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30/07/21
Kombucha: cos'è, benefici e come prepararlo
Il Kombucha è una bevanda fermentata parente di birra, vino, kefir d’acqua, kvas e tepache – ma anche di tanti altri alimenti fermentati come yogurt, kefir, kimchi, crauti e tempeh – ricchissima di proprietà benefiche per il nostro organismo. Il Kombucha è infatti un importante alimento ricco di batteri “amici”, antiossidanti, polifenoli e vitamine del gruppo B. È inoltre un ottimo alleato nella depurazione di fegato e sangue e ideale per rafforzare il sistema immunitario.
La preparazione del Kombucha consiste nel far fermentare tè zuccherato con una particolare coltura di lieviti e batteri nominata SCOBY.
Questa bevanda fermentata al tè ha una lunghissima tradizione alle spalle, viene infatti bevuta da oltre duemila anni in Oriente, e oggi è diventata famosa anche in Occidente in quanto ricchissima di benefici e proprietà diventando una bevanda ricercatissima in molte nazioni.
Negli Stati Uniti il Kombucha è ormai diffusissimo e pian piano sta facendosi largo anche in Europa (Inghilterra in primis) e in Italia.
COS’È IL KOMBUCHA?
Iniziamo la nostra mini-guida spiegando cos’è il Kombucha. Si tratta una “bevanda viva” a base di tè, leggermente frizzante, con pochi zuccheri e ricca di proprietà benefiche che si ottiene dalla fermentazione di tè zuccherato attraverso lo SCOBY, una particolare coltura di batteri e lieviti nostri amici. Viene annoverato tra i cibi alleati del nostro organismo come una bevanda funzionale proprio grazie ai suoi tantissimi benefici.
Il Kombucha è infatti una ricca di batteri in grado di rafforzare la nostra flora intestinale, antibatterica, antiossidante, energizzante, depurativa e alcuni sostengono addirittura che migliori l’umore.
Attenzione a non confonderlo con il Konbucha però. In molti fanno l’errore di confondere il kombucha con il Konbucha che invece è un’alga marina – di nome Konbu – che viene spesso utilizzata come tè o in cucina.
Viene inoltre chiamata in tante maniere diverse, spesso improprie. Molti infatti utilizzano in maniera errata il termine “kambucha”, oppure “fungo di kombucha” o “fungo del tè”.
BEVANDA FERMENTATA A BASE DI TÈ CHIAMATA ELISIR DI LUNGA VITA
Noto anche come Kombucha Tea o Tè Fermentato, il Kombucha si ottiene dalla fermentazione del tè zuccherato – indistintamente dalla tipologia: può essere preparato infatti con tè verde, tè nero, tè bianco e persino con il mate o nella sua variante kombucha di caffè – attraverso una coltura di lieviti e batteri chiamata SCOBY, acronimo di Symbiotic Culture of Bacteria and Yeast (Coltura simbiotica di batteri e lieviti).
Esattamente come per birra e vino i lieviti contenuti nello SCOBY consumano lo zucchero che viene aggiunto al tè producendo anidride carbonica e alcol, in una percentuale minima, solitamente inferiore allo 1%.
I cibi fermentati e le bevande fermentate sono generalmente note per le proprie proprietà benefiche, ma perché? Il processo di fermentazione esiste da quanto esiste la vita sulla terra, si tratta dello stesso processo che l’ecosistema in cui viviamo utilizza per “digerire” – trasformare – materia organica complessa in singole molecole. Per capire quanto i cibi e le bevande fermentate come il Kombucha siano utili al nostro organismo, basta pensare a milioni di microrganismi che svolgono al posto nostro il faticoso compito di digerire, rompendo legami chimi complessi tra le molecole, in legami semplici e liberando vitamine, minerali e altri nutrienti.
CHE SAPORE HA IL KOMBUCHA?
Uno degli aspetti che maggiormente incuriosisce le persone che si avvicinano a questo mondo è di certo il sapore del kombucha. Una premessa importante da fare è che nonostante si tratti di un tè fermentato, non ha il sapore del tè, o perlomeno non è il sapore predominante.
Il kombucha ha un sapore frizzantino, leggermente acidulo, ma mai sgradevole. Nelle varianti non troppo aromatizzate ricordano il sidro di mele, ad alcuni persino il prosecco e lo champagne.
Il sapore del Kombucha cambia molto a seconda dei giorni di fermentazione, del tipo di tè utilizzato e dalle aromatizzazioni. Normalmente è una bevanda piacevole al gusto, rinfrescante che si presta anche come ingrediente di cocktail alcolici e analcolici.
UN PIZZICO DI STORIA
Quando si sente parlare di Kombucha può sembrare alla maggiorate delle persone che si tratti di una nuova bevanda super genuina comparsa chissà come e chissà da dove. Non è così.
Il Kombucha ha una storia millenaria e un po’ misteriosa composta da miti e storie che si intrecciano tra loro e che non chiariscono definitivamente dove e quando se ne sia bevuto il primo sorso. Abbiamo raccolto alcune delle testimonianze più note per fare un po’ di chiarezza a riguardo della storia e delle origini del Tè Kombucha.
La storia dell’imperatore Qin Chi Huangdi
Qin Chi Huangdi fu il primo imperatore della Cina unificata dal 247 al 221 A.C. Durante la vecchiaia Qin Chi iniziò ad essere ossessionato dal pensiero dell’immortalità al punto di affidarsi a un alchimista che preparò per lui una bevanda, nominata “elisir di lunga vita”: il kombucha. Qin Chi morì dopo diversi anni di passione per il Kombucha, dopo aver ingerito delle pillole contenenti mercurio, nella speranza che lo rendessero immortale.
