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26/12/19

Charlie Chaplin, Quando ho cominciato ad amarmi


Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare,
mi sono reso conto che il dolore e la sofferenza emotiva
servivano a ricordarmi che stavo vivendo in contrasto con i miei valori.
Oggi so che questa si chiama autenticità.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare,
ho capito quanto fosse offensivo voler imporre a qualcun altro i miei desideri,
pur sapendo che i tempi non erano maturi e la persona non era pronta,
anche se quella persona ero io.
Oggi so che questo si chiama rispetto.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare,
ho smesso di desiderare una vita diversa
e ho compreso che le sfide che stavo affrontando erano un invito a migliorarmi.
Oggi so che questa si chiama maturità.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare,
ho capito che in ogni circostanza ero al posto giusto e al momento giusto
e che tutto ciò che mi accadeva aveva un preciso significato.
Da allora ho imparato ad essere sereno.
Oggi so che questa si chiama fiducia in sé stessi.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare,
non ho più rinunciato al mio tempo libero
e ho smesso di fantasticare troppo su grandiosi progetti futuri.
Oggi faccio solo ciò che mi procura gioia e felicità,
ciò che mi appassiona e mi rende allegro, e lo faccio a modo mio, rispettando i miei tempi.
Oggi so che questa si chiama semplicità.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare,
mi sono liberato di tutto ciò che metteva a rischio la mia salute: cibi, persone, oggetti, situazioni
e qualsiasi cosa che mi trascinasse verso il basso allontanandomi da me stesso.
All’inizio lo chiamavo “sano egoismo”, ma
oggi so che questo si chiama amor proprio.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare,
ho smesso di voler avere sempre ragione.
E cosi facendo ho commesso meno errori.
Oggi so che questa si chiama umiltà.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare,
mi sono rifiutato di continuare a vivere nel passato
o di preoccuparmi del futuro.
Oggi ho imparato a vivere nel momento presente, l’unico istante che davvero conta.
Oggi so che questo si chiama benessere.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare,
mi sono reso conto che il mio Pensiero può
rendermi miserabile e malato.
Ma quando ho imparato a farlo dialogare con il mio cuore,
l’intelletto è diventato il mio migliore alleato.
Oggi so che questa si chiama saggezza.

Non dobbiamo temere i contrasti, i conflitti e
i problemi che abbiamo con noi stessi e con gli altri
perché perfino le stelle, a volte, si scontrano fra loro dando origine a nuovi mondi.
Oggi so che questa si chiama vita.

Charlie Chaplin, Quando ho cominciato ad amarmi

20/07/19

Il cibo come medicina, Vittorio Zanini


Il mio obiettivo, postando le immagini di quello con cui mi nutro, è di dare un'educazione alimentare, che la maggior parte vedo che non ha. Col cibo ci si può curare e dovrebbe essere la nostra medicina. Quello che ingurgitiamo ci può far ammalare o guarire da molte malattie. Oggi quello che si mangia in occidente è quasi sempre spazzatura e sopratutto i poveri muoiono spesso per malattie dovute alla cattiva alimentazione. Dovrebbero insegnarlo nelle scuole come ci si deve nutrire per stare bene.

Vittorio Zanini

21/06/19

Dal droghiere, Vittorio Zanini


Lui: Te quando hai un po di soldi in tasca non lavori mai eh.

Io: Quando non lavoro ho sempre un sacco di cose da fare.

Lui: Che cosa fai quando non lavori?

Io: Nutro la mia anima.

Vittorio Zanini, Dal droghiere

13/02/18

Cumino nero

 
DESCRIZIONE BOTANICA

Il Cumino Nero (Nigella sativa), della famiglia delle ombrellifere, è originario della regione mediterranea del nord Africa, ma cresce anche in Turchia e in Oriente. Il termine "sativo" significa semplicemente (grano nero o cumino nero). È una pianta annuale, con fusto eretto e foglie pennatosette lunghe circa 5 cm. I fiori, che si sviluppano in estate, sono di colore bianco, con sfumature azzurre, seguiti da frutti rigonfi, contenenti piccoli semi neri. Non è da confondere con il più comune Cumino Bianco (Carum Carvi).

