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14/12/20

L’Onu ha riconosciuto le proprietà terapeutiche della cannabis. Cosa accade ora?

 


Dopo 60 anni la cannabis esce dalla tabella Onu degli stupefacenti.

Va in fumo l’ultimo pregiudizio sulla sostanza più discussa di sempre. Sono state riconosciute le proprietà mediche della cannabis che ora non fa più parte delle sostanze ritenute pericolose. La Commissione delle Nazioni Unite sugli Stupefacenti si è riunita per votare una serie di misure proposte dall'Organizzazione mondiale della sanità sulla riforma internazionale della cannabis. In particolare è stata decisa la declassificazione della sostanza dalla tabella nella quale si trovano sostanze come eroina e cocaina riconoscendone il valore terapeutico. L'Unione europea ha votato compatta.

Cosa è accaduto.

Era da 59 anni che non venivano prese decisioni di questa portata sulla tossicità delle sostanze. Sono state cambiate le quattro tabelle che dal 1961 classificano piante e derivati psicoattivi a seconda della loro pericolosità. Secondo gran parte della comunità scientifica la cannabis a scopo terapeutico ha molteplici benefici sul sistema nervoso e viene oggi usata per il trattamento di diverse malattie, come il Parkinson, la sclerosi, l'epilessia, il dolore cronico e i tumori. Ricordiamo che da una decina di anni nel nostro Paese è consentito il ricorso alla cannabis terapeutica se in possesso di regolare prescrizione medica. La decisione sicuramente spingerà .Secondo il report Estimated World Requirements of Narcotic Drugs 2020 dell'International Narcotics Control Board, l'Italia avrrebbe un fabbisogno di 1.950 kg all'anno di cannabis medica. Solo una piccola parte di questo fabbisogno è soddisfatto da produzione nazionale, il resto viene importato principalmente dall’Olanda.

Cosa accadrà.

La notizia era nell’aria. Già ieri il Marijuana Index, l’indice che raccoglie le società Usa attive in questo business era in deciso rialzo. Tuttavia, ad oggi, nella maggior parte del mondo, possedere e consumare marijuana è illegale. Le legislazioni, però, sono diverse da Paese a Paese. In generale, i Paesi asiatici e quelli europei sono i meno tolleranti. Il primo Paese al mondo ad aver legalizzato la cannabis è stato l'Uruguay dal dicembre del 2013. Negli Stati Uniti, invece, Colorado e California hanno scelto con modalità diverse la strada della legalizzazione. In Europa la marijuana è illegale (con depenalizzazioni variabili sul possesso) in Germania, Francia, Italia, Regno Unito, Irlanda, Grecia e Finlandia. La pena su possesso, vendita, trasporto e coltivazione è stata revocata solo in Olanda. In Spagna, invece, è possibile coltivare o consumare cannabis, ma solo nelle mura domestiche. Insomma, difficilmente il voto all’Onu non avrà un impatto immediato. I Governi possono decidere come classificare la cannabis e quindi nel breve al massimo assisteremo alla ripresa di un dibattito che dura da decenni. La decisione tuttavia è positiva perché riconosce finalmente gli effetti positivi della sostanza sui pazienti e a incentivare la ricerca medica.

3 dicembre 2020

di L.Tre.

fonte: ilsole24ore

25/03/20

La verità è che siamo tutti dei tossici


C’è a chi manca l’amore e non sa come fare. C’è chi ha bisogno della droga e si strugge. C’è chi deve per forza uscire, perché in casa si sente detenuto. Chi ha bisogno di condurre una vita di lusso… La verità è che siamo tutti dei tossici. Tutti abbiamo bisogno della “nostra droga”. Non esistono drogati di serie A o di serie B. Qualunque cosa può diventare una droga. E non parlo solo di sostanze stupefacenti, s’è ben capito. Il punto è che ognuno ha bisogno di qualcosa, senza la quale la vita non avrebbe senso. Come diceva Svevo, la gente è sana solo quando si accorge di essere malata. Ed ogni uomo è un tossico.

