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15/07/19

Sull'Arte, Vittorio Zanini


L'arte non si vende, si regala! Il denaro è un limite alla creatività: i compromessi che si devono fare per adeguarsi ad un mondo sempre più piatto e a critici idioti interessati solo ad arricchirsi, limitano l'artista e rendono le sue opere lo specchio di una società decadente. I veri artisti muoiono poveri.

Vittorio Zanini

Illustrazione: Banksy artist

04/12/15

La prog-art


Fondamentalmente, l’arte progressista è un’arte incomprensibile. Quest’arte incomprensibile, che non ha letteralmente senso, nasce con Picasso: il noto artista spagnolo che, sognando di inventare un tipo di arte totale, ha inventato l’arte del totale nulla; e sognando di arrivare a dipingere come un bambino, è arrivato a dipingere come un fesso.
   
Il Progresso ama l’arte. Questa è una cosa che ci sentiamo di dichiarare con certezza quasi assoluta. Non si spiegherebbe, altrimenti, il completo trionfo del pensiero progressista in questo settore. La radicale affermazione delle sue folli idee nel campo della rappresentazione artistica.
L’arte progressista è, ovviamente, un’arte assurda. Premettiamo fin da subito che per comprendere questo discorso è necessaria una grande agilità di spirito da parte del lettore nel caso in cui voglia seriamente liberarsi dalla cappa irrespirabile in cui si ritrova a campare. Il mondo dell’arte è emblematico in questo senso, perché l’arte ha sempre avuto, a differenza di altri ambiti della cultura, una nozione sfuggente. Nozione sfuggente, sì: ma non tanto vaga da annullarsi. Solo un’ideologia poteva riuscirci. Solo il progressismo è riuscito ad annullare l’arte, e attraverso un trabocchetto velenoso.
Fondamentalmente, l’arte progressista è un’arte incomprensibile. Questa arte incomprensibile, che non ha letteralmente senso, nasce con Picasso: il noto artista spagnolo che, sognando di inventare un tipo di arte totale, ha inventato l’arte del totale nulla; e sognando di arrivare a dipingere come un bambino, è arrivato a dipingere come un fesso.

Poi, da questa fondamentale origine, si sono fatti largo tutta una serie di movimenti avanguardistici secondari, fondati da artisti di dubbio talento, che hanno progressivamente eroso la necessità (sempre avvertita come una sorta di prerequisito) di possedere un minimo di abilità naturale e tecnica per poter esercitare il mestiere. Fino ad arrivare agli sgorbi innaturali di oggi, e alle idiozie ideali che possiamo contemplare nei musei di arte contemporanea.
Dicevamo che il Progresso è profondamente affascinato da questo tipo di arte. Tuttavia, come si è intuito, non l’ha inventata lui. Lui ne è un semplice ammiratore; e come un pantalone la finanzia, c’investe, sia culturalmente che economicamente. Potremmo dire che se ne è appropriato. E infatti nessun grido si alza di fronte all’ingiustificata bruttezza di un dipinto a tinta blu, che oltre al colore blu, e alla cornice che lo delimita, non rappresenta altro. Non che sia orrendo, per carità: ma è comunque privo d’una giustificazione razionale. Però ai progressisti piace molto. E dunque nessuno s’azzarda a metterla in discussione, quest’arte dei concetti e non delle figure, quest’arte delle idee prezzolate, che ha ucciso per sempre l’autentica arte che nobilita l’uomo in tutto l’universo; nessuno s’azzarda a criticarla sotto pena di espulsione dall’olimpo delle persone colte. Una delle pene convenzionali preferite dal tiranno progressista è infatti il discredito sociale generalizzato. Essendo una tirannia che si impone attraverso il conformismo, contestarla non implica, per castigo, vessazioni corporali particolari, ma solo la ripulsa unanime dei suoi luogotenenti (pardón: volevamo dire “intellettuali”) fino a giungere al linciaggio verbale del popolo cialtrone (pardón: intendevamo riferirci alla “cittadinanza”).

A chi scappa una parola fuori posto su una performance artistica che non ha alcun senso, incluso estetico, può capitare, in particolare, d’incorrere in due distinti flagelli: l’indifferenza o il biasimo. Nell’ambito artistico, diversamente da ciò che accade nell’espressione linguistica (dove rifiutarsi di parlare correttamente in determinati contesti può configurare addirittura un reato), si preferisce utilizzare il primo rimedio. Che in effetti è molto più utile del secondo: perché il secondo, comunque, una certa visibilità al trasgressore gliela concede. L’indifferenza no. L’indifferenza è un autentico potere di emarginazione intellettuale, di abbassamento del volume del microfono, preziosissimo nell’epoca in cui si trova ad operare il neonazismo progressista, epoca di tsunami informativi poderosissimi che riuscirebbero a nascondere qualsiasi notizia fondamentale schiacciandola sotto una montagna di chiacchiericcio e corbellerie. E sono proprio il chiacchiericcio e corbellerie gli strumenti che utilizza il tiranno progressista per sommergere l’opinione di un critico che, fra i pochi, chiarisce una volta per tutte che la Prog-Art è una coglionata: questa opinione viene buttata a terra come un pezzo di carta, e una volta a terra sommersa da una valanga di opinioni contrarie più o meno concordanti fra di loro.