RACCOLTA E CONSERVAZIONE

Preferisce i climi molto caldi, cresce fino a 25 cm. Sono necessari 4 mesi affinché la pianta maturi, è preferibile dunque seminare i semi all'inizio della primavera e trapiantarli poi in un terreno soleggiato e ben drenato.
Del cumino si usano i semi, messi a maturare e poi a seccare. I semi vanno raccolti quando iniziano a cambiare colore, si fanno prima maturare e poi seccare in sacchetti di carta appesi in un luogo ben aerato.

PRINCIPI ATTIVI E PROPRIETÀ

La Nigella Sativa è molto ricca di principi nutritivi, contiene ben otto dei nove amminoacidi essenziali e oltre un centinaio di componenti preziosi tanto da potersi definire una "sinfonia di sostanze vitali" tra cui: arginina, acido ascorbico, acido glutammico, calcio, carboidrati, carotene, cisteina, ferro, lisina, magnesio, minerali, potassio, proteine, selenio, vitamine A-B1-B2-C, zinco. Ricca anche di preziosi grassi acidi essenziali insaturi, nutritivi e lenitivi, che il nostro corpo non è in grado di produrre e che offrono spiccate capacità purificanti e anti-infiammatorie.
Questa spezia partecipa alla stimolazione del midollo osseo e alla produzione delle cellule immunitarie, stimola la generazione dell'interferone, protegge le cellule normali dagli effetti dei virus, contrasta la riproduzione delle cellule tumorali e aumenta il numero delle cellule B, produttrici degli anticorpi.
Usata come coadiuvante in molti casi: infiammazioni, dolori mestruali, dolori reumatici, asma, malattie della pelle, eczema, micosi, problemi di digestione, diminuzione di energia, acne, aumento dei globuli rossi, bronchite cronica, candida albicans, cardiaca (dopo infarto o prevenzione), chemioterapia (dopo), colesterolo, colica intestinale, infiammazione del colon, difficoltà di concentrazione, crampi intestinali, crosta lattea, debolezza di circolazione, debolezza immunitaria, svogliatezza, depressione (disturbi ormonali), diabete, emorroidi, frigidità, gastrite, gonfiore, impotenza, infezioni, infiammazioni.
Ripristina i valori glicemici e rinforza le difese immunitarie.

TRADIZIONI ANTICHE E CURIOSITÀ

Conosciuto come "il seme Benedetto" da millenni, è considerata tra le più preziose erbe fitoterapiche di tutti i tempi per ridurre il rischio e contrastare le malattie esistenti, agendo come rinforzante del sistema immunitario.
Il Profeta islamico Mohammad, che ne apprezzava le proprietà terapeutiche, ebbe a scrivere: "guarisce ogni malattia, tranne la morte", e ciò non sembra una esagerazione infatti può essere facilmente considerata come una panacea naturale per quasi tutto e, come tale, era considerata dagli antichi Romani con il nome di "Coriandolo Romano".
Ne facevano ampi usi i faraoni e Cleopatra, tanto che oggi in certe località viene anche chiamato "olio di Cleopatra".
In Egitto, al tempo dei Faraoni, rivestiva grande importanza ed era conosciuto come rimedio universale. Era usanza, ad esempio, metterlo in anfore mortuarie (è stato trovato nella tomba del famoso Tutankamon) affinchè lo spirito della persona deceduta potesse portarlo con sé. 
In Cina e in India l'olio di Cumino nero viene usato come un "antibiotico naturale", durante un Congresso Internazionale sul cancro a Nuova Delhi si è parlato del suo effetto anti-tumorale.

09/01/18

Canapa, ingrediente a sorpresa


È una piccola miniera di vitamine, sali minerali, proteine di alta qualità, fibre e acidi grassi essenziali. Da fibra tessile a elemento botanico guardato con sospetto, la canapa viene oggi rivalutata come versatile ingrediente culinario. Entra in cucina sotto forma di farina, foglie, semi o olio in piatti elaborati dall’Università dei Sapori di Perugia a partire da antiche ricette italiane di qualche secolo fa. Così la Cannabis Sativa porta ai fornelli un innegabile tocco di originalità


Nel 1900 l'Italia ne era il maggiore produttore mondiale, subito dietro alla Russia: in nessun altro paese come il nostro la canapa era prodotta e tessuta con maestria, protagonista in particolare di vele e cordame per barche e navi. 
Ma era anche piuttosto diffuso l'uso della cannabis sativa per farne olio (un olio molto delicato, simile a quello di nocciola, dalle note aromatiche dolci e lievemente tostate).