Il mito del Dr. Kombu e dell’imperatore giapponese
Si racconta che durante il quinto secolo avanti Cristo, un dottore Koreano di nome Kombu-ha-chimu-kami-ki-mu, meglio noto come Dr. Kombu, fu chiamato dall’imperatore giapponese, ormai prossimo alla morte per essere guarito. Dr. Kombu preparò un elisir per l’imperatore che improvvisamente guarì. Venne così celebrata e festeggiata l’incredibile potenza del tè – in cinese “cha” – del Dott. Kombu. Da qui Kombu-Cha.
La bevanda portentosa dei Samurai Giapponesi
Si narra che il Kombucha fu utilizzato per la prima volta durante il decimo secolo avanti Cristo dai Samurai Giapponesi e che lo bevessero prima di ogni battaglia o combattimento poiché in grado di renderli più forti e astuti.
SCOBY: IL “FUNGO” DEL KOMBUCHA
Una delle imprecisioni più diffuse è legata al fungo del kombucha. In molti confondono lo SCOBY – symbiotic colture of bacteria and yeast – con un fungo che vive nel kombucha e che lo rende la bevanda che è. Chiariamolo una volta per tutte, lo SCOBY non è un fungo, ma come dice l’acronimo stesso, una coltura di batteri e lieviti che vivono tra loro in maniera simbiotica.
Lo SCOBY – quello che alcuni si ostinano a chiamare fungo miracoloso del kombucha – si presenta come un dischetto gelatinoso che galleggia sulla superficie del liquido e che viene alimentato dagli zuccheri aggiunti al tè e dai tannini che le foglie di tè contengono naturalmente.
Si tratta di un’insieme di micro-organismi vivi che sono i veri protagonisti della trasformazione del tè zuccherato in Kombucha. Lo SCOBY è quindi l’ingrediente – se così può essere definito – più importante nella preparazione del Kombucha. Va trattato con cura, coccolato e ben alimentato affinché cresca e si riproduca. Può anche essere conservato in frigo quando lo si vuole mettere a riposo.
KOMBUCHA: BENEFICI E PROPRIETÀ
Leggendo questa mini-guida avrai orami ben chiaro che esistano davvero tanti benefici e proprietà del Kombucha e che questa bevanda fermentata sia un vero e proprio alleato del nostro organismo. In questo paragrafo della nostra guida vogliamo approfondire proprio le proprietà e i benefici del kombucha. Iniziamo subito.
In una recente intervista su Wired al Professor Cavalieri, docente di Microbiologia all’Università di Firenze, è emerso come gli studi su questa bevanda, seppur non ancora tantissimi, rivelino una serie di proprietà del kombucha e benefici provati scientificamente.
Le tre principali proprietà del kombucha sono:
antiossidante, legata alle sostanze contenute nel tè, come i polifenoli
antibatterica, grazie alla presenza dei batteri che contrastano e proteggono la bevanda da patogeni esterni
antifungina
Il Dott. Cavalieri sottolinea nell’intervista come di certo non stiamo parlando di un farmaco – e questo è un concetto che anche noi teniamo a evidenziare – ma le prove scientifiche sono abbastanza robuste per affermare che i suoi effetti esistano.
Queste proprietà del kombucha vengono inoltre confermate da altri studi effettuati in vitreo e su animali che annoverano altri benefici a questa squisita bevanda a base di tè fermentato.
Aiuta fegato e apparato gastro-intestinale nel loro lavoro quotidiano
Rinforza il sistema immunitario
Ottimo per depurare l’organismo e disintossicare il fegato
Inibisce l’avanzamento delle cellule cancerose
Ideale contro i problemi cardiovascolari
Ad oggi – data il recente interesse nei confronti di questo drink – non esistono ancora studi scientifici effettuati sull’uomo, ma quelli sopracitati effettuati su animali e in vitreo lasciano ben sperare.
ALTRE PROPRIETÀ
Oltre ai benefici del kombucha già citati e comprovati da studi scientifici, esistono centinaia di articoli che elencano altre virtù di questa bevanda.
Combatte il reflusso gastrico
Ottimo contro l’Acne
Ansiolitico naturale
Buono per chi soffre di colite
Migliora l’umore ed è consigliato per chi è affetto da depressione
Aiuta a sgonfiarsi
Combatte l’hangover
Ideale contro il mal di testa
Ottimo per chi soffre di ipertensione
D’aiuto per l’ipoglicemia per chi soffre di diabete
Migliora la digestione
Alleato di tutte le donne durante la sindrome premestruale
D’aiuto contro i reumatismi
CONTROINDICAZIONI DEL KOMBUCHA E FALSI MITI
Sulle controindicazioni del Kombucha, i rischi e gli effetti nocivi in rete si trovano alcuni articoli che non citano alcuna fonte scientifica e che spesso si contraddicono tra loro. Di recente ad esempio ne sono comparsi alcuni sulla tossicità del kombucha e pericoli vari.
Abbiamo ripreso l’intervento del Dott. Cavalieri a Wired del giugno 2018 per sfatare alcuni miti sulla pericolosità del tè kombucha e le controindicazioni. Cavalieri dice che per quanto concerne gli effetti avversi nella letteratura scientifica esistono solo un paio di casi trattati in pubblicazioni su riviste non particolarmente autorevoli. A suo avviso
“questi studi non sono sufficienti a dimostrare una specifica pericolosità, perché si parla di effetti collaterali che possono avere una serie di concause e non è detto siano correlati al consumo di kombucha. … Sulla base di quel che è stato documentato, non si può certo affermare che la kombucha sia pericolosa, proprio come non sono pericolosi il vino, la birra o i vaccini”.