Tutto ciò è possibile attraverso il concetto distorto di uguaglianza che si è imposto al giorno d’oggi, quel concetto distorto secondo il quale tutte le opinioni valgono allo stesso modo e, quindi, basta una quantità di opinioni sciocche ad azzittire una singola opinione sensata (che poi è il caso che più si verifica, data la numerica sproporzione fra persone istruite e persone non istruite).  E così anche a noi risulterà difficile affermare l’ovvio: ossia che l’arte vera è morta, schiattata di modernità, e non c’è modo per poterla rianimare. Che è come dire 2+2=4.

DI MICHELE SPINA - 4 DICEMBRE 2015

Fonte:http://www.lintellettualedissidente.it/

17/04/15

L'artista che crea case per i senzatetto

Con semplici materiali di scarto, Greg Kloehn realizza abitazioni che dona a chi vive ai margini della società


Greg Kloehn è un artista californiano. Il modo in cui il suo talento si esprime non costituisce però un esempio classico di manifestazione artistica, quale potrebbe essere il modellare sculture o realizzare dipinti.
Greg infatti costruisce case a partire da materiali di scarto come cassonetti, pezzi di compensato o di laminato, lavorandoli in modo tale da creare abitazioni con dimensioni di poco superiori a quelle di una macchina.
La sua capacità di produrre ambienti non solo funzionali ma anche esteticamente gradevoli si è spinta a tal punto da creare quella che i critici considerano la sua opera migliore: una casa in miniatura rifinita nei minimi dettagli.
La riproduzione dell'abitazione è fedele a una tipica casa in stile vittoriano, comune soprattutto nella baia di San Francisco, completa di torretta, finestre a golfo e di colonnine che adornano la porta d’ingresso. Il tutto in soli due metri di lunghezza per sei di altezza.
In molti considererebbero uno spazio così ridotto invivibile, ma per alcune persone l’opera di Kloehn rappresenta molto più di una semplice opera d’arte. È il luogo in cui, grazie alla generosità di questo artista, chi non ha dimora può finalmente sentirsi a casa.
Dopo aver presentato le sue costruzioni alla mostra Refuge in Refuse presso il centro culturale Somarts di San Francisco, Kloehn ha donato la sua mini-casa vittoriana a una coppia di giovani statunitensi.
Dee e Brian hanno entrambi meno di trent’anni e sono residenti nella città di Oakland, in California. Prima che l’artista offrisse loro un posto dove vivere, stavano affrontando la prospettiva di una gravidanza senza un tetto sopra la testa.
Quando alla ragazza è stata persino diagnosticata la leucemia - in seguito a problemi nella coagulazione del sangue emersi durante il parto - Brian ha deciso di trasferire la famiglia altrove, nella speranza di trovare per sé e per la propria compagna una casa adeguata.
Dovendo però lasciare la casa che era precedentemente stata donata loro, la coppia ha scelto di cederla a un clochard che, insieme a circa altri 130mila senzatetto, vagava tra le strade di San Francisco e che ora, grazie al loro gesto, ha l’opportunità di vivere la sua fetta di normalità.
“Tutto accade per un motivo, e noi non avremmo potuto incontrare Greg in un momento di maggiore difficoltà”, ha commentato Dee commossa.
L'artista Greg Kloehn ha iniziato a cimentarsi nella progettazione delle case in miniatura nel 2009 quando, traendo ispirazione dall’idea stessa di sopravvivenza legata alla vita di un senzatetto, ha cominciato a chiedersi come progettare strutture in grado di adattarsi a un’esistenza così precaria.
“Non ho potuto fare a meno di rimanere colpito dallo stile di vita dei senzatetto: in che modo vengono trattati, come fanno ad andare avanti e quali sono i luoghi che considerano casa”, ha spiegato ad Al Jazeera America.
Oltre a Dee e Brian, sono state molte altre le famiglie a ricevere in dono una “casa Kloehn”: tra questi c’è Sheila Williams, nativa americana di 54 anni, di cui 35 vissuti senza una fissa dimora.
Sapendo dell’impegno dell’artista a favore dei senzatetto, gli chiese aiuto per trovare un rifugio qualunque, anche una tenda, per lei e suo marito Oscar. Il giorno seguente, Greg si ripresentò con qualcosa di più di una sistemazione provvisoria, consegnando ai coniugi Williams le chiavi di un’abitazione in miniatura insieme a una bottiglia di champagne.
Da allora a Wood Street, una strada a ridosso della freeway di San Francisco, in un ambiente apparentemente desolante dove il tempo viene scandito dallo sfrecciare dei fuoristrada, Sheila e Oscar hanno trovato un luogo che possono chiamare casa.
Dopo quasi dieci anni, Sheila è considerata un punto di riferimento per tutti gli abitanti della zona, anch'essi in possesso di una casa progettata dall’artista californiano: è lei a tenere sotto controllo le condizioni igieniche dell'area e si preoccupa di mantenere buoni i rapporti con la polizia locale.
Secondo il rapporto 2014 dello US Department of Housing and Urban Development, sarebbero quasi 580mila i senzatetto presenti negli Stati Uniti, di cui solo il 20 per cento residente in California, la più alta percentuale a livello nazionale.
A fronte del numero dei gruppi di persone senza dimora, le opere di Greg Kloehn possono essere considerate un piccolo miracolo, che ha convertito una forma di espressione artistica in un vero e proprio esperimento di solidarietà sociale, offrendo una speranza concreta a chi ha sempre vissuto ai margini della società.


di Jessica Cimino