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26/12/22

Anarco-primitivismo


 

Anarco-primitivismo

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Bandiera dell'anarchismo verde

L'anarco-primitivismo è una delle tre correnti, insieme all'ecologia sociale e all'ecologia profonda, dell'anarchismo verde. Gli anarco-primitivisti, come suggerisce il nome, rifiutano radicalmente la società industriale, poiché viene considerata la fonte principale delle diverse forme d'alienazione che gravano sulla libertà umana, auspicando un ritorno a una società pre-moderna e pre-industriale. [1]

Origine e influenze

Il primitivismo ha subito notevoli influenze dal situazionismo europeo di cui condivide le analisi sul lavoro alienante, sulla tecnologia, la spettacolarizzazione della società che sfrutta la separazione tra realtà e rappresentazione e l'urbanizzazione delle città.

Altri elementi d'analisi del primitivismo riguardano sia la scoperta dell'agricoltura che il concetto di sovrappopolazione, ritenuti entrambi come fattori da cui sono scaturiti la gerarchia e successivamente lo Stato.

Oltre al situazionismo altre influenze sono arrivate, negli "anni 70", dalla rivista della costa occidentale americana «Live wild or die» ("Vivi selvaggio o muori") e da quella di Detroit, «Fifth estate». Quest'ultima rivista era diretta da George Bradford, il quale riteneva necessario la tribalizzazione dell'anarchismo oltre che il rifiuto della tecnologia. Su questo tema ci fu una vivace discussione con Murray Bookchin, il quale sosteneva che la tecnologia avrebbe potuto aiutare la società umana ad eliminare alcune incongruenze, contrariamente a Bradford che la rifiutava in toto.

Concetti primitivisti: confronto tra diverse posizioni

John Zerzan vs. Riane Eisler

Exquisite-kfind.pngVedi società gilaniche.

Gli anarco-primitivisti auspicano un ritorno alla società pre-industriale, vista come un'organizzazione antesignana dell'anarchismo nei suoi elementi caratteristici di mutuo appoggio. Essi vedono nell'abbandono del metodo di sussistenza basato sul lavoro dei cacciatori-raccoglitori la causa della fine dei valori egualitari (sociali, economici e politici). L'industrialismo di matrice indoeuropeo e l'inizio del "progresso" modernista, sono considerati come la causa principale dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo e dell'uomo sulla natura ed è anche la chiave del sistema capitalistico, strutturato in un sistema di potere centralizzato e gerarchico, che non può sussistere senza genocidi, distruzioni, colonialismo e repressione.

Molti di loro, come John Zerzan, ritengono che tali valori albergassero nelle culture nomadi e che il sedentarismo e la scoperta dell'agricoltura abbiano introdotto i germi della società del dominio. [2]

Contrariamente a quanto pensa Zerzan, secondo altri approcci che si rifanno agli studi di Marija Gimbutas e Riane Eisler la scoperta dell'agricoltura, e il conseguente sviluppo delle civiltà sedentarie, non hanno comportato lo sviluppo di strutture gerarchiche e autoritarie, visto che erano fondate sul culto egualitario della Dèa Madre, sulla pace e il rispetto della natura, tutti valori tipici delle cosiddette società gilaniche. Sarebbero stati proprio il nomadismo ancestrale dei popoli Kurgan, cioè coloro che soppiantarono violentemente i gilanici, invece a comportare lo sviluppo di concetti quali la proprietà, le grandi urbanizzazioni concentriche (una volta che abbandonarono per sempre il nomadismo), il disboscamento di foreste e la fine dei culti alla natura, il dominio patriarcale, l'autorità, i sistemi gerarchici/castali e piramidali.

La posizione di Jered Diamond

In realtà bisognerebbe distinguere tra due differenti tipi di nomadismo: tra quello primitivo dei cacciatori-raccoglitori e la sua evoluzione storica, quello dei pastori-guerrieri come lo sono stati i Kurgan (i primi ad aver addomesticato il cavallo). Inoltre a dire il vero, più che imputabile ad un unico sistema produttivo o modello sociale che avrebbe soppiantato un altro, è probabile che l'abbandono del modello egualitario gilanico sia avvenuto, sì sotto la spinta dei popoli nomadi, ma non senza far proprie, da parte dei popoli sedentari, le strutture gerarchiche dei popoli nomadi di pastori-guerrieri.