Dott. Duccio Cavalieri, professore di microbiologia all’università di Firenze – Intervista a Wired
KOMBUCHA E ZUCCHERO
In molti – e tra queste anche testate giornalistiche abbastanza note – sostengono che il quantitativo di zucchero nel kombucha sia troppo elevato e quindi nocivo per la nostra salute. Questa affermazione è decisamente imprecisa. È vero che il kombucha contiene zucchero, ma in piccole quantità (ad esempio i nostri kombucha contengono solo 4 gr per 100 ml di prodotto). Non più del 90% dei soft drink che spesso si è abituati a consumare.
Inoltre è possibile abbattere ulteriormente la quantità di zucchero nel kombucha, lasciandolo fermentare più a lungo. I batteri consumeranno durante la fermentazione lo zucchero, trasformandolo in acido acetico.
KOMBUCHA E ALCOOL
Un’altra affermazione imprecisa su questa bevanda è relativa al rapporto tra kombucha e alcool. Questo tè fermentato è infatti una bevanda analcolica: ossia contiene meno dell’1,2% di alcool. Si tratta quindi di una quantità minima che non ha effetti collaterali sul nostro organismo. Avendo il kombucha alcool – anche se in minima parte – se ne sconsiglia il consumo per donne incinta.
EFFETTI COLLATERALI DEL KOMBUCHA
Ad oggi non sembrano esistere effetti collaterali nel kombucha. Trattandosi però spesso di una bevanda fermentata in casa, è sempre bene attenersi a tutte le buone pratiche igieniche e di conservazione atte al produrre un prodotto con standard qualitativi alti e soprattutto non pericoloso per la nostra salute. Così come fareste per la preparazione casalinga di qualsiasi ricetta o cibo.
PREPARAZIONE DEL KOMBUCHA E RICETTA
La mini-guida sul Kombucha Tea arriva finalmente a parlare della preparazione del Kombucha e della ricetta per prepararne uno in casa senza particolari problemi. Abbiamo così voluto rispondere alle tante persone che ci scrivono con domande tipo “come si prepara il kombucha?“, “come si conserva?” o addirittura “come coltivare kombucha”
I kombucha brewer definiscono la produzione di kombucha BATCH. Da ora in avanti troverai spesso questo termine.
Sei pronto/a a diventare un kombucha brewer?
INGREDIENTI
Per la preparazione dei nostri kombucha è sempre importante usare solo ingredienti di grande qualità quali:
Acqua
Tè in foglia
Cristalli di zucchero di canna
SCOBY di qualità, vivi e ben attivi
Kombucha Starter – ossia del kombucha proveniente da un’altra fermentazione
Spezie e botaniche per l’aromatizzazione
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MISURAZIONE DEGLI INGREDIENTI
Per una corretta produzione di Kombucha è fondamentale misurare per bene gli ingredienti ad ogni Batch (“lotto di produzione”).
QUANTITÀ
8/10 gr di foglie di tè per litro di acqua
80/100 gr di zucchero per litro di acqua
1 SCOBY da circa 100gr per litro di acqua
50/100 ml di starter kombucha per litro
Spezie, frutta secca o erbe per aromatizzarlo quando necessario
RISCALDIAMO L’ACQUA
Come prima cosa per la nostra produzione portiamo ad ebollizione l’acqua. In questa maniera abbattiamo la carica batterica e siamo pronti all’infusione dei nostri ingredienti.
METTIAMO IN INFUSIONE IL TÈ
A seconda del tipo di kombucha che stiamo preparando cambia la varietà di tè. Generalmente i Kombucha vengono preparati con i tè neri. Noi utilizziamo tè neri provenienti dal Nepal, tè verdi Cinesi e Tè Oolong provenienti dalla Cina.
Oltre ai tè, per aromatizzare i nostri kombucha, usiamo infondere spezie e botaniche. Tra queste la yerba mate, boccioli di rosa, zenzero disidratato, moringa e tante altre erbe e spezie si prestano perfettamente all’aromatizzazione del kombucha.
Ogni tè ed ingrediente ha una sua temperatura di infusione adatta al fine di estrarne al meglio sapore e tannini. Generalmente a chi ci chiede come preparare kombucha di qualità suggeriamo di attenersi a questo semplice schema.
Foglie di Tè nero: 8 minuti di infusione
Foglie di Tè verde: 5 minuti di infusione
Spezie, erbe e tisane: 10 / 15 minuti di infusione
I più appassionati di tè avranno di certo notato che l’infusione delle foglie (sia di tè verde che di tè nero) è maggiore rispetto ai tempi medi di infusione di tè in foglia di buona qualità. Questo per fare si che i tannini vengano estratti in quantità maggiore e aiutino la trasformazione in Kombucha.
ZUCCHERIAMO L’INFUSO
Filtriamo il liquido eliminando le foglie di tè e le eventuali spezie o erbe utilizzate per aromatizzare il liquido. Dopo di che aggiungiamo lo zucchero di canna secondo le quantità prestabilite e mescoliamo finchè non si scioglie completamente.
Lo zucchero costituirà il nutrimento per i batteri contenuti nello SCOBY e permetterà loro di avviare il processo di fermentazione che darà origine al nostro Kombucha. È importante ricordarsi che lo zuccherò verrà quindi trasformato e se ne perderà la maggior parte nel risultato finale.
AGGIUNGIAMO LO STARTER
Lasciamo raffreddare il liquido ottenuto fino a raggiungere una temperatura che sia inferiore ai 30°. Aggiungiamo poi la giusta quantità di starter Kombucha. Lo starter è uno degli ingredienti base per la preparazione del kombucha. Si tratta infatti di una rimanenza del precedente batch di kombucha che aiuterà la nuova produzione a trasformarsi in tè kombucha e ad abbassare il PH della soluzione attivando lieviti e batteri e al fine da proteggere la bevanda da batteri patogeni.
