli, non attraverso la guida di altri, il contenuto totale della coscienza, che è condizionata, che è il prodotto della società, della religione, di vari influssi, impressioni, ricordi, comprendere tutti questi condizionamenti ed esserne liberi. Sto dicendo di conoscervi sempre più in profondità, vedervi come realmente siete, cosa che nessuno può insegnarvi; e non potete vedervi come siete realmente se siete legati da convinzioni, dogmi, superstizioni e paure.
Jiddu Krishnamurti, Come siamo

Osho Rajneesh, Il fiore di loto


l fiore di loto è un simbolo profondo in Oriente, perchè l’Oriente afferma che dovresti vivere nel mondo, ma senza farti contaminare da esso. Esso cresce dal fango, nell’acqua, tuttavia resta incontaminato dall’acqua stessa. Ed e’ simbolo di trasformazione: il fango si trasforma nel fiore più bello e fragrante che questo pianeta conosca.

Osho Rajneesh






Franco Arminio, Cedi la strada agli alberi


Non ti affannare a seminare noie e malanni nelle tue giornate e in quelle degli altri, non chiedere altro che una gioia solenne. Non aspettarti niente da nessuno e se vuoi aspettarti qualcosa, aspettati l’immenso, l’inaudito.

Trovati uno scalino, riposati con la faccia al sole. Se c’è qualcuno che parla ascoltalo. Per tornare a casa aspetta che sia sera. Usa il buio come un fiocco per chiudere la giornata e fanne dono a chi ti vuole bene.

Prendi un angolo del tuo paese e fallo sacro. Vai a fargli visita prima di partire e quando torni. Stai all’aria aperta almeno due ore al giorno. Ascolta gli anziani, lascia che parlino della loro vita. Fatti delle piccole preghiere personali e usale. Esprimi almeno una volta al giorno ammirazione per qualcuno. Dai attenzione a chi cade. Leggi poesie ad alta voce. Fai cantare chi ama cantare. Prova a sentire il mondo con gli occhi di una mosca, con le zampe di un cane.

Il bene quando c’è dura assai poco, in genere svanisce il giorno dopo. Girati verso il muro, verso il sole che illumina una faccia qualsiasi. Festeggia appena puoi il minuto più inutile della tua vita.

Spesso gli uomini si ammalano per essere aiutati. Allora bisogna aiutarli prima che si ammalino. Salutare un vecchio non è gentilezza, è un progetto di sviluppo locale.
Camminare all’aperto non è seguire il consiglio del medico,è vedere le cose che stanno fuori, ogni cosa ha bisogno di essere vista, anche una vecchia conca piena di terra,
una piccola catasta di legna davanti alla porta, un cane zoppo. Quando guardiamo con clemenza facciamo piccole feste silenziose, come se fosse il compleanno di un balcone, l’onomastico di una rosa.

Mai vista una primavera così bella, la luce sembra impazzita, è un diamante la testa del serpente, il silenzio concima le ginestre, sono quieti i paesi da lontano. Non insistere a dolerti, ogni albero è tranquillo e felice di vederti.

Camminare, guardare gli alberi, non dire e non fare nient’altro che un giro nei dintorni, uscire perché fra poco esce il sole, perché una giornata qualsiasi è il tuo spendore. Pensa, hanno già spezzato una zampa a un cane, una foglia è caduta. Fatti girare la testa velocemente e poi fermala, apri gli occhi a caso: davanti a te c’è una scena del mondo una qualunque, vedi quanto è preziosa, vedila bene, con calma, tieni la testa ferma, rallenta il giro del sangue. Che meraviglia che sia mattina, che abbia smesso di piovere.

C’è solo il respiro, forse ce n’è uno solo per tutti e per tutto. Spartirsi serenamente questo respiro è l’arte della vita. La faccenda è teologica. Abbiamo bisogno di politica e di economia, ma ci vuole una politica e un’economia del sacro. Ci vuole la poesia.

Molte albe, molte gentilezze, festeggiare molto spesso la luce, poco avere, scarsi indugi, minare il rancore, farlo saltare, meglio il silenzio, la carezza, il fiore.

Per stare bene non ci vogliono i medici, ci vuole una passione senza fine. Abbiamo bisogno di cose profonde e invece zampettiamo in superficie. Chi è chiuso nella grandi malattie lo sa bene quanta vita sprechiamo noi che stiamo bene.

Sento che siamo arrivati ai giorni semplici. Ora si può credere a quello che ci accade,
credere all’aria che ci accoglie quando usciamo e al saluto di chi incontriamo, alla notte che viene, alla luce che rimane, credere che non c’è malattia fino a quando parliamo con la nostra voce, fino a quando lottiamo con gioia. Attraversiamo con fiducia ogni scena del vivere e del morire, facciamo di ogni fatica una fortuna, andiamo dentro le ore senza saltarne una.