Unknown

02/07/19

Le proprietà psicoattive del Giusquiamo, la pianta delle streghe


Nonostante la sua intrinseca tossicità, il giusquiamo rientra a buon diritto fra le piante “amiche dell’uomo”, non fosse altro per i penosi mal di denti che ha democraticamente alleviato nel corso dei millenni, senza badare che fossero denti di principi o di contadini, e per le paradisiache (o infernali) visioni profetiche che ha elargito a quanti abbiano saputo maneggiarla con destrezza.
Sin dai tempi antichi in Europa era diffusa la pratica di aggiungere semi di giusquiamo alla birra, per fortificarne gli effetti. Parallelamente all’impiego per scopi profani quali il rafforzamento delle ebbrezze alcoliche, è stato indicato l’impiego del giusquiamo per scopi maggiormente etici, quali quelli profetici, per “vedere” nel passato e nel futuro delle conseguenze delle azioni umane, in particolare di quelle regali.
Dai Sumeri ai Vichinghi, nelle corti dei re di tutti i tempi hanno prestato servizio indovini e profeti che, in stato di trance, vaticinavano sulle scelte del luogo per la costruzione di un palazzo, sul momento più opportuno per muovere guerra, o sul matrimonio della figlia del re, e le solanacee tropaniche sono state in più casi chiamate in causa come fonte diretta della chiaroveggenza oracolare. Una conferma tarda ma eloquente di queste attività di corte profetiche riguarda il ritrovamento, nella fortezza danese di Frykat, della tomba datata al 980 d.C. di quella che probabilmente fu l’ultima profetessa di corte del re Aroldo I di Danimarca. Fra gli oggetti e strumenti necessari all’attività profetica di questa sacerdotessa vichinga (chiamata volva) che sono stati ritrovati nel corredo funebre, erano presenti numerosi semi di giusquiamo nero, originalmente contenuti in un astuccio di pelle.
Accanto all’immancabile impiego come ingrediente degli unguenti stregonici che, spalmati sulle parti più indicibili del corpo, portavano al sabba “in spirito” vecchiette dal codificato naso aquilino e dall’ancor più codificato cappello storto, nel Medioevo il giusquiamo era utilizzato in pratiche magiche volte al controllo del tempo metereologico. Nell’area germanica, per invocare la pioggia le donne del villaggio radunavano delle ragazze, chiamate “ragazze della pioggia”, la più giovane e pura delle quali era designata “regina”. Questa si denudava e, circondata dalle compagne, si cimentava in operazioni magiche e incantesimi che coinvolgevano una pianta di giusquiamo che trascinava al piede dal più vicino corso d’acqua sino al villaggio.
Nel mondo arabo il giusquiamo è stato e continua a essere impiegato per scopi afrodisiaci o comunque voluttuari, e di frequente viene aggiunto al caffè o ai datteri. È interessante notare come, durante l’XI-XV secolo d.C., presso la cultura araba si fosse sviluppata un’articolata discussione su quali sostanze inebrianti fossero da concedere alla popolazione e quali altre da vietare, e v’era chi, fra i giuristi, riteneva impunibile il consumatore di giusquiamo a differenza del mangiatore di hashish.Sono noti impieghi del giusquiamo per scopi devozionali e religiosi. In Nepal v’è l’usanza di rappacificare le inquiete anime dei morti offrendo loro il giusquiamo, mentre i Dervisci e i Sufi arabi ingeriscono semi di questa pianta per raggiungere una condizione di “follia religiosa” nel corso delle loro pratiche estatiche.
Nell’Africa magrebina, il giusquiamo del deserto (H. muticus) è stato ampiamente usato come veleno di guerra dalle popolazioni sahariane contro i funzionari e i militari della colonizzazione francese. L’episodio più celebre riguarda lo sterminio della spedizione Flatters nel 1881 presso il massiccio montuoso dell’Hoggar (Algeria), che fu decimata dai Tuareg dopo aver da questi ricevuto in dono dei datteri in cui era mischiato il giusquiamo, e di cui tutti i membri della spedizione avevano fatto un’abbondante scorpacciata.
Riguardo il rapporto del giusquiamo con il mondo animale, parrebbe che pecore, maiali e mucche possano mangiarlo impunemente, e in Marocco non sembrano avvelenarsi nemmeno il dromedario, il coniglio e la cavalletta. A proposito di quest’ultima, e ricordando che diverse popolazioni africane la fanno rientrare nelle loro diete alimentari, nella regione di Tindouf (Marocco) sono stati registrati avvelenamenti umani di nomadi che avevano mangiato cavallette catturate nei prati dove era presente il giusquiamo, e di cui evidentemente questi insetti si erano cibati.
Il giusquiamo è stato impiegato anche nel trattamento del delirium tremens, che è quello stato confusionale che si può pericolosamente presentare nel contesto di astinenza dall’alcol negli alcolisti cronici. Ciò fa parte di un più generale approccio farmacologico nel trattamento dell’alcolismo che originò e si diffuse nel XVII o XVIII secolo e che prevedeva l’impiego massivo di fonti vegetali tropaniche. Per esempio, in un testo di farmacologia francese del XIX secolo è riportato che a un soggetto sotto attacco di delirium tremens, dopo aver provato senza successo l’estratto gommoso di oppio, fu somministrato un estratto acquoso di giusquiamo nero (somministrato ogni 3 ore, e poi ogni 2 ore), che produsse sudorazione, cessazione dei tremori alle membra, calma, sedazione, cessazione dello stato delirante e infine sonno.Fino a non molto tempo fa in Francia, alla vigilia di una fiera o di un mercato, i commercianti di cavalli davano da mangiare alle bestie di poco prezzo una certa quantità di semi di giusquiamo mescolati alla crusca. Ciò dava all’animale una certa esuberanza e vivacità, e spesso i commercianti giungevano a introdurre un ramo di giusquiamo nell’ano dell’animale per fargli tener alzata la coda e dargli un’apparenza di giovinezza.
Ancora nella prima metà del XX secolo, per interrompere la dipendenza dall’alcol in certe cliniche private si praticava la “cura belladonna”, che riguardava una miscela di tre erbe: la belladonna, il giusquiamo e una specie di Xanthoxylum. Fu a una “terapia d’urto”, promossa dalla Town Hospital di New York e che si basava sulla somministrazione in dosi massicce di questa miscela vegetale nelle prime 50 ore del trattamento (un’assunzione ogni ora), che si sottopose nel 1934 un disperato alcolista cronico di nome Bill Wilson, che era ormai in dirittura d’arrivo verso il “traguardo” di quella che è da sempre considerata una malattia progressiva, e cioè verso la morte. Nel corso della “cura belladonna” – secondo quanto affermato più volte da egli medesimo – Wilson ricevette una visione, una “rivelazione” di natura mistica, che ebbe come conseguenza l’immediata liberazione dall’alcolismo per il resto della sua vita. L’anno successivo a questa “liberazione tropanica”, Wilson fondò gli Alcolisti Anonimi, l’associazione di auto-aiuto degli alcolisti destinata a diventare famosa e a diffondersi in tutto il mondo.