È IL MOMENTO DELLO SCOBY
Finalmente è giunta l’ora in cui immergiamo i nostri SCOBY a bagno nella soluzione finora ottenuta. Lo SCOBY – che sta per Symbiotic Culture Of Bacteria and Yeast, ossia coltura simbiotica di batteri e lieviti – è il vero protagonista della preparazione del kombucha.
Come dice il nome, si tratta di una coltura di batteri e lieviti che vivono simbiosi tra loro, in un perfetto equilibrio. Gli SCOBY sono gelatinosi e danno vita alla fermentazione che trasformerà il tè zuccherato in Kombucha.
PRIMA FERMENTAZIONE
Una volta coperto il nostro contenitore con una pezzuola in cotone leggero e traspirante, inizia la fermentazione, il processo che rende famosa questa bevanda e a cui sono dovute le tante proprietà.
Il processo di fermentazione del kombucha è fortemente influenzato dalle condizioni esterne. La fermentazione ad esempio avviene a temperatura ambiente e la differenza di temperatura implica tempi più o meno brevi per la fermentazione.
Solitamente questo processo di trasformazione dura dai 7 ai 15 giorni, ma in estate può scendere persino a 5 soli giorni.
IMBOTTIGLIAMO E TAPPIAMO LE BOTTIGLIE
Al termine della prima fermentazione, quando abbiamo raggiunto un gusto equilibrato, possiamo eliminare gli SCOBY e metterli a riposare negli SCOBY hotel, oppure utilizzarli immediatamente per una nuova produzione.
Filtriamo il kombucha ottenuto e imbottigliamo in bottiglie precedentemente sterilizzate. Suggeriamo di utilizzare bottiglie con tappo meccanico.
Ora è possibile consumarlo oppure conservarlo in frigo, oppure iniziare la seconda fermentazione.
Se invece non ti senti ancora pronto per la produzione, dai un’occhiata ai nostri kombucha in vendita online.
SECONDA FERMENTAZIONE DEL KOMBUCHA
Il Kombucha può essere sottoposto ad una seconda fermentazione lasciando le bottiglie sigillate a temperatura ambiente per un periodo compreso tra le 12 e le 48 ore a seconda delle temperature. In questo arco di tempo batteri e lieviti si nutriranno dello zucchero presente nelle bottiglie sigillate ermeticamente, consumando l’ossigeno e producendo anidride carbonica.
Questo renderà il kombucha frizzante.
In questa fase potremo aggiungere anche succhi, estratti, frutta a pezzi e spezie per aromatizzare ulteriormente la nostra batch.
Effettuata la seconda fermentazione a temperatura ambiente è il momento di riporre in frigo le nostre bottiglie.
LA SICUREZZA PRIMA DI TUTTO
È super importante ricordare che poichè la seconda fermentazione genera co2, la pressione nelle bottiglie aumenterà.
FAI QUINDI MOLTA ATTENZIONE! Potrebbero esplodere.
Per essere più sicuri ecco tre cose da fare:
usa bottiglie con chiusura meccanica che permettono di “sfiatare” la co2 quando la pressione è eccessiva
ogni giorno, almeno un paio di volte, apri la bottiglia per qualche secondo, al fine di valutare la pressione al suo interno. Se vedi molta schiuma, è giunto il momento di metterle in frigo
per sicurezza riponi sulle bottiglie un paio di stracci o una tovaglia. Nel caso dovessero esplodere eviterebbero che i pezzi di vetro schizzino chissà dove
CONSERVAZIONE DEL KOMBUCHA
È molto importante sapersi prendere cura del Kombucha anche una volta terminata la seconda fermentazione. Consigliamo caldamente a tutti di conservare le bottiglie di kombucha SEMPRE in frigorifero ad una temperatura tra 0° e 4°.
A queste temperature infatti i batteri e i lieviti presenti nel Kombucha vengono messi a riposo e sospendono i processi di fermentazione. Altrimenti – essendo il kombucha una bevanda viva – continuerebbe a trasformarsi e a mutare, perdendo il gusto piacevole e trasformandosi in una bevanda fortemente acetic
a. Fonte:fervere.it
Lo ripetiamo: Conservate SEMPRE le bottiglie di Kombucha in frigorifero ad una temperatura tra 0° e 4°.
fonte: fervere.it
14/12/20
L’Onu ha riconosciuto le proprietà terapeutiche della cannabis. Cosa accade ora?
Dopo 60 anni la cannabis esce dalla tabella Onu degli stupefacenti.
Va in fumo l’ultimo pregiudizio sulla sostanza più discussa di sempre. Sono state riconosciute le proprietà mediche della cannabis che ora non fa più parte delle sostanze ritenute pericolose. La Commissione delle Nazioni Unite sugli Stupefacenti si è riunita per votare una serie di misure proposte dall'Organizzazione mondiale della sanità sulla riforma internazionale della cannabis. In particolare è stata decisa la declassificazione della sostanza dalla tabella nella quale si trovano sostanze come eroina e cocaina riconoscendone il valore terapeutico. L'Unione europea ha votato compatta.
Cosa è accaduto.