Punta sulla nuvola e su altre cose mute, non tue, non vicine, non addestrate a compiacerti, punta sulla morte, anche sulla morte, sulla sua decenza, sul fatto che non ritratta niente, punta sulla luce, cercala sempre, infine punta sulla tua follia, se ce l’hai, se non te l’hanno rubata da piccolo.

La notte scorsa nel mondo sono morte tante persone. Noi no. È bene ricordarsi ogni tanto il miracolo di stare nella luce del giorno, davanti a un albero, a un volto.

Non so quando è accaduto il massacro di ciò che è lieve, lento, sacro, inerme.
Adesso per tornare a casa, per tornare assieme nella casa del mondo,non serve la rabbia, non serve lo sgomento, basta sentire che ogni attimo è un testamento.

Concedetevi una vacanza intorno a un filo d’erba, dove non c’è il troppo di ogni cosa,
dove il poco ancora ti festeggia con il pane e la luce, con la muta lussuria di una rosa.

Abbiamo bisogno di contadini, di poeti, gente che sa fare il pane, che ama gli alberi e riconosce il vento. Più che l’anno della crescita, ci vorrebbe l’anno dell’attenzione. Attenzione a chi cade, al sole che nasce e che muore, ai ragazzi che crescono, attenzione anche a un semplice lampione, a un muro scrostato. Oggi essere rivoluzionari significa togliere più che aggiungere, rallentare più che accelerare, significa dare valore al silenzio, al buio, alla luce, alla fragilità, alla dolcezza.

Franco Arminio, Cedi la strada agli alberi




03/10/19

Luigi Pirandello, lettera alla sorella Lina


Quando tu riesci a non aver più un ideale, perché osservando la vita sembra un enorme pupazzata, senza nesso, senza spiegazione mai; quando tu non hai più un sentimento, perché sei riuscito a non stimare, a non curare più gli uomini e le cose, e ti manca perciò l'abitudine, che non trovi, e l'occupazione, che sdegni – quando tu, in una parola, vivrai senza la vita, penserai senza un pensiero, sentirai senza cuore – allora tu non saprai che fare: sarai un viandante senza casa, un uccello senza nido. Io sono così.

Luigi Pirandello, da una lettera alla sorella Lina, 13 ottobre 1886

18/09/19

Michail Bakunin, Dio e lo Stato


Io sono veramente libero solo quando tutti gli esseri umani che mi circondano, uomini e donne, sono anch'essi liberi. La libertà degli altri, lungi dall'essere un limite o la negazione della mia libertà, ne è invece la condizione necessaria e la conferma. Divento veramente libero solo con la libertà degli altri, di modo che più numerosi sono gli esseri liberi che mi circondano e più estesa e più ampia diventa la mia libertà.
La schiavitù degli uomini, al contrario, è di ostacolo alla mia libertà, o, ciò che è la stessa cosa, è la loro bestialità che è una negazione della mia umanità perché ancora una volta non posso dirmi veramente libero se non quando la mia libertà o, se si vuole, quando la mia dignità di uomo, il mio diritto umano (il quale consiste nel non ubbidire a nessun altro uomo ed a determinare le mie azioni conformemente alle mie intime convinzioni) riflessi dalla coscienza egualmente libera di tutti, mi ritornano raffermati dall'approvazione di tutti. In tal modo la mia libertà personale, assicurata dalla libertà di tutti, si estende all'infinito.

Michail Bakunin, Dio e lo Stato

15/09/19

Henry David Thoreau, Walden ovvero Vita nei boschi


Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, affrontando solo i fatti essenziali della vita, per vedere se non fossi riuscito a imparare quanto essa aveva da insegnarmi e per non dover scoprire in punto di morte di non aver vissuto. Il fatto è che non volevo vivere quella che non era una vita a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente, succhiare tutto il midollo di essa, volevo vivere da gagliardo spartano, per sbaragliare ciò che vita non era, falciare ampio e raso terra e riporre la vita lì, in un angolo, ridotta ai suoi termini più semplici.

Henry David Thoreau, Walden ovvero Vita nei boschi

10/09/19

Io amo i gatti ma raramente mi piace chi ne possiede uno. Vittorio Zanini


Io amo i gatti ma raramente mi  piace chi ne possiede uno. Spesso è il desiderio di avere vicino tanta bellezza che induce le persone a prendere un gatto e non le affinità che hanno con essi.

Vittorio Zanini

09/09/19

Mi mancano i vecchi bar, Vittorio Zanini


Mi mancano i vecchi bar, quelli che odoravano di fumo e di piscio, dove i vecchietti giocavano a briscola e tresette. li si respirava ancora un po di umanità.