Come mostra Jered Diamond in Armi, acciaio e malattie lo sviluppo dell'agricoltura ha offerto il vantaggio dell'accumulo di cibo e calorie e quindi la possibilità di sfamare più facilmente un numero maggiore di persone rispetto al modello nomade (sia cacciatore-raccoglitore che pastorale). L'egualitarismo iniziale dei popoli sedentari è quindi la logica conseguenza di questo vantaggio tecnologico. Naturalmente questo vantaggio ha permesso ai modelli egualitari di prosperare solo finché quelle scorte di cibo non sono state messe in pericolo dall'avanzata di altri gruppi umani. Ma sarebbe bene dire che i conflitti tra nomadi e sedentari, storicamente, sono stati più che altro dettati dalle opposte necessità produttive legate allo sfruttamento dei territori (là dove passa il bestiame non è più possibile fare un raccolto) più che alla innegabile cultura guerriera dei primi rispetto ai secondi. Per questo è bene ricordare che la diatriba storica tra nomadi e sedentari non può essere ridotta ad una diatriba tra popoli guerrieri e popoli pacifici, tra popoli non rispettosi della natura e popoli "ecologisti". Ne sia un esempio il disboscamento di foreste. Non sono solo gli agricoltori ad abbattere alberi, ma anche i popoli nomadi (a parte quelli dei cacciatori-raccoglitori) che spesso sono allevatori di bestiame e che hanno bisogno di grandi praterie per i loro animali (e pertanto di sottrarre foresta). La conseguente riorganizzazione gerarchica delle civiltà agricole è da vedersi quindi come una risposta dettata da ragioni di organizzazione militare e di difesa delle scorte di cibo, più che all'imposizione di un modello nomade guerriero-pastorale su quello sedentario. La riorganizzazione in termini gerarchici delle civiltà agricole si è poi rivelata, da un punto di vista che fa sue le logiche di supremazia e di forza bruta, storicamente vincente (anche se con momenti di ribaltamento di fronte basti pensare a Gengis Kahn) vista la quasi totale estinzione dei popoli nomadi dal pianeta. Ne sia un esempio simbolico la quasi scomparsa dei guerrieri nomadi Navajo dal continente americano operata dai "pacifici" pionieri contadini statunitensi.

Decalogo sintetico del primitivismo

  • Critica della cultura simbolica
  • Rifiuto dell'addomesticamento della natura (grosse aziende agricole e allevamenti intensivi)
  • Rifiuto del patriarcato [3]
  • Rifiuto della gerarchia [4]
  • Critica alla divisione e specializzazione del lavoro
  • Rifiuto della scienza moderna
  • Critica alla tecnologia
  • Rifiuto dell'industrializzazione
  • Rifiuto della società di massa
  • Difesa della rivoluzione come mezzo di cambiamento sociale.

Correnti di pensiero primitiviste

I pensatori primitivisti che si rifanno a questa filosofia si differenziano, anche profondamente, nelle analisi delle cause e dei problemi della civilizzazione e nel fine ultimo che si propongono di raggiungere.

Una delle più famose correnti primitiviste è stata rappresentata da intellettuali statunitensi come H. D. Thoreau, autore tra l'altro di Walden ovvero Vita nei boschi[5]

Alcuni, come per esempio Theodore Kaczynski (il quale però non si è mai sentito parte integrante del movimento primitivista, anzi ne è fortemente critico), conosciuto anche come l'Unabomber americano, vedono nella rivoluzione industriale il problema primo della civilizzazione (da qui l'idea di distruggerla), altri invece si concentrano maggiormente sulle conseguenze dell'invenzione della scrittura, sull passaggio dal politeismo al monoteismo, sui nefasti effetti dello sviluppo del patriarcato ecc.

John Moore vede la civilizzazione come il luogo in seno al quale si sono coagulate le varie forme d'oppressione che hanno distrutto i valori della civiltà preindustriale. Moore non auspica un ritorno alla vita selvaggia ma un ritorno ai valori solidali delle società preindustriali (mutuo appoggio).

Lo psicologo Paul Shepard, influenzato dall'antropologo Claude Levi-Strauss, sostiene che la scoperta dell'agricoltura ha comportato lo sviluppo di comportamenti innaturali a carattere patologico, tipici delle specie che vengono poste al di fuori del loro habitat naturale. Nel suo Nature and Madness, egli sostiene la necessità di ritornare alla natura affinché possano essere curati anche i disagi individuali e sociali, risultato dell'allontanamento degli esseri umani dal loro habitat naturale. Shepard è considerato un pioniere dell'ecopsicologia, una dottrina che relaziona psicologia ed ecologia.