Per millenni e fin dalla preistoria i nostri antenati ne hanno sfruttato le proprietà curative, masticando le sue foglie e mangiando i semi. Pare sia arrivata in Europa nella notte dei tempi proprio dall'area della Russia Meridionale nelle mani del popolo Sciita e i primi ad adottarla furono i Greci nel VI secolo. Nell’antica Grecia e nell’antica Roma per esempio si utilizzavano semi e olio di canapa nei medicamenti già nel I d.C.

Nel medioevo è stata sfruttata soprattutto la fibra tessile della pianta, ma non erano disdegnati i semi, come alimenti di per sé o per spremerne olio. Poi in età recente l'ostracismo alla canapa. 
Fino alla rivalutazione. 
Già nel 1993 il nutrizionista Udo Erasmus nel libro Fats that Heal, Fats that Kill sottolineava che "le proteine contenute nei semi di canapa forniscono al corpo tutti gli amminoacidi essenziali necessari per una buona salute e la loro composizione corrisponde esattamente a quello di cui il corpo umano ha bisogno per produrre il plasma sanguigno, l'albumina e la globulina, elementi essenziali che rivestono un ruolo importante nel sistema immunitario." 

Recenti sperimentazioni hanno confermato infatti la presenza nei semi di proteine, olio e fibre, con una varietà di vitamine (A, B1, B2, B3, B6, C, D, E) tali da renderli un alimento completo e ricco di valori nutrizionali. 

Se a questo aggiungiamo i suoi possibili usi "ecologici" (la parte fibrosa può essere impiegata nell’i ndustria tessile e i residui di questa produzione per l’industria della carta; la cellulosa di cui la pianta è ricca può servire per la produzione di materiali plastici pienamente degradabili e di combustibili da sostituire ai prodotti petroliferi) è facile capire come alcuni fan della canapa l'abbiano definita pianta del futuro ecocompatibile e perchè a Sant'Anatolia di Narco le abbiano dedicato un Museo .

Superati alcuni tabù, la canapa arriva oggi anche alla conquista dei palati e fa il suo ingresso in cucina con alcune ricette studiate dai cuochi dell’Università dei Sapori di Perugia, Centro Nazionale di Formazione e Cultura Alimentare, forte anche della normativa del Ministero della Salute Italiano che ne ha riconosciuto le proprietà nutrizionali. 

I piatti dell'Università dei Sapori sono state elaborate ispirandosi ad antiche ricette in cui c'era la canapa. In un excursus nei ricettari d'un tempo ecco allora i "Tortelli con fiori di canapaccia” di autore trecentesco; la rinascimentale “Minestra di canapuccia”, descritta da Jean de Bockenheim nel suo Registre de cuisine (dove scrive, peraltro che "sarà buona per gli infermi"); il "Piatto di canapa" e la "Focaccia di canapa" di Bartolomeo Sacchi detto il Plàtina autore del De onesta voluptade et valetudine; la “ Suppa fatta di semente di canepa” descritta dal Maestro Martino detto il principe dei cuochi.

Se volete cimentarvi nell'originale menu, potete comprare semi, olio e farina di canapa in negozi bio e alcune erboristerie. In alcuni supermercati stanno anche arrivando confezioni di pasta secca con canapa.

Eleonora Cozzella

Fonte: Eco(R)esistenza

05/12/17

Viaggiare allunga la vita: ecco perché


Se siete in dubbio se partire o meno, se farvi o meno quel viaggio, se siete in dubbio perché volevate risparmiare o ‘ora non so se è il momento giusto’, rompete ogni indugio e andate! La vostra salute vi ringrazierà e vivrete più a lungo. No, non è tanto per dire e non è nemmeno una bufala da web, ma è il risultato di diverse indagine scientifiche e psicologiche che sono giunte tutte alla medesima conclusione: viaggiare allunga la vita. Ecco le conclusioni di diversi studi pubblicati su siviaggia.it

Le sette ragioni per cui viaggiare fa bene alla salute:

Riduce lo stress – I viaggi fanno aumentare la felicità, di conseguenza fanno diminuire la depressione e l’ansia. La sensazione positiva di un viaggio dura settimane dopo il rientro.  

Migliora le difese immunitarie – Quando stiamo bene si innalzano le nostre difese immunitarie. Inoltre durante i viaggi veniamo spesso a contatto con batteri e virus nuovi che non fanno altro che far lavorare e migliorare il nostro sistema immunitario.