Vittorio Zanini

08/09/19

Jiddu Krishnamurti, filosofo indiano


Non è un segno di buona salute mentale essere bene adattati a una società malata.


Jiddu Krishnamurti

L’impresa più banale? Essere normale


Da psicologa e ricercatrice, osservo spesso dei contrasti tra ciò che la scienza ed il senso comune definiscono “salute mentale”. In realtà ciascuna persona ha qualche tratto di più disturbi psicologici ed, oltre una certa soglia misurabile, si parla di psicopatologia.

Non esiste nessuno di perfettamente normale, per lo meno nella nostra società; d’altronde affrontiamo una vita talmente complessa che risulterebbe impossibile adattarcisi rimanendo immuni.

Nel senso comune si sa poco-nulla di psicopatologia e si finisce per confondere le persone mentalmente sane, felici, libere e che sanno godere della vita, come “pazze”. Allo stesso modo può essere percepito “normale” chi risulta affidabile, meticoloso, ma allo stesso tempo attaccato con rigidità ai propri schemi al punto da crollare al più piccolo cambiamento, accusando un forte squilibrio. In tal caso si potrebbe trattare di un disturbo ossessivo-compulsivo di personalità ed, in quanto tale, radicato fin dall’infanzia in questo insieme di tratti prevalentemente stabili definiti appunto “personalità”. Una personalità sana implica un’identità stabile che si definisce differenziandosi dalle altre persone. Il concetto chiave è il rispetto della propria ed altrui libertà.

Un famoso psicologo sostiene che l’adattamento sia la più grande forma d’intelligenza, ma adattarsi non significa certo assecondare la massa, le mode e, più in generale, i pensieri altrui come farebbe la pecora nel gregge. Eppure, sappiamo benissimo quante rare siano le persone “libere”, quelle in grado di uscire dal “gregge” e trovare da sé la propria strada, ossia quella più coerente con i propri valori.

Essere “pazzi” perciò significa essere se stessi, nella misura in cui essere se stessi consiste nel seguire la propria strada a differenza di coloro i quali hanno la necessità di farsi guidare perché non hanno imparato a fare altrimenti.

Non esiste una patologia di chi ha formato la propria identità divenendo sufficiente a se stesso, nonché ulteriormente forte da poter donare aiuto, seguendo le proprie passioni ed esprimendo il proprio sé nel rispetto degli altri, anzi, chi segue se stesso, non sbaglia mai strada.

Autore: Dott.ssa Mariapia Ghedina


Fonte: dolcevitaonline.it

04/09/19

Friedrich Nietzsche, Umano, troppo umano


Chi anche solo in una certa misura è giunto alla libertà della ragione, non può poi sentirsi sulla terra nient’altro che un viandante – per quanto non un viaggiatore diretto a una meta finale: perché questa non esiste.
Ben vorrà invece guardare e tener gli occhi ben aperti, per rendersi conto di come veramente procedano tutte le cose nel mondo; perciò non potrà legare il suo cuore troppo saldamente ad alcuna cosa particolare; deve esserci in lui stesso qualcosa di errante, che trovi la sua gioia nel mutamento e nella transitorietà.
Certo, per un tal uomo verranno cattive nottate, in cui sarà stanco e troverà chiusa la porta della città che doveva offrirgli riposo; forse, ancora, come in oriente, il deserto arriverà fino alla porta, e gli animali da preda ululeranno ora da lungi ora da presso, e si leverà un forte vento, e i predoni gli porteranno via gli animali da tiro.
Allora la terribile notte calerà veramente per lui come un secondo deserto sul deserto, e il suo cuore sarà stanco di errare.
Ma quando poi sorgerà per lui il sole del mattino, rutilante come una divinità della collera, quando la città si aprirà, vedrà sulle facce dei suoi abitanti forse ancora più deserto, sozzura, inganno e incertezza che fuori le porte – e il giorno sarà quasi peggiore della morte.
Così potrà ben accadere un giorno al viandante; ma poi verranno, come ricompensa, i deliziosi mattini di altre contrade e di altre giornate, in cui, già nel grigiore della luce, si vedrà passare accanto danzando nella nebbia dei monti i cori delle Muse; in cui poi, quando silenziosamente, nell’equilibrio dell’anima mattinale, egli passeggerà sotto gli alberi, gli cadranno intorno dalle cime e dai recessi del fogliame solo cose buone e chiare, i doni di tutti quegli spiriti liberi che abitano sul monte, nel bosco e nella solitudine e che, simili a lui, nella loro maniera ora gioiosa e ora meditabonda sono viandanti e filosofi.
Nati dai misteri del mattino, essi meditano come mai il giorno, fra il decimo e il dodicesimo rintocco di campana, possa avere un volto così puro, così luminoso, così trasfiguratamente sereno: essi cercano la filosofia del mattino.