Un'altra opera molto importante per lo sviluppo di questo pensiero è stata l'opera di Bob Black intitolata L'abolizione del lavoro (1985) in cui il lavoro è visto come un mezzo di controllo sociale.

John Zerzan, uno degli editori di Green Anarchy (fondato nel 2000), nonché uno dei pensatori più conosciuti nell'ambito del primitivismo, si sofferma sull'analisi dell'addomesticamento figlio dell'industrializzazione forzata che reprime gli istinti naturali dell'uomo, i quali potranno liberarsi solo dal collasso della civiltà industriale. Da sottolineare che l'organizzazione afro-americana denominata MOVE, fondata a Filadelfia nel 1972, ha avuto notevoli affinità con i principi dell'anarco-primitivismo.

Riassumendo:

Alcuni pensatori vedono il primitivismo come un ritorno alla vita primordiale fatta di caccia, raccolta e nomadismo. Altri invece vedono in questa filosofia solo un “modello culturale” da prendere come punto di riferimento, in cui prevalgono la mutua collaborazione e l'egualitarismo.

Anche gli anarchici tradizionali hanno approcci diversi al primitivismo: alcuni rifiutano questa visione della civilizzazione, altri pur non definendosi primitivisti accettano alcune delle loro analisi, in particolare quelle riguardanti la gerarchia e l'autorità.

La questione sanitaria

«Green Anarchy», storica rivista primitivista

Benché su quest'argomento non abbondi la documentazione, esiste una singolare concezione della scienza medica che appartiene a quella corrente molto particolare dell'anarchismo che è l'anarco-primitivismo. Nonostante i primitivisti rifiutino la civilizzazione e le istituzioni come strumento di controllo, di dominio e di domesticamento, la loro concezione della sanità non può essere definita “medicina sociale”. La divisione e la specializzazione del lavoro, vengono visti, da questa corrente dell'anarchismo, all'origine dell'ineguaglianze sociali e della perdita delle peculiarità specifiche di ogni essere umano. Come mezzo di emancipazione dalle strutture di potere a dall'industria sanitaria, essi propongono l'autonomia, lo sviluppo della propria consapevolezza e l'ascolto del proprio corpo, in modo da trovare il giusto equilibrio corporeo e mentale; essi propongono in sostanza di divenire sciamani di noi stessi.

Gli anarco-primitivisti auspicano l'utilizzo di metodi naturali e/o erboristici per meglio curare le malattie. È necessario metter fine alla società dei consumi e all'industria farmaceutica, decentralizzando le cure sanitarie e utilizzando maggiormente le risorse locali (bioregionalismo). A questo proposito bisogna ricordare che lo sviluppo del sistema capitalistico ha determinato la diminuzione della biodiversità vegetale e animale.

Per i fautori di questo radicale pensiero ecologista, il ritorno alla natura, vivendo direttamente nei boschi o semplicemente riavvicinandosi alla stessa, non potrebbe che avere un impatto positivo sulla nostra salute psichica e fisica. Lo sviluppo di una vera etica ecologista aiuterebbe a migliorare le condizioni di vita comunitaria. D'altronde anche l'ecopsicologia, per esempio, ben descrive la sinergia indissolubile tra il benessere umano e quello del pianeta.

«La Rivoluzione anarco-primitivista lenisce, negli individui, tra le persone e tra le persone e la natura, le ferite apertesi con la civilizzazione, il potere, incluso lo Stato, il capitale e la tecnologia». (John MooreA Primitivist Primer).