Era da 59 anni che non venivano prese decisioni di questa portata sulla tossicità delle sostanze. Sono state cambiate le quattro tabelle che dal 1961 classificano piante e derivati psicoattivi a seconda della loro pericolosità. Secondo gran parte della comunità scientifica la cannabis a scopo terapeutico ha molteplici benefici sul sistema nervoso e viene oggi usata per il trattamento di diverse malattie, come il Parkinson, la sclerosi, l'epilessia, il dolore cronico e i tumori. Ricordiamo che da una decina di anni nel nostro Paese è consentito il ricorso alla cannabis terapeutica se in possesso di regolare prescrizione medica. La decisione sicuramente spingerà .Secondo il report Estimated World Requirements of Narcotic Drugs 2020 dell'International Narcotics Control Board, l'Italia avrrebbe un fabbisogno di 1.950 kg all'anno di cannabis medica. Solo una piccola parte di questo fabbisogno è soddisfatto da produzione nazionale, il resto viene importato principalmente dall’Olanda.
Cosa accadrà.
La notizia era nell’aria. Già ieri il Marijuana Index, l’indice che raccoglie le società Usa attive in questo business era in deciso rialzo. Tuttavia, ad oggi, nella maggior parte del mondo, possedere e consumare marijuana è illegale. Le legislazioni, però, sono diverse da Paese a Paese. In generale, i Paesi asiatici e quelli europei sono i meno tolleranti. Il primo Paese al mondo ad aver legalizzato la cannabis è stato l'Uruguay dal dicembre del 2013. Negli Stati Uniti, invece, Colorado e California hanno scelto con modalità diverse la strada della legalizzazione. In Europa la marijuana è illegale (con depenalizzazioni variabili sul possesso) in Germania, Francia, Italia, Regno Unito, Irlanda, Grecia e Finlandia. La pena su possesso, vendita, trasporto e coltivazione è stata revocata solo in Olanda. In Spagna, invece, è possibile coltivare o consumare cannabis, ma solo nelle mura domestiche. Insomma, difficilmente il voto all’Onu non avrà un impatto immediato. I Governi possono decidere come classificare la cannabis e quindi nel breve al massimo assisteremo alla ripresa di un dibattito che dura da decenni. La decisione tuttavia è positiva perché riconosce finalmente gli effetti positivi della sostanza sui pazienti e a incentivare la ricerca medica.
3 dicembre 2020
di L.Tre.
fonte: ilsole24ore
08/04/20
Salvia apiana, salvia sacra, salvia bianca

fonte: dolcevitaonline.it
13/03/20
Stramonio
Lo Stramonio è una pianta che fa parte della Famiglia delle Solanacee, la stessa della patata, ma a differenza di questa è altamente tossico, al pari della Belladonna, anch’essa facente parte della stessa Famiglia. Il nome botanico dato da Linneo, Datura stramonium, deriva dal nome persiano tatula e da quello dato dagli arabi, tatorea, che in entrambi i casi alludono alle spine tipiche del frutto. Altra origine del nome Datura sembra essere quella della latinizzazione del nome sanscrito Dathura, Mentre il nome specifico di stramonio sembra sia stato preso in prestito dalla Datura metel, a cui ovviamente somiglia, e che nel 1500 circa era conosciuta come Stramonia.
La pianta dello Stramonio si presenta come una pianta erbacea annua, molto ramificata e con una altezza di circa un metro. Il fusto, verde e vuoto internamente, è eretto e ricoperto di caratteristici peli setosi e glutinosi.
Le foglie hanno una forma ovale – triangolare, con i margini decisamente incisi e con le tre lobature irregolari. La colorazione della pagina superiore risulta essere più scura rispetto a quella inferiore.
Quando sono giovani, le foglie sono pelose lungo le nervature, ma con l’invecchiare divengono glabre.
I fiori sono grandi, solitari, di colore bianco o violaceo, spesso striati. Il calice è tubuloso con cinque lobi, mentre la corolla, sempre tubulosa, presenta cinque lobi acuminati.
Il frutto è una tipica capsula ovoidale, deiscente a quattro valve (sezioni) e ricoperta di spine. La colorazione è verde intenso quando è immatura, mentre a maturazione diventa marrone-giallo.
All’interno sono contenuti numerosi semi reniformi neri e rugosi.
Coltivazione e origine
L’origine della pianta è piuttosto incerta in quanto molto diffusa in Europa sin dal tempo degli antichi greci. Pare però che il suo luogo di nascita sia l’Asia occidentale, tra l’India e il Mar Caspio.
Essendo una pianta rustica, piuttosto forte e resistente, visto i territori difficili in cui è nata, si è ben presto adattata e diffusa nei campi e terreni più soffici e ricchi dell’Europa.
Si coltiva senza particolari difficoltà. Cresce bene in posizione soleggiata su terreni di quasi tutti i tipi, ma meglio se è calcareo e sabbioso. Il terreno deve essere mantenuto libero dalle erbacce almeno nelle prime fasi e, se si vuole, si può concimare con del letame maturo.
Nonostante sia molto rustica e resistente, se l'estate è particolarmente calda e secca, abbisogna di qualche annaffiatura affinché non secchi.
Si può propagare molto bene per seme, i quali devono essere piantati a 90 centimetri l’uno dall’altro e ricoperti da un sottile strato di terreno soffice.
I semi vengono piantati a maggio in terreno all’aperto oppure in febbraio o marzo in semenzaio in una serra fredda. Quando le piantine sono abbastanza grandi possono essere trasferite in piccoli vasi, che però vogliono molta luce e aria fino a giugno, quando potranno essere piantate in campo aperto. Il trapianto riesce facilmente.
Parti utilizzate
La droga della pianta sono sia le foglie che le sommità fiorite. Possiamo considerare come tale anche i semi, sebbene questi vengono sfruttati molto raramente.
tecniche di raccolta
Essendo una pianta annuale, la raccolta della foglie può avvenire anche con mezzi meccanici che non tendono a preservare la pianta per l’anno successivo. Un secondo momento si provvederà a separare le foglie dalle restanti parti della pianta che non servono.