Friedrich Nietzsche, Umano, troppo umano

02/09/19

Ma chi cazzo siete? Su quale pianeta abitate? Vittorio Zanini


Credete di essere liberi, generosi, empatici, creativi, intelligenti ma in realtà siete tutt'altro. Pensate di avere senso estetico anche se vestite di merda e la vostra casa è uno schifo. Volete far credere agli altri di essere aperti verso il mondo e poi conducete una vita da provinciali piccolo borghesi. Avete un'immagine completamente distorta della realtà. Vivete ad occhi chiusi. Ma chi cazzo siete? Su quale pianeta abitate?

Vittorio Zanini

01/09/19

Vittorio Zanini, Ho trovato l'equilibrio nell'instabilità


Tutti quelli che dicono di aver trovato l'equilibrio sono dei cadaveri; non si drogano più, non bevono mai troppo e le follie sono solo un lontano ricordo. Si sono sposati, hanno avuto dei figli e vivono una vita triste e piatta senza nessuna emozione. Insomma, non hanno più niente di cui vergognarsi e si sono adeguati a questa società malata. Se trovare il proprio equilibrio significa questo, io micca voglio trovarlo il mio.

Vittorio Zanini

Olio di iperico: proprietà, usi, controindicazioni e come prepararlo


L’iperico, conosciuto anche come erba di San Giovanni, è una pianta perenne diffusa nel continente europeo, nella parte settentrionale dell’ Africa e in Asia Occidentale. Il fusto raggiunge dimensioni massime di circa 80 centimetri, mentre i fiori, riuniti in pannocchie, sono formati da cinque petali e contraddistinti da un intenso color giallo oro.

Il suo nome scientifico è Hypericum Perforatum, poiché le foglie, viste in controluce, sembrano bucherellate. In realtà quelli che sembrerebbero piccoli fori sono delle vescicole contenenti ipericina, il principale principio attivo dell’iperico.

I fiori di iperico si raccolgono in concomitanza col solstizio d’estate, quando il sole è allo zenit sull’Equatore, in posizione quasi perpendicolare sulla nostra testa. La pianta infatti raggiunge l’apice del suo periodo balsamico, vale a dire la massima concentrazione di principi attivi, il 24 giugno, giorno consacrato alla celebrazione di San Giovanni.

Da qui l’usanza di raccogliere l’iperico proprio nel giorno e soprattutto nella notte di San Giovanni, la cosiddetta notte delle streghe, in cui si raccoglievano le erbe nei campi e si praticavano tutta una serie di rituali a scopo propiziatorio. Proprio a quest’antica tradizione relativa alla sua raccolta, l’iperico deve l’appellativo popolare di erba di San Giovanni.

Cos’è l’olio di iperico

L’olio di iperico è un oleolita, vale a dire un unguento in cui i principi attivi della pianta vengono estratti attraverso la macerazione delle sue parti aeree in olio vegetale.

Generalmente per ottenere l’oleolito d’iperico si utilizzano i fiori, ma anche le foglie e i boccioli della pianta, macerati in olio extra vergine d’oliva o di girasole.

Questo unguento, dal caratteristico colore rosso acceso conferitogli dall’ipericina, è un preziosissimo rimedio naturale, vero e proprio toccasana nella cura di tutti i problemi della pelle, oltre ad espletare importanti proprietà antinfiammatorie e analgesiche.

Oltre all’ipericina, che appartiene alla famiglia dei naftodiantroni, l’olio di iperico contiene flavonoidi, tannini e floroglucinolici (iperforina). Gli straordinari benefici dell’olio di iperico, infatti, non derivano da un singolo principio attivo contenuto nella pianta, ma dall’azione sinergica del fitocomplesso nel suo insieme.

Olio di iperico, proprietà

Per uso esterno, l‘olio di iperico è estremamente efficace. Se massaggiato sulla zona interessata, ha proprietà:

cicatrizzanti
dermorigeneranti
lenitive
emollienti
antiossidanti
antirughe
antisettiche
purificanti
astringenti
antimicrobiche
antinfiammatorie
analgesiche

Olio di iperico, benefici

Per uso topico, trova impiego nel trattamento di tutte le affezioni e irritazioni delle pelle.

Cura le ustioni, le piaghe, le ferite, attenua le smagliature e le macchie della pelle, è un alleato insostituibile nel trattamento della psoriasi e della couperose. Favorisce la rigenerazione cellulare, contrasta l’invecchiamento cutaneo, svolge un’azione antinfiammatoria. Infine, l’olio di iperico è il più potente antirughe che esista in natura.