Note

  1.  ApprofondimentipatriarcatoIntervista a Marija Gimbutas e Stato.
  2.  Si legga a tal proposito l'Intervista a John Zerzan
  3.  Il patriarcato e la gerarchia nascono con la fine della società gilaniche e l'inizio della civiltà imposta coercitivamente dai popoli Kurgan. Non tutti i primitivisti però accettano quella che ormai viene appurata come verità storica incontrovertibile. Alcuni (vedi John Zerzan) ritengono ancora che patriarcato e gerarchia siano nati con la scopertà dell'agricoltra ...
  4.  Il patriarcato e la gerarchia nascono con la fine della società gilaniche e l'inizio della ciivltà imposta coercitivamente dai popoli Kurgan. Non tutti i primitivisti però accettano quella che ormai viene appurata come verità storica incontrovertibile. Alcuni (vedi John Zerzan) ritengono ancora che patriarcato e gerarchia siano nati con la scopertà dell'agricoltra ...
  5.  Queesto libro ispirò anche Gandhi, il quale venne a conoscenza del libro grazie a Henry S. Salt, biografo di Thoreau, mentre era studente all'Università di Oxford. Ne rimase entusiasta e, il 26 ottobre 1907, lo pubblicò nella sua rivista Indian Opinion. (Vedi articolo pubblicato nel 2005 su Le Monde Diplomatique col titolo Disobbedienza civile: diritto o dovere?

Bibliografia

Voci correlate

Collegamenti esterni

Siti primitivisti :

11/08/20

Quante cose di cui non ho bisogno! Vittorio Zanini

 



Ogni volta che riesco ad eliminare qualcosa che ritenevo indispensabile, poi mi rendo conto che posso fare a meno di tanto altro. Più mi libero di cose che possiedo, abitudini e dipendenze e più mi sento bene, leggero, libero. Il mio obiettivo non è quello di non desiderare più niente ma di desiderare sempre meno; scremare tutto il superfluo e conservare solo l'essenziale. Sono felice per quello che ho, non desidero niente che non possiedo e non vorrei essere in nessun altro posto che in quello in cui mi trovo in questo momento.

Vittorio Zanini

18/05/20

Noam Chomsky: il futuro che ci aspetta


Quali lezioni positive possiamo ricavare dalla pandemia?

La prima lezione è che siamo di fronte a un altro errore colossale del capitalismo neoliberista. Se non capiamo questo, la prossima volta che ci succederà qualcosa di simile andrà ancora peggio. È ovvio dopo quello che successe in seguito all’epidemia della SARS nel 2003. Gli scienziati sapevano che sarebbero arrivate altre pandemie, forse del tipo del coronavirus. In quel momento sarebbe stato possibile prepararsi e trattarlo come si fa con l’influenza, ma non è stato fatto.

Le aziende farmaceutiche hanno le risorse e sono ricchissime, ma non lo fanno perché i mercati dicono che non ci sono benefici nel prepararsi a una catastrofe dietro l’angolo. Poi arriva la batosta neoliberista. I governi non possono fare nulla. Continuano a essere il problema e non la soluzione. Gli Stati Uniti sono una catastrofe per il gioco che portano avanti a Washington. Sanno come incolpare tutti eccetto se stessi, nonostante siano responsabili. Adesso siamo l’epicentro, in un paese talmente disfunzionale che non riesce nemmeno a fornire informazioni sul contagio all’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS).

Che cosa pensa della gestione dell’amministrazione Trump?

Il modo in cui è stata gestita la pandemia è surreale. A febbraio stava già imperversando; tutti lo riconoscevano negli Stati Uniti. Proprio a febbraio, Trump ha presentato dei bilanci che vale la pena di analizzare. Tagli al Centro di Prevenzione e Controllo delle Malattie e in altri campi relazionati con la sanità. Tagli nel bel mezzo di una pandemia, aumentando invece il finanziamento alle industrie di energia fossile, alle spese militari, al famoso muro…

Tutto ciò la dice lunga sull’indole dei buffoni psicopatici che guidano il governo e che sono la causa del malessere del paese. Adesso cercano disperatamente di incolpare qualcuno. Incolpano la Cina, l’OMS… e tutto ciò che hanno fatto all’OMS è un vero crimine. Cosa vuol dire sospendere i finanziamenti? L’OMS lavora in tutto il mondo, principalmente nei paesi poveri e si trova davanti a problemi come la diarrea, la maternità… e quindi come si giustificano? “Bene, uccidiamo un mucchio di gente del sud perché forse questo ci aiuterà in vista della campagna elettorale”. Questo è un mondo di psicopatici.

Trump ha cominciato negando la crisi, ha persino detto che si trattava di una bufala dei democratici. Questa potrebbe essere la prima volta in cui Trump è stato superato dai fatti?