Per la raccolta dei semi, invece, bisogna procedere con precisione a mano, tagliando una ad una le capsule, prima che queste siano completamente mature, altrimenti si rischia di farle aprire nel maneggiarle, disperdendo il loro contenuto all’esterno.
Proprietà e uso nella storia
È una pianta conosciuta dagli antichi greci che la usavano come narcotizzante.
Stesso impiego lo facevano sia gli arabi che i cinesi.
La velenosità della Datura era ben conosciuta, ma questo non ha fermato il suo uso. L’azione narcotica e sedativa la rendeva ideale come rimedio contro le convulsioni di qualsiasi tipo e di qualsiasi causa, con risultati ben lontani dall’essere curativi.
Un altro potere sfruttato per lo più dai santoni dell’India, e successivamente anche dagli sciamani sulle Ande e del Centroamerica, è quello allucinogeno. Non ci volle molto che entrasse a far parte dei riti sacri e magici di tribù e religioni mistiche per poter predire il futuro o per entrare in contatto con gli spiriti dei propri antenati.
Purtroppo questo tipo di uso a volte è imitato da ragazzi che ignorano completamente il tipo di pianta e la sua velenosità e si preparato delle tisane per potersi sballare… il risultato però alquanto drammatico poiché possono andare incontro alla morte per avvelenamento molto facilmente.
descrizione dei principi attivi
I principi attivi della Datura sono una serie di potenti alcaloidi atropinici, la cui predominanza spetta alla josciamina e atropina. Anche se in percentuale dimezzata rispetto alla prima, è presente anche la ioscina.
Sono stati trovati anche prismi e sabbia microcristallina di ossalato di calcio, acido malico e atropico.
Nei semi si è estratto anche un olio essenziale non volatile nella percentuale variabile dal 15% al 30%.
Stramonio: Benefici e avvertenze
Antiasmatico
La proprietà anticonvulsiva è sfruttata in maniera mirata e calcolata, come antiasmatico. L’asma viene trattato con le foglie di Stramonio polverizzate, ma generalmente è preferita la somministrazione sotto forma di sigarette. Questa forma permette al fumo della Datura di andare direttamente ai polmoni ed esplicare meglio la propria azione calmante.
Sebbene non sia una pianta medicinale molto usata, il suo fitocomplesso può essere sfruttato per calmare anche le tossi spasmodiche, le epilessie e l’ansietà.
Omeopatia
Al contrario della fitoterapia, l’omeopatia la sfrutta molto di più. In questo tipo di medicina, la tintura madre di Stramonio ricopre il ruolo principale per la cura degli stati febbrili, deliri, convulsioni, nonché spasmi laringei.
Prodotti in commercio
In commercio non sono presenti prodotti erboristici con stramonio poiché vietati.
Possono essere rinvenuti preparati omeopatici, ma questi rientrano nella categoria dei farmaci vendibili in farmacia e sotto prescrizione medica. Oppure alcuni farmacisti particolarmente abili e volenterosi possono preparare nel loro laboratorio delle preparazione magistrali di sigarette, secondo le indicazioni che il medico pone in ricetta. Data la pericolosità nell’utilizzo dello stramonio, non si troverà facilmente, quasi impossibile, sia medici che farmacisti disposti nel prescriverla e preparala.
Controindicazioni
Dando per scontato la velenosità come controindicazione, aggiungiamo che è da evitare da coloro che sono soggetti ad affezioni cardiache.
Avvertenze
Pianta velenosa che solamente farmacisti e medici possono trattare.
L’uso dello stramonio può portare facilmente ad avvelenamento, i cui sintomi sono simili a quelli dati dalla Belladonna: dilatazione delle pupille, offuscamento della vista, capogiri, allucinazioni e delirio.
L’intossicazione può portare alla morte.
fonte: vecchiaerboristeria.it
Belladonna: proprietà, uso, controindicazioni
La Belladonna (Atropa belladonna) è una pianta della famiglia delle Solanaceae. È una delle erbe più usate in farmacologia e ha un’azione antispasmodica e broncodilatatrice. Scopriamola meglio.
Proprietà della belladonna
La belladonna è una delle piante più utilizzate in farmacologia, ma anche tra le più pericolose nella storia della medicina. Le foglie contengono alcaloidi a nucleo tropanico, fra cui i principali sono l'atropina e la scopolamina, che svolgono un'azione eccitante, allucinatoria la prima; depressiva e ipnotica la seconda.Gli effetti tossici degli alcaloidi sono secchezza alla gola, mancanza di secrezione lacrimale, mal di testa, tachicardia, extrasistole, fibrillazione, arresto della peristalsi, rash cutanei scarlattiformi, allucinazioni, disorientamento, delirio, coma e arresto del centro respiratorio. Dall'analisi dei principi attivi risulta che la pianta influenza in varia misura tutti gli organi e i sistemi la cui funzione si trova sotto il controllo del sistema nervoso parasimpatico.
La belladonna viene usata in medicina per ridurre la secrezione acida e della motilità gastrica, favorendo quindi i processi di cicatrizzazione dell’ulcera.La pianta infatti svolge un'azione antispasmodica e parasimpaticolitica, in quanto blocca i recettori colinergici e impedisce i legami di questi con l'acetilcolina, liberata dalle terminazioni delle fibre parasimpatiche e di quelle post-gangliari simpatiche, che vanno alle ghiandole sudoripare e ad alcuni vasi.Pertanto è indicata per ipercloridria, ulcera peptica, gastrite e bruciori di stomaco e nella sindrome dell'intestino irritabile, spasmi addominali. Inoltre la belladonna svolge un'azione broncodilatatrice, utile per migliorare la ventilazione polmonare in caso di eccessive secrezione bronchiale, in presenza di asma e bronchite. Infine la pianta aumenta il numero delle pulsazioni cardiache per cui viene usata nel trattamento di alcune brachicardie.