Migliora la salute del cervello –  Chi viaggia ha una mente più libera e creativa. Stando a il Journal of Personality and Social Psychology chi viaggia all’estero è più aperto mentalmente ed emotivamente più stabili. Inoltre ci rende più curiosi e mentalmente molto attivi.

Riduce il rischio di malattie cardiovascolari – Se viaggiare fa diminuire lo stress consequenzialmente fa stare meglio e in salute il nostro cuore. Il Framingham Heart Study ha rivelato infatti che le persone che viaggiano ogni anno sono meno soggetti a un attacco di cuore o a sviluppare malattie cardiache.

Migliora lo stato di forma fisica generale – Viaggiando siamo costretti a muoverci di più. Sia per un giro in un museo o per una passeggiata sulla spiaggia. Inoltre la voglia di scoprire ci fa essere più attivi e non ci fa sentire la stanchezza.

Alcuni luoghi hanno specifici effetti curativi – Dall’aria buona di montagna ai centri termali ci sono posti in cui il nostro fisico ha la possibilità concreta di rigenerarsi.

Allunga la vita – Tutti questi aspetti portano alla conclusione che se siamo meno stressati, più felici, fisicamente in forma, mentalmente attivi avremo una vita più lunga e più soddisfacente.

Pubblicato il 7 dicembre 2015 da viagginews.com 


01/12/17

Fieno greco


Il fieno greco è considerato un tonico ricostituente. A tali proprietà si aggiungono anche un'azione nabolizzante e antianemica, ipoglicemizzante e ipocolesterolemizzante.

Che cos'è

Il fieno greco (Trigonella foenum-graecum) è una pianta erbacea annuale appartenente alla famiglia delle leguminose. Diffusa in tutta l’area del Mediterraneo, la si trova più frequentemente nelle zone costiere (resiste bene alla salinità del terreno), ma anche nelle aree pedemontane.
Alta una cinquantina di centimetri, ha foglie tripartite che ricordano il trifoglio. A questa caratteristica si deve il nome scientifico (Trigonella), mentre il nome volgare deriva dal suo antico uso come foraggio. I fiori, solitari, sono bianchi o giallini.
Il frutto è un legume con semi piatti romboidali che emanano un intenso odore di fieno, spesso considerato sgradevole.
Semi e foglie sono ricchi di saponine steroidee (diosgenina, yamogenina), fitoestrogeni (vitexina, quercetina, luteolina), alcaloidi (trigonellina, genzianina), vitamine (PP, complesso B, A e C), lisina, triptofano, sali minerali (ferro, fosforo) e cumarine.
Quando può essere usato

Tonico e ricostituente, è utile durante le convalescenze, negli stati di affaticamento e in quelli anemici. Possiede anche un’azione anabolizzante che favorisce la crescita muscolare. Ed ha un’azione antianemica.
Riduce i livelli della glicemia e della colesteolemia.
I cataplasmi di farina di fieno greco combattono la pelle grassa, i foruncoli e l’acne.

Meccanismo d’azione

Durante il transito intestinale degli alimenti le saponine presenti nella pianta si legano al colesterolo riducendone l’assorbimento.
Per quanto riguarda gli zuccheri, il loro assorbimento intestinale è invece reso difficile dall’elevata quantità di fibre grezze e di sostanze mucillaginose.
Le sostanze steroidee anabolizzanti favoriscono la sintesi proteica e la formazione del tessuto muscolare, mentre i fitoestrogeni stimolano la crescita del seno e la produzione di latte, che però assume il caratteristico odore della pianta, solitamente sgradito al lattante.
All’azione sul sistema ormonale va imputato anche l’aumento dell’emopoiesi, ossia della produzione di cellule del sangue.
Il complesso delle sostanze contenute stimola inoltre i centri cerebrali della fame.

Come si presenta

È possibile trovarlo come polvere, estratto secco, estratto fluido titolato (la formulazione migliore), preparato per infuso, al quale sono spesso aggiunti altri estratti (come quello di liquirizia) per correggerne il sapore.

Posologia

La posologia dipende dalla titolazione. Per l’infuso, 1 cucchiaino in 300 ml di acqua bollente o 1,5 grammi di polvere lasciati macerare per tre ore nell’equivalente di tre tazze di acqua, da assumere in due-tre volte nell’arco della giornata.
La dose giornaliera di estratto fluido va da 1 a 1,3 gocce per kg di peso corporeo, suddivise in due somministrazioni circa 30 minuti prima dei 2 pasti principali.