Bisogna riconoscere un merito a Trump… è probabilmente l’uomo più sicuro di sé che sia mai esistito. È capace di reggere con una mano uno striscione con su scritto “Vi amo, sono il vostro salvatore, abbiate fiducia in me perché lavoro giorno e notto per voi” e con l’altra mano pugnalarti alle spalle. È questo il modo con cui si rivolge ai suoi elettori, che lo adorano indipendentemente da ciò che fa. E viene aiutato dal fenomeno mediatico costituito da Fox News, Rush Limbaugh, Breitbart… ossia gli unici media che guardano i repubblicani.

Se un giorno Trump dice “è solo un’influenza, dimenticatela”, loro lo confermeranno, diranno che è solo un’influenza e che bisogna dimenticarsene. Se il giorno dopo dice che è una pandemia terribile e che è stato il primo a rendersene conto, lo grideranno tutti insieme e diranno che è la persona migliore della storia. Allo stesso modo, lui guarda Fox News ogni mattina e decide cosa gli conviene dire. È una cosa impressionante. Rupert Murdoch, Limbaugh e gli psicopatici della Casa Bianca stanno portando il paese alla rovina.

Questa pandemia può cambiare il modo in cui ci relazioniamo alla natura?


Questo dipende dai giovani. Dipende dalla reazione della popolazione mondiale. Potrebbe portarci a Stati autoritari e repressivi, che accentuino ancora di più il modello neoliberista. Bisogna ricordarselo: il capitalismo non cede. Pretendono più finanziamenti per i combustibili fossili, distruggono i regolamenti che offrono una certa protezione… Nel bel mezzo della pandemia negli USA sono state eliminate norme che limitavano l’emissione di mercurio e di altre sostanze nocive… Questo significa uccidere più bambini statunitensi possibile e distruggere l’ambiente. Non si fermano. E se nessuno si oppone, questo è il mondo che ci resterà.

In termini geopolitici come sarà suddivisa la mappa del potere dopo la pandemia?

Quello che sta accadendo a livello internazionale è piuttosto scioccante. C’è questa cosa che chiamano Unione Europea. Sentiamo la parola ‘unione’. Ok, guardate la Germania, che sta gestendo molto bene la crisi… In Italia la crisi è acuta… Stanno ricevendo aiuto dalla Germania? Fortunatamente ricevono aiuto, ma da una “superpotenza” come Cuba, che invia medici. O dalla Cina, che sta inviando materiale e aiuti. Ma non ricevono assistenza dai paesi ricchi dell’Unione Europea. Questo la dice lunga…

L’unica nazione che ha dimostrato un autentico internazionalismo è Cuba, sottoposta da sempre allo strangolamento economico degli Stati Uniti e che per qualche miracolo è riuscita a sopravvivere per continuare a mostrare al mondo cos’è l’internazionalismo. Questo però non si può dire negli Stati Uniti, perché quello che si deve fare è incolpare i cubani per le violazioni dei diritti umani. In realtà le peggiori violazioni dei diritti umani si verificano nel sud-est di Cuba, in un luogo chiamato Guantánamo, che gli Stati Uniti si sono presi con la forza e si rifiutano di restituire. Una persona istruita e obbediente dovrebbe dare la colpa alla Cina, invocare il “pericolo giallo” e dire che i cinesi stanno venendo a distruggerci; siamo meravigliosi. C’è un appello all’internazionalismo progressista con la coalizione avviata da Bernie Sanders negli Stati Uniti o da Yanis Varoufakis in Europa. Portano elementi progressisti per contrastare il movimento reazionario che è stato forgiato dalla Casa Bianca (…) per mano di Stati brutali in Medio Oriente, Israele (…) o con persone come Orban o Salvini, il cui massimo godimento nella vita è quello di assicurarsi che le persone che fuggono disperatamente dall’Africa anneghino nel Mediterraneo. Con tutto questo movimento reazionario internazionale bisogna chiedersi: qualcuno li contrasterà? E tutto ciò che vedo è la speranza in ciò che Bernie Sanders ha costruito.

Però Bernie Sanders ha perso…

Molti ritengono che la campagna di Sanders sia stata un fallimento, ma questo è un errore madornale. È stato un grande successo. Sanders è riuscito a cambiare la portata della discussione e della politica e temi molto importanti che un paio di anni fa non si potevano menzionare ora sono al centro della discussione, come il Green New Deal, che è essenziale per la sopravvivenza.