Modalità d'uso
In medicina allopatica l'atropina isolata viene ancora usata come dilatatore di pupille e come miorilassante p. e. prima di interventi chirurgici.
In Fitoterapia la belladonna è usata da tempo immemorabile dai medici per le sue doti spasmolitiche.
In Omeopatia la Belladonna viene utilizzata in ragione della similitudine dei sintomi, principalmente per le seguenti patologie:
-faringiti, rinofaringiti, tracheobronchiti e tonsilliti
-febbre durante l'influenza, convulsioni infantili da febbre elevata
-cefalea vasomotoria violenta, pulsante tipica del medicinale
-processi infiammatori locali con arrossamento, tumefazione, calore intenso, dolore acuto, violento e pulsante (rubor-tumor-calor-dolor)
-delirio, ipersensibilità al rumore e alla luce intensa.
Controindicazioni della belladonna
La belladonna è controindicata in caso di asma bronchiale, bradicardia e glaucoma, perché può interagire con i farmaci utilizzati solitamente in questi casi. Inoltre, la belladonna potrebbe interagire con gli antidepressivi, gli antispastici e gli antistaminici. In caso di sovradosaggio si possono verificare alcuni effetti collaterali, come: perdita del controllo psicomotorio, disordini mentali e allucinazioni.
Descrizione della pianta
Pianta erbacea perenne, rizomatosa raggiunge 1 m. di altezza. Il fusto è semplice, eretto e robusto, e ramoso all'apice. Le foglie sono picciolate, a margine intero, ovato-ellittiche, lunghe fino a 15 cm, e ricoperte, come il fusto, di una peluria responsabile dell’odore sgradevole emanato dalla pianta. I fiori ascellari sono isolati e pendenti, di colore viola scuro. Il frutto è una bacca nera con molti semi.
Habitat della belladonna
Cresce fra cespugli e nelle radure dei boschi di latifoglie e nelle zone montane e submontane dell’Europa centrale, Africa settentrionale ed Asia occidentale. In Italia la si può trovare nei boschi delle Alpi e degli Appennini.
Cenni storici sulla belladonna
"Mangiandosi il suo frutto fa diventare gli uomini come pazzi e furiosi, simili agli spiritati, alle volte ammazza facendo dormire fino alla morte. (P. A. Mattioli) I sintomi sono contenuti in una vecchia filastrocca inglese, che recita: “caldo come una lepre (febbre), cieco come un pipistrello (dilatazione pupillare e inibizione dell’accomodazione), secco come un osso (blocco di salivazione e sudorazione), rosso come una barbabietola (congestione di volto e collo), matto come una gallina" (allucinazioni, eccitazione)La pianta infatti venne chiamata Atropa, nome della parca greca a cui era stato affidato il compito di stabilire la durata delle vite degli uomini, e porre fine alle loro esistenze, tagliandone il filo. Il nome Belladonna deriva dal gergo popolare veneziano del 1500, in allusione al fatto che il succo delle sue bacche, veniva usato come cosmetico dalle donne, per la cura della pelle e per fare risplendere gli occhi. I frequenti avvelenamenti per ingestione delle bacche, indussero i farmacologi del '700 a sperimentare le azioni da essa esercitate. Il primo a studiarne l'effetto prodotto sugli organi fu Berna Albrecht von Haller che dopo aver analizzato glin organi notò come conseguenza patologie a carico del sistema gastroenterico e delle terminazioni nervose, ma non esitò a proporla come rimedio nel Parkinson, seppure a piccole dosi.La spiegazione di questi effetti giunse verso la metà dell'800, quando fu isolata l'alcaloide atropina dalla belladonna.
di Alessandra Romeo
fonte: cure-naturali.it
23/02/20
Fiori eduli, elenco e proprietà
Fiori buoni per davvero: in cucina sono numerose le varietà di piante che per aroma e proprietà per la salute sono indicate nella dieta e perfette per dare sapore ai piatti. Scopriamo qui l'ibisco, i denti di leone, la lavanda e il nasturzio.
i centrotavola floreali sul tavolo da pranzo sono una tradizione classica e senza tempo, ma talvolta anche i fiori possono apparire sulle vostre tavole imbandite come pietanza. I fiori commestibili sono usati in molti stili diversi di cucina e possono essere trovati nei menu di tutto il mondo.
Caratteristiche dei fiori eduli
I fiori eduli migliorano l'aspetto, il gusto e il valore estetico del cibo, aspetti che i consumatori apprezzano, giustificando la crescente tendenza delle vendite di fiori freschi di alta qualità in tutto il mondo. Tuttavia, i consumatori richiedono anche alimenti con proprietà benefiche sulla salute, oltre ai nutrienti in essi contenuti, alla ricerca di qualità funzionali come proprietà antiossidanti e antimicrobiche.
L'ibisco fiore commestibile
Le piante di ibisco producono grandi fiori ornati che di solito crescono nei climi tropicali e subtropicali di tutto il mondo. Esistono centinaia di specie di ibisco, ma la varietà commestibile più popolare è conosciuta come rosella o Hibiscus sabdariffa.