Precauzioni

Per la ricchezza in fibre e mucillagini, può ridurre l’assorbimento intestinale dei farmaci somministrati per via orale. L’assunzione del fieno greco dovrebbe quindi avvenire lontano da quella dei farmaci.
Non va assunto in gravidanza in quanto stimola le contrazioni uterine.

Interazioni

A causa del loro effetto ipoglicemizzante, gli estratti di fieno greco non dovrebbero essere utilizzati in pazienti diabetici in trattamento con insulina o ipoglicemizzanti orali. Nei casi di assunzione concomitante si raccomanda comunque di monitorare attentamente la glicemia.
Non va assunto da pazienti che siano in terapia con farmaci anticoagulati a causa del suo contenuto in derivati cumarinici, che li esporrebbe al rischio di emorragie.
Non va assunto in concomitanza con l’uso di diuretici, lassativi e farmaci che inducono una riduzione dei livelli di potassio nel sangue, per il rischio che insorgano aritmie.


Tramite: saperesalute.it

02/03/17

COME FUNZIONA IL DISTILLATORE PER GLI OLiI ESSENZIALI





Vi siete mai chiesti come si ottengono gli oli essenziali? Con alcuni processi molto semplici: il più comune è mediante un distillatore per oli essenziali. Vediamo insieme come funziona

Le piante sono come dei piccoli laboratori chimici, che producono sostanze molto utili, per loro stesse, ma anche per noi. Queste molecole possono essere estratte in molti modi, a seconda delle loro caratteristiche chimico-fisiche, e dei loro utilizzi terapeutici. vediamo come si ottengono le essenze e come funziona un distillatore per olii essenziali.

 Gli olii essenziali: cosa sono?

Gli olii essenziali sono sostanze presenti nei fiori (petali), nei frutti (buccia), nella resina e nella corteccia di molte piante. Sono volatili, solubili in alcol e olio, ma non in acqua e questo rende spesso difficoltosa la loro estrazione e purificazione dalle impurità. Gli oli essenziali più conosciuti sono: rosmarino (Rosmarinus Officinalis), cipresso (Cupressus Sempervirens), eucalipto (Eucaliyptus Globulus), menta (Menta Piperita), lavanda (Lavendula Officinalis), timo (Thymus Vulgaris).

Come si ottengono gli olii essenziali

Esistono svariati metodi di estrazione degli oli essenziali naturali.

Gli oli essenziali presenti negli agrumi (ad esempio: arancio, bergamotto, mandarino, limone) vengono ricavati dalla spremitura delle bucce dei frutti.

L’enfleurage è il metodo utilizzato per estrarre gli oli essenziali presenti nelle parti più delicate dei vegetali, come per esempio i petali dei fiori, che non possono subire trattamenti a temperature elevate. E' un metodo molto antico. Consiste nel depositare i petali su di uno strato di grasso, in modo che sia il grasso ad assorbire direttamente gli oli essenziali. I petali vengono cambiati frequentemente fino a quando il grasso non è saturo di olii profumati. Infine si fa sciogliere il grasso e si separano gli oli essenziali.

L'estrazione con uso di solventi si usa per le piante aromatiche pregiate (per esempio rosa e gelsomino) i cui oli non resistono al calore. Consiste nel fare legare chimicamente gli oli essenziali con un solvente, per poi rimuoverlo successivamente ed ottenere gli oli essenziali puri.

Cos'è il distillatore per oli essenziali

Il distillatore in corrente di vapore viene utilizzato per la maggior parte delle piante aromatiche, che contengono oli essenziali scarsamente solubili in acqua e resistenti al calore.

Il principio di funzionamento di un distillatore pr olii essenziali è semplice: il vegetale viene permeato dal vapore, i tessuti del vegetale si rompono e rilasciano l'olio essenziale; il vapore porta con sè l'olio essenziale. Infine il vapore con l'olio essenziale vengono raffreddati e di conseguenza separati, in quanto il vapore raffreddandosi condensa e ha un peso specifico differente rispetto a quello degli oli essenziali.