Può essere usato localmente con ottimi risultati in caso di:

ferite
scottature
ustioni
piaghe da decubito
eritemi
infiammazioni cutanee
psoriasi
macchie della pelle
cicatrici
smagliature
couperose
emorroidi
arrossamenti da pannolino
punture d’insetto
reumatismi
dolori muscolari e articolari

Olio di iperico, avvertenze e raccomandazioni

Per uso esterno, l’olio di iperico non presenta particolari controindicazioni, eccezion fatta per un’eventuale ipersensibilità ai principi attivi, primo fra tutti l’ipericina.

L’unica raccomandazione riguarda il divieto di esporsi alla luce solare o a fonti artificiali di radiazioni ultraviolette subito dopo l’utilizzo dell’olio di iperico. Questo prodotto infatti è altamente fotosensibilizzante, cioè tende ad amplificare gli effetti dei raggi solari sulla pelle, soprattutto nel caso di persone con carnagione chiara o con efelidi.

Olio di iperico, uso interno

L’olio di iperico può essere utilizzato anche per via interna. In questo caso, ha proprietà:

antidepressive
stabilizzanti dell’umore
ansiolitiche
antivirali
antiacide dell’apparato gastrointestinale
antinfiammatorie del cavo orale e delle vie aeree
lenitive della sindrome premestruale e dei dolori mestruali

Olio di iperico, antidepressivo naturale

L’olio d’iperico agisce impedendo la ricaptazione, ovvero il riassorbimento dei neurotrasmettitori serotonina, noradrenalina e dopamina, responsabili del buon umore e del benessere psichico. Inoltre, è in grado di modulare la produzione di melatonina, precursore della serotonina, ormone prodotto dal nostro organismo principalmente durante le ore notturne.

Soprattutto nei periodi di forte stress psicofisico o in concomitanza con i cambi di stagione, l’olio di iperico può costituire un ottimo tonico dell’umore.

Tuttavia, si raccomanda sempre di assumerlo dietro supervisione medica.

Olio di iperico, controindicazioni

L’olio di iperico, infatti, è un prodotto dall’azione estremamente potente, che in alcuni casi può avere ripercussioni negative sul nostro organismo. Può interagire con alcuni tipi di farmaci, potenziandone gli effetti o, al contrario, vanificandone l’azione. In particolare, il suo utilizzo è controindicato in caso di: 

gravidanza e allattamento
assunzione di anticoncezionali ormonali (pillola, cerotto, anello vaginale)
trattamento farmacologico con antidepressivi, anticancerogeni, anticoagulanti
Nel caso degli anticoncezionali , l’olio di iperico è in grado di vanificarne gli effetti, mentre i pazienti in cura con antidepressivi possono sperimentare un eccessivo aumento della serotonina in circolo, al punto andare incontro alla cosiddetta sindrome serotoninergica.

Questo disturbo è caratterizzato da un ampio spettro di sintomi tra cui mal di testa, allucinazioni, agitazione, confusione, tremori, contrazioni muscolari, brividi, tachicardia, sudorazione, nausea e diarrea.

Olio di iperico, come prepararlo in casa

La preparazione dell’oleolito di iperico è abbastanza semplice e alla portata di tutti.

Occorrono innanzitutto i fiori di iperico, ma si possono utilizzare anche i boccioli e le foglie, e un olio vegetale che funga da solvente.

La percentuale è di 1:5 cioè una parte di droga macerata nel corrispettivo in grammi di 5 parti di olio. Ad esempio, per 100 grammi di fiori occorrono 500 grammi di olio vegetale.

Nella preparazione dell’oleolito generalmente si utilizza l’olio di girasole o l’olio extravergine d’oliva, ma vanno bene anche altri tipi, come l’olio di mandorle o di mais.

I fiori vanno lavati e asciugati al sole. Quindi si versano in un barattolo, coprendoli completamente con l’olio.

Solitamente gli oleoliti si lasciano macerare all’ombra, o comunque evitando il contatto diretto con la luce solare. Quello di iperico invece è l’unico che richieda l’esposizione costante ai raggi del sole, per un periodo di circa 30 giorni, corrispondenti a un intero ciclo lunare.

Il recipiente non va chiuso ermeticamente, onde evitare che avvengano processi di fermentazione. Si consiglia di porre una garza sulla sommità del barattolo, ricoprendola col coperchio soltanto appoggiato e non avvitato.

Già dopo qualche giorno si noterà il caratteristico colore rosso, conferito dall’ipericina contenuta nei fiori. Al termine della preparazione, si può filtrare l’unguento.

Si consiglia di filtrarlo 2 volte: la prima volta con un colino, per eliminare le impurità più grandi. Il secondo filtraggio andrà invece effettuato servendosi di una garza o al limite anche di una calza in nylon.