I fiori di ibisco possono crescere fino a 15 cm di diametro e si trovano in una vasta gamma di colori, tra cui rosso, bianco, giallo e varie tonalità di rosa. Sebbene venga coltivato per scopi strettamente ornamentali,
l'bisco è anche noto per le sue applicazioni culinarie e medicinali. E’ possibile mangiare il fiore direttamente dalla pianta, ma l’uso più comune è per il tè, condimenti, marmellate o insalate. Molte culture bevono il tè all'ibisco per le sue proprietà medicinali. Alcuni studi indicano che l'bisco può aiutare a ridurre la pressione sanguigna e i livelli di colesterolo, anche se sono necessarie ulteriori ricerche per capire meglio come l'ibisco possa supportare la salute del cuore.
I denti di leone fiori commestibili
I denti di leone hanno piccoli fiori - circa 2, 4 cm di diametro - con molti piccoli petali giallo brillante. Forniscono vari composti vegetali noti per avere potenti proprietà antiossidanti. È interessante notare che i fiori non sono l'unica parte del dente di leone che può essere mangiata. In effetti, ogni parte di questa cosiddetta erba può essere assaporata - comprese le sue radici, steli e foglie. Ci sono infinite opzioni per mangiare il dente di leone: i fiori possono essere consumati crudi, da soli o all’interno di un'insalata. Possono essere impanati e fritti o usati per produrre gelatina e vino. Le radici sono spesso impregnate per preparare il tè, mentre le verdure possono essere consumate crude come insalata o come topping per sandwich. Possono anche essere cotti in stufati, casseruole o qualsiasi altro piatto che richieda verdure abbondanti.
La lavanda fiore commestibile
La lavanda è un'erba legnosa e floreale originariamente coltivata in alcune parti dell'Africa settentrionale e del Mediterraneo. I fiori viola sono molto piccoli ma abbondanti. La lavanda è probabilmente meglio conosciuta per la sua fragranza distintiva, che è acclamata per i suoi effetti calmanti. La combinazione di colore e aroma rende la lavanda un'aggiunta particolarmente desiderabile a una varietà di alimenti, tra cui prodotti da forno, sciroppi infusi, liquori, tisane, sfregamenti di spezie secche e miscele di erbe. Il suo sapore si abbina bene con ingredienti sia dolci che salati, tra cui agrumi, frutti di bosco, rosmarino, salvia, timo e cioccolato.
Il nasturzio fiore commestibile
Il nasturzio è un fiore edibile molto utilizzato in ambito culinario a causa dei suoi fiori dai colori vivaci e dal sapore unico e sapido. Sia le foglie che i fiori di nasturzio sono commestibili e possono essere gustati cotti o crudi. Presentano un profilo aromatico pepato e leggermente speziato, sebbene i fiori stessi abbiano un sapore più mitigato rispetto alle foglie. I fiori a forma di imbuto sono in genere arancio brillante, rosso o giallo. Costituiscono un piacevole contorno per torte, pasticcini e insalate. Il nasturzio non è solo un ingrediente versatile e accattivante, ma anche nutriente - contenente una varietà di minerali e composti salutari con effetti antiossidanti e antinfiammatori.
di Francesca Castiglioni
fronte:cure-naturali.it
21/02/20
Il digiuno
Tutti i popoli del mondo, tutte le grandi tradizioni spirituali, hanno promosso pratiche di digiuno, per ragioni religiose, devozionali, salutistiche, disintossicanti, e per aumentare l’acume intellettuale. Anche la medicina, prima del trionfo dei farmaci per ogni disturbo, ha utilizzato il digiuno come terapia.
Il nostro organismo è progettato per sopportare tempi anche lunghi di digiuno, che sono stati spesso necessari, nella storia dell’umanità, per superare periodi di mancanza di cibo mantenendo una mente vigile per procurarselo.
Le nostre cellule vivono normalmente bruciando glucosio per produrre l’energia necessaria alle loro funzioni. A riposo l’organo che consuma più glucosio è il cervello. Nei primi due giorni di digiuno l’organismo consuma tutte le sue riserve di glucosio, poi comincia a consumare i suoi grassi. In questa fase si producono corpi chetonici, sostanze simili all’acetone che costituiscono un ottimo nutrimento per le cellule nervose e un discreto nutrimento per cuore e muscoli. Non viene a mancare quindi l’energia necessaria a mantenere viva la nostra mente, anche per consentirle di trovare cibo.
Praticando il digiuno si attiva un programma di sopravvivenza delle cellule, detto autofagia, letteralmente ‘mangiare se stessi’, per cui le cellule sopravvivono consumando tutto quello che al loro interno non è indispensabile per la sopravvivenza: organelli intracellulari mal funzionanti o non essenziali e depositi di proteine mutate e altro materiale di scarto che ostacola il buon funzionamento delle cellule. Si ipotizza che l’autofagia protegga dalle malattie neurodegenerative, come la demenza di Alzheimer o il morbo di Parkinson, caratterizzate da depositi di proteine anomale nel sistema nervoso. Nel digiuno, inoltre, le cellule, per risparmiare energia, rallentano la proliferazione cellulare, ostacolando la crescita di eventuali cellule tumorali.
Studi clinici hanno dimostrato che è utile praticare brevi digiuni, come saltare la cena o trascorrere un intero giorno senza mangiare, e saltuariamente si possono fare digiuni più prolungati, di una settimana o due, astenendosi da tutti i cibi calorici, ma bevendo abbondantemente acqua, tè, tisane. Dopo i primi giorni, che possono essere difficili, si sperimenterà un gradevole senso di leggerezza. L’agopuntura su alcuni punti chiave aiuta a superare eventuali malesseri dei primi giorni. Quando si riprende a mangiare dopo lunghi periodi di digiuno è bene iniziare con solo brodi di verdure senza sale nelle prime 24 ore, e con piccole porzioni di cibi molto delicati nel secondo giorno.
di Franco Berrino
fonte: lagrandevia.it