Come funziona il distillatore per oli essenziali

L’apparecchio distillatore è chiuso ermeticamente, per evitare di lasciar fuoriuscire i vapori. Un raccordo lo collega con un refrigerante raffreddato ad acqua per far condensare i vapori. Ecco le tappe del processo nel distillatore:

Le parti della pianta (fresca o essiccata) vengono poste in un contenitore chiuso;

Nella parte inferiore del contenitore viene fatto fluire del vapore acqueo, che passa attraverso le parti vegetali e vaporizza gli oli volatili in esse contenuti;

Vapore e olio vaporizzato, insieme, passano attraverso un condensatore raffreddato;

Gli olii essenziali sono estratti dall'acqua alla superficie del separatore mentre l'acqua è raccolta nella parte inferiore.

Gli olii essenziali così ottenuti col distillatore non sono esattamente identici a quelli contenuti nelle piante. Risultano infatti modificati dai processi di distillazione e dalla temperatura, ma sono anche purificati da eventuali sostanze presenti nella pianta. E' importante conoscere pertanto il chemiotipo, cioè la composizione chimica degli olii essenziali.

Il distillatore consente, in questo modo, di ottenere olii essenziali puri e di qualità elevata.

Fonte: cure-naturali.it

03/02/16

Enzo Soresi: le emozioni sono alla base del nostro benessere


Intervista con il professore autore de 'Il cervello anarchico': con la nascita si è influenzati da condizionamenti che portano a essere quello che ognuno è 


Illustre pneumologo, anatomopatologo, oncologo, studioso di neuroscienze, ricercatore scientifico, il prof. Enzo Soresi è autore di diversi libri di successo tra cui "Il cervello anarchico", in cui descrive quanto il cervello umano abbia il potere di attivare o disattivare i meccanismi che generano le malattie o le guarigioni, definite più semplicemente come malattie psicosomatiche. Nel libro viene anche descritto come un atteggiamento positivo nei confronti della malattia sia in grado di aiutare il corpo a guarire anche dove la scienza non sa darsi una spiegazione. A parlare della sua tesi il Prof. Enzo Soresi.

Vuol parlare delle ultime novità in campo biologico riguardanti le neuroscienze?

Il cervello si costruisce nella fase gravidica e la sua costruzione è totalmente interattiva con l'ambiente materno e con l'ambiente esterno alla madre. Alla nascita tutti gli organi si sono definiti ad esclusione del cervello che si costruisce invece in progress, cioè mentre si è al mondo, è per questo motivo che i primi anni di vita sono fondamentali nel costruire le fondamenta del cervello, perché il programma genetico è interattivo con l'ambiente che accoglie il bambino.

Lei ha scritto un libro dal titolo "Il cervello anarchico" tradotto anche in lingua inglese, vuol spiegare il perché a questo titolo?

Perché quando noi veniamo al mondo, se veramente il cervello rimanesse coerente con l'organismo senza interferenza dagli eventi negativi, quindi rimanesse anarchico all'ambiente, sarebbe perfetto biologicamente, e questo porterebbe ad avere quel psicostato di perfezione biologica.

Invece cosa succede?

Con la nascita si è influenzati da tutta una serie di condizionamenti che portano nel bene e nel male a essere quello che ognuno è, con le sue caratteristiche.

Quindi lo scompenso psicosomatico può determinare anche le malattie?

Le emozioni hanno una valenza funzionale rispetto alla malattia e alla salute.

A suo parere cos'è il corpo?

Tutto il corpo è un'entità olistica e tutto parla con tutto, tanto è vero che nel mio libro c'è questa frase di Antifonte in cui si dice che è la mente che dirige il corpo verso la salute, la malattia, come tutto il resto.

Quindi nel suo libro lei dimostra che quello che Antifonte disse in realtà è vero e dimostrabile?

Sì perché ci sono tutti i presupposti biologici per dimostrare che tutto parla con tutto nell'organismo. Il libro è un voler dimostrare cosa è la PNEI, cioè la psiconeuroendocrinoimmunologia.

Vuol spiegare da cosa è costruita la PNEI?

È costruita dal sistema neuroendocrino, cioè è un sistema ubiquitario presente ovunque nell'organismo. Si tratta di cellule che hanno un potenziale di produzione ormonale o di neurotrasmettitori, cioè sostanze che parlano con le membrane cellulari attraverso questi recettori.

Vuol fare un esempio che chiarisca meglio di cosa si tratta?