A questo punto, il nostro oleolito di iperico è pronto. Questo fantastico rimedio naturale va conservato in barattoli di vetro scuro, in un luogo asciutto e al riparo da fonti di calore.

Iperico, curiosità

Secondo la leggenda, la pianta dell’iperico sarebbe nata dal sangue di Prometeo, l’eroe greco simbolo di ribellione all’autorità e di libertà contro il potere, punito per aver rubato il fuoco agli Dei per donarlo agli uomini.

Il suo castigo consisteva nell’essere legato a una rupe presso cui ogni giorno un’aquila gigantesca gli faceva visita per mangiargli il fegato. Ogni notte, infatti, il fegato dell’eroe cresceva di nuovo.

La storia dell’iperico è legata a quella dei Templari. Questi cavalieri infatti furono i primi a scoprire, nel XII secolo, le proprietà antidepressive di questa pianta. Si accorsero che, oltre ad essere utile per cicatrizzare le ferite e curare le ustioni, l’iperico riusciva a sollevare l’umore dei soldati feriti in battaglia e immobilizzati a letto per lunghi periodi.

Nel linguaggio comune, l’iperico è chiamato anche scacciadiavoli, poiché si riteneva che questa pianta avesse il potere di allontanare gli spiriti maligni. Proprio in virtù di questa funzione apotropaica, spesso veniva posta sopra le immagini sacre, e da quest’antica usanza la pianta trae il suo stesso nome.

La parola iperico infatti, deriva dall ‘unione di due parole greche: hyper, cioè sopra e eikon, che significa immagine.

L’olio di iperico è chiamato anche “l’olio della casalinga”, perché è il rimedio più comune per trattare la pelle secca e screpolata delle mani.

di Angela Petrella

Fonte: greenme.it

31/08/19

Gli egoisti, Vittorio Zanini


Gli egoisti mi hanno insegnato ad essere generoso, vivendo accanto a spilorci che non fanno altro che accumulare ricchezze, ho imparato a scialacquare tutto quello che possiedo. Alcune persone hanno messo assieme talmente tanta roba in una sola vita che sembra umanamente impossibile, forse pensano di vivere in eterno, oppure hanno intenzione di portarsi tutto nella tomba come facevano i faraoni egiziani. Io quando ho un po di denaro lo spendo, me lo godo spudoratamente e comincio a preoccuparmi come farne altro solo quando l'ho finito. I soldi possono darti la libertà o togliertela, se ti accontenti te la danno altrimenti ti rendono loro schiavo.

Vittorio Zanini

23/08/19

Non colgo mai i fiori, Vittorio Zanini

Incontrate una persona libera, ve ne innamorate, la legate a voi e dopo un po vi ci allontanate perchè è cambiata. E' cambiata perchè gli avete tolto la libertà. Ve ne siete impossessati e avete cercato di cambiarla ma voi l'amavate com'era. Non colgo mai i fiori per non doverli vedere appassire.
Vittorio Zanini

22/08/19

Amanita muscaria, l’allucinogeno degli sciamani siberiani


L’ovolo malefico (Amanita muscaria) non è soltanto uno dei funghi velenosi più riconoscibili nelle foreste temperate dell’ emisfero settentrionale, è l’incarnazione stessa dell’idea del fungo velenoso. Questo fungo cosmopolita è noto da millenni per le sue proprietà psicoattive ed è entrato a far parte della cultura popolare di molte regioni del mondo.

La prima traccia letteraria dell’ Amanita muscaria risale al De vegetabilibus di Alberto Magno, testo in cui l’ ovolo malefico viene descritto come un efficace insetticida se polverizzato e mescolato con il latte: un componente del fungo sembra infatti attrarre gli insetti, specialmente le mosche.

Amanita muscaria e sciamanesimo

Per via dei suoi composti allucinogeni l’ Amanita muscaria ha avuto in passato un vasto impiego cerimoniale e religioso. Nelle regioni occidentali della Siberia, questo fungo era impiegato esclusivamente dagli sciamani per raggiungere lo stato di trance in combinazione con danze e musiche ritmiche.

Nelle zone orientali, invece, l’ Amanita muscaria era assunta anche dalla gente comune e per scopi ricreativi, di solito bevendo l’ urina espulsa da uno sciamano sotto l’effetto del fungo: dopo circa 1 ora dall’ingestione, l’espulsione di urina contribuisce ad eliminare buona parte dei composti tossici non metabolizzati e a mitigare gli effetti collaterali, come la forte sudorazione e le convulsioni.