Non è stato finanziato dai ricchi, non ha avuto il sostegno dei media… L’apparato del Partito Democratico ha dovuto manipolare le primarie per evitare che vincesse la nomination. Proprio come nel Regno Unito l’ala destra del Partito Laburista ha distrutto Jeremy Corbyn, che stava democratizzando il partito in un modo che loro non potevano sopportare. Erano disposti perfino a perdere le elezioni (pur di eliminarlo). Ne abbiamo viste tante negli Stati Uniti, ma il movimento rimane. E’ popolare. Sta crescendo. E’ qualcosa di nuovo … Ci sono movimenti simili in Europa e possono fare la differenza.

Cosa pensa che succederà con la globalizzazione così come la conosciamo?

Non c’è niente di sbagliato nella globalizzazione in sé. È bello fare un viaggio in Spagna, per esempio. La domanda è: quale forma di globalizzazione? Quella che si è sviluppata è stata sotto il segno del neoliberismo. È quello che hanno progettato. Ha arricchito le persone più ricche e messo un enorme potere nelle mani di corporazioni e monopoli. Ha anche portato a una forma di economia molto fragile, basata su un modello di business di efficienza, facendo le cose al minor costo possibile. Questa logica porta per esempio al fatto che gli ospedali non abbiano certe cose perché non sono efficienti.

Ora questo sistema fragile sta crollando perché non può affrontare qualcosa che è andato storto. Quando si progetta un sistema fragile e si centralizza la produzione e la produzione solo in un luogo come la Cina… Guardate Apple. Realizza enormi profitti, pochi dei quali rimangono in Cina o a Taiwan. La maggior parte della sua attività si svolge in un luogo dove probabilmente hanno messo un ufficio grande come il mio studio, in Irlanda, per pagare poche tasse in un paradiso fiscale. Come possono nascondere il denaro nei paradisi fiscali? Fa parte della legge della natura? No. In realtà, in America, fino a Reagan, era illegale. Così come la compravendita di azioni. (…) Erano necessari? Reagan li ha legalizzati. Tutto è stato progettato, sono decisioni che hanno conseguenze che abbiamo visto nel corso degli anni e uno dei motivi della crescita di quello che è stato erroneamente chiamato ‘populismo’. Molte persone erano arrabbiate, risentite e odiavano il governo in modo giustificato. Questo è stato un terreno fertile per i demagoghi che hanno potuto dire: io sono il vostro salvatore e gli immigrati e questo e quello…

Pensa che dopo la pandemia gli Stati Uniti saranno più vicini all’assistenza sanitaria gratuita e universale?

È molto interessante vedere questa discussione. Il programma di Sanders, per esempio, prevede l’assistenza sanitaria universale, le tasse universitarie gratuite… Lo criticano su tutto lo spettro ideologico. La critica più interessante viene da sinistra. I giornalisti più liberali del New York Times, della CNN eccetera dicono che sono buone idee, ma non per gli americani. L’assistenza sanitaria universale esiste ovunque. In tutta Europa, in una forma o nell’altra. In paesi poveri come il Brasile, il Messico… E l’istruzione universitaria gratuita? Ovunque… Finlandia, Germania, Messico… ovunque. Quindi quello che i critici di sinistra dicono è che l’America è una società così arretrata da non riuscire a mettersi in pari con il resto del mondo. E questo la dice lunga sulla natura, la cultura e la società.

Intervista al filosofo e linguista statunitense Noam Chomsky, sull’emergenza che stiamo vivendo. A cura di Cristina Magdaleno di Efe. Traduzione a cura di Francesca Crisci

Fonte: www.beppegrillo.it 

06/05/20

Sembra che siate tutti senza genitori, Vittorio Zanini


Sembra che siate tutti senza genitori. Siete nati sotto i cavoli o vi ha portato la cicogna? Oggi corrono tutti, nessuno ha mai tempo neanche per se stesso, figuriamoci se lo si trova per i vecchi e malati genitori, che per orgoglio dicono sempre di non aver bisogno di niente. E noi fingiamo di credere che stiano bene e non abbiano bisogno di aiuto, cosi la coscienza ce la mettiamo a posto e possiamo ricominciare a correre, senza neanche sapere dove stiamo andando. In questa società usa e getta non c'è più chi recupera e ripara le cose, quando crediamo che non servano più perché si guastano o non producono reddito, si buttano. E invece è proprio il ricordo del passato che ci può salvare dal delirio del presente.

Vittorio Zanini