Un esempio può essere fatto con le endorfine e i recettori degli oppiacei. Questi due sistemi si parlano perché le endorfine sono delle proteine che se ben prodotte dai neuroni vanno a parlare con i recettori di membrana. Si è allegri se il sistema funziona bene, se funziona male si è depressi, se funziona troppo si potrebbe avere un soggetto ipereccitato.

Il libro di cosa tratta?

Il libro sviluppa il tema della PNEI cioè del rapporto fra sistema immunitario, sistema neuroendocrino e strutture emozionali del cervello, cioè strutture limbiche e della comunicazione che avviene fra questi tre sistemi attraverso i neurotrasmettitori. Racconta su queste basi alcuni casi clinici ed affronta il tema dell'effetto placebo e dell'effetto nocebo.

Vuol fare un esempio sull'effetto placebo?

Se a cento persone affette da mal di testa, diamo alla metà una compressa antidolorifica e all'altra metà una pillola di zucchero, a chi ha preso l'analgesico il mal di testa scomparirà al 70% mentre a chi avremo dato la pillola di zucchero al 40%. A conferma che l'aspettativa di un evento terapeutico può essere sufficiente ad innescare una risposta biologica di auto guarigione in una certa quantità di pazienti.

Questo spiega l'importanza della mente nei processi di guarigione?

Poiché il nostro organismo è un'entità olistica l'importanza dell'assetto psichico e del buon controllo delle emozioni è assoluta per il nostro benessere o malessere anche se di fronte ad una malattia è bene seguire la strada della medicina basata sulla evidenza, cioè la medicina scientifica che, come dice il prof. Edoardo Boncinelli va considerata una scienza in progress.

Che cosa suggerisce dal punto di vista preventivo per evitare di ammalarci?

Il controllo delle emozioni è alla base del nostro benessere e in particolare il controllo dello stress causa di tanti danni. Da qualche anno suggerisco ad alcuni miei pazienti di imparare la tecnica della mindfullness o meditazione consapevole che ci mette in condizioni di ridurre i danni da stress. Un altro ottimo presidio per difenderci dalle malattie, è sviluppare un fitness moderato che consiste in trenta minuti di camminata veloce, circa 5 km all'ora almeno quattro volte alla settimana e naturalmente seguire una dieta il più vicino possibile alla dieta mediterranea con l'accorgimento di stare lontano dagli zuccheri e dai cibi raffinati.
Si evince quindi che il cervello è in grado di attivare tutti quei meccanismi che generano in un soggetto la malattia o guarigione. Ciò che viene affermato dal prof. Enzo Soresi, viene dimostrato dai casi in cui la stessa scienza delle volte non è in grado di darsi una spiegazione.

di Desiré Sara Serventi 

fonte: globalist.it

04/01/15

6000 Anni Di Droga, History Channel






Dai funghi psichedelici alle sostanze più moderne, da sempre l'uomo ha fatto uso di droghe. Quali sono state le ragioni che ci hanno spinto a farne uso nonostante i rischi che comportano siano abbastanza noti?


6000 Anni Di Droga, History Channel


01/09/13

Penso che gli anziani oggi in Italia muoiano sopratutto di solitudine, di tristezza. Vittorio Zanini


Penso che gli anziani oggi in Italia muoiano sopratutto di solitudine, di tristezza. Avrebbero tanto da dare alla società vivendo a contatto con le generazioni più giovani, come succedeva fino a pochi decenni fa, quando ancora non esistevano gli ospizi e i vecchi restavano a casa con la famiglia morendo nel proprio letto, come succede ancora in quei paesi dove il cosiddetto progresso occidentale grazie a Dio non ha ancora attecchito. Ma la nostra società ha deciso che non sono più utili, che non servono perchè non hanno le energie di una volta e non possono produrre come un giovane. 
Poi, al primo piccolo problema che si presenta, vengono rinchiusi in queste squallide, fredde, disumane case di riposo dove, poco tempo dopo essere stati abbandonati li da figli snaturati e ingrati che pensano di avere il diritto di privare della libertà e della vita stessa le persone che li hanno messi al mondo, muoiono, non a causa di malattie vere e proprie, ma di solitudine e tristezza, si lasciano morire per mancanza di amore.
I vecchi sono una grande ricchezza per la società, quello che producono, anche se poco, è molto prezioso, ma le loro possibilità vengono sottovalutate e la loro voglia di vivere viene soffocata da questa società malata, egoista e inconsapevole. 

Vittorio Zanini