Sembra che l’ovolo malefico sia stato utilizzato con scopi rituali e ricreativi anche tra i Sami (Finlandia), i Parachi (Afghanistan) e in diverse tribù native americane come gli Ojibwa. E’ inoltre possibile che la bevanda rituale indiana chiamata Soma o Haoma, citata nel Rigveda qualche millennio fa, fosse realizzata impiegando l’ Amanita muscaria come ingrediente principale.




Il ciclo vitale dell’ Amanita muscaria


L’ovolo malefico è un fungo di grandi dimensioni che emerge inizialmente dal terreno sotto forma di ovulo biancastro; man mano che si sviluppa, il cappello assume una colorazione intensa e viene gradualmente ricoperto da verruche bianche o giallastre di forma piramidale, espandendosi verso l’esterno fino a raggiungere una forma di disco quasi piatto negli esemplari più maturi.
l cappello di un ovolo malefico adulto varia da 8 a 20 centimetri di diametro, anche se non sono rari esemplari più grandi.

Per quanto l’ Amanita muscaria sia facilmente riconoscibile grazie al suo caratteristico cappello rosso, esistono in realtà almeno tre sottospecie che mostrano un piccolo grado di variabilità nella colorazione: le sottospecie americane, per quanto identiche nell’aspetto a quelle eurasiatiche, possono assumere colori che vanno dal rossastro al giallo chiaro o arancio.
L’ Amanita muscaria ha un rapporto simbiotico con il pino, l’abete, il cedro e la betulla e sfrutta spesso i semi di questi alberi per diffondere le proprie spore. Questo metodo di diffusione ha contribuito in tempi recenti alla colonizzazione dell’emisfero meridionale del pianeta dopo l’introduzione di alberi non nativi; in Nuova Zelanda, Australia e Tasmania il fungo si è adattato così bene da formare una nuova simbiosi, mai vista in passato, con i faggi del genere Nothofagus.




Sostanze tossiche dell’Amanita muscaria


L’ Amanita muscaria contiene una discreta gamma di sostanze neuroattive come acido ibotenico, muscimolo e muscazone, composti che possono provocare l’insorgenza di quella che viene definita sindrome panterinica: disturbi gastrointestinali, formicolii diffusi, convulsioni, delirio, allucinazioni visive e olfattive, difficoltà a distinguere realtà da fantasia.

Queste sostanze non sono distribuite uniformemente nel corpo del fungo, ma tendono a concentrarsi “a macchie” all’interno del cappello: assumere un frammento di Amanita potrebbe far ingerire un mix concentrato di tossine o una dose diluita di sostanze psicoattive.

Una dose di 6 grammi di muscimolo o di 30-60 grammi di acido ibotenico è sufficiente a causare effetti psicoattivi in un adulto. Ogni singolo esemplare di Amanita muscaria contiene sia la dose attiva di muscimolo sia quella di acido ibotenico e la concentrazione di queste sostanze può aumentare anche di 10 volte durante la primavera o l’estate.


Dose letale difficile da determinare

La dose letale di Amanita muscaria corrisponde a circa 15 funghi adulti. La bollitura in acqua può contribuire a rimuovere parte delle tossine idrosolubili (senza tuttavia eliminarle completamente), mentre l’ essiccazione sembra aumentare la potenza dato che tende a facilitare la trasformazione dell’acibo ibotenico nel più potente muscimolo.

Definire con esattezza una dose letale o psicoattiva non è però semplice: l’ Amanita muscaria è nota per la sua imprevedibilità e gli effetti collaterali possono variare enormemente in base all’individuo che l’assume.

I sintomi da avvelenamento appaiono generalmente dopo 30-90 minuti e raggiungono il picco dopo circa tre ore, ma alcuni degli effetti possono durare anche diversi giorni dipendentemente dalla dose ingerita.

L’avvelenamento da Amanita muscaria veniva trattato nell’antichità con l’utilizzo di carbone o carboni attivi entro le 4 ore dall’ingestione, oppure inducendo il vomito a breve distanza dall’assunzione del fungo.

Purtroppo non esiste alcun antidoto per le tossine dell’ovolo malefico, ma in tempi moderni è possibile trattare con successo un paziente intossicato; pare inoltre che non esista alcuna documentazione medica negli ultimi 100 anni che possa testimoniare con certezza la morte di un essere umano a seguito dell’ingestione di grandi quantità di questo fungo.

Fonte:vitantca.net

Quando mi viene a mancare qualcosa, Vittorio Zanini


Quando mi viene a mancare qualcosa, che sia una persona, un oggetto o un'abitudine, prima di cominciare a dispiacermene mi faccio una domanda: "era indispensabile per la mia vita?" e la risposta che mi do è sempre la stessa: "no, posso tranquillamente farne a meno!"

Vittorio Zanini

Quasi tutto quello che è nuovo mi disgusta, Vittorio Zanini

Col passare degli anni i miei gusti non sono molto cambiati: ne ho cinquanta e continuo a leggere i libri che leggevo quando ne avevo sedici. Quasi tutto quello che è nuovo mi disgusta. Penso che l'umanità non si sia evoluta molto negli ultimi decenni.
Vittorio Zanini

Io non ho amici, Vittorio Zanini


In questa società anche l'amicizia diventa un obbligo con regole prestabilite. Io non ho amici, conosco persone con le quali faccio un pezzetto di strada.

Vittorio Zanini

21/08/19

Kefir d'acqua

Il kefir d'acqua è una bevanda leggermente alcolica, ottenuta dalla fermentazione dei grani di kefir. Fra gli ingredienti dovrà sempre essere presente una percentuale dal 3 al 10% di zucchero e tanti altri ingredienti che possono variare a seconda delle ricette e dei gusti personali: limone, succo d'uva, succhi di frutta, frutta secca, malto, foglie fresche di menta ed erbe aromatiche come finocchiocumino o anice e perfino il miele o le radici di zenzero.
La bevanda ottenuta è molto dissetante e ricca di vitaminemineralifermenti lattici e probiotici. Per la fermentazione del kefir d'acqua si possono utilizzare i granuli per la fermentazione del kefir di latte; l'adattamento dei granuli richiederà alcuni giorni, due o tre fermentazioni il cui prodotto andrà scartato. Una volta avvenuto l'adattamento, i granuli di kefir tenderanno a scolorirsi fino a diventare trasparenti. Le fermentazioni devono avvenire in acqua e zucchero senza l'aggiunta di nessun altro ingrediente.
I granuli, una volta adattati all'acqua, non potranno più essere utilizzati per la fermentazione del latte: l'adattamento è irreversibile, perché nel kefir di latte vi sono circa trenta specie diverse di fermenti, nell'adattamento metà delle specie, quelle che fermentano il lattosio, muoiono. Il kefir d'acqua infatti comprende circa quindici specie di fermenti che riescono a digerire altri tipi di zuccheri, ma non il lattosio. Il kefir di latte quindi è molto più ricco in probiotici di quello d'acqua.
Il kefir d'acqua presenta abitualmente una quantità di alcol fra lo 0,2% e 1%. La quantità di alcol dipende dal tipo e dalla percentuale di zuccheri aggiunti, dal tempo di fermentazione e dalla quantità d'aria disponibile; in condizioni di anaerobiosi (senz'aria, quindi con il contenitore quasi pieno di liquido) prevalgono fermentazioni alcoliche e si otterrà una bevanda più alcolica. Il processo di fermentazione del Kefir produce CO2; per evitare rischi di rottura dovuti all'aumentata pressione interna, i contenitori in cui avviene la fermentazione non vengono sigillati ermeticamente.
Per la preparazione del kefir d'acqua occorrono tre ingredienti:
  • acqua;
  • grani di kefir d'acqua;
  • zucchero.
Inoltre occorrono:
  • barattolo;
  • bottiglia di vetro;
  • imbuto con filtro (in plastica o acciaio inossidabile);
  • cucchiaio (in plastica o acciaio inossidabile);
  • bilancia.
La quantità di zucchero da usare: la soluzione zuccherina può essere preparata aggiungendo dal 2,5% al 10% di zucchero rispetto al peso dell'acqua, in base ai gusti soggettivi.
I grani di kefir da usare: dal 7% al 10% della soluzione zuccherina usata.
Altri ingredienti: durante la fermentazione è anche possibile aggiungere della frutta (fresca e secca), purché ben lavata ed esente da impurità che potrebbero intossicare i grani di kefir. La frutta può essere aggiunta anche dopo la fermentazione, quando i grani sono stati separati dal liquido.
In un barattolo di vetro viene sciolto lo zucchero nell'acqua e, solo successivamente, vengono aggiunti i grani di kefir d'acqua. Il barattolo viene coperto con un fazzoletto di tessuto, quindi riposto in ambiente buio e fresco. La fermentazione può durare 24-48 ore. Al termine della fermentazione, i grani vengono separati dal liquido fermentato usando un imbuto con filtro o un colino e vengono usati per la preparazione di altro kefir d'acqua. Il kefir d'acqua, invece, trasferito in una bottiglia, può essere consumato da questo momento in poi, eventualmente aggiungendo frutta o succhi a piacere.
Ad ogni fermentazione, la quantità di grani aumenta. Inizialmente si potrà preparare una dose minore di kefir d'acqua, tuttavia periodicamente sarà necessario eliminare i grani in eccesso, che possono essere donati a conoscenti od essiccati a temperatura ambiente e conservati fino a un anno, chiusi in un barattolo.

Note

Voci correlate

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