Fonte: Giusquiamo, pianta delle streghe. Fra ebbrezze rituali e medicine tradizionali, di Gianluca Toro e Giorgio Simorini
Tramite: docevitaonline.it

21/04/19

Ayahuasca, una droga sciamanica dalle mille virtù


Ayahuasca è il termine più comune per riferirsi a un mix vegetale in forma liquida, che viene assunto come bevanda, tradizionalmente preparata dagli sciamani o curanderi indigeni per i riti di visione e di comunicazione con il divino. Questa bevanda viene prodotta miscelando in un decotto diverse piante, principalmente le liane polverizzate di Banisteriopsis caapi e le foglie di Psychotria viridis. Le due piante hanno differenti principi attivi: la psychotria viridis contiene un alto contenuto di alcaloidi psicoattivi, in particolare di dimetiltriptamina (DMT), mentre la Banisteriopsis caapi contiene alcaloidi armalinici simili a quelli della ruta siriana.
UNA DROGA CURATIVA CON SECOLI DI STORIA. Ayahuasca significa “liana che porta nel luogo dei morti”, visto che i popoli quechua credevano – e credono – che quando si è sotto l’effetto dell’ayahuasca si possano avere visioni e percezioni del mondo abitato dagli spiriti degli antenati. Uscendo dal linguaggio mistico-tradizionale, quel che si può affermare sull’ayahuasca è che si tratta di un decotto che garantisce sensazioni simili all’LSD, ma che vengono definite maggiormente intense ed esperienziali. Al punto che in ambito sciamanico è da sempre considerata come una sostanza dallo scopo curativo ed olistico, destinato a potenziare l’educazione emozionale, la capacità di prendere decisioni e per curare malesseri di gruppo o individuali. Dal punto di vista chimico l’ayahuasca non è infatti un narcotico, visto che il suo componente principale è la DMT, medesima sostanza prodotta nel cervello umano dalla ghiandola pineale ogni notte, durante la fase REM del sonno.
DALL’AMAZZONIA FINO ALLE CAPITALI EUROPEE. L’antropologia ha documentato il consumo di ayahuasca come medicina olistica tradizionale in 76 gruppi etnici attuali distribuiti in Perù, Ecuador, Brasile, Colombia, Bolivia, Argentina, Venezuela e Uruguay. In tempi recenti l’ayahuasca è diventata parte costitutiva dei rituali di diverse dottrine religiose sincretiste, diffuse principalmente in Brasile, quali il Santo Daime, l’União do Vegetal ed il Barquinia. Negli ultimi decenni il suo utilizzo si è poi progressivamente affermato anche nelle aree urbane ed ha oltrepassato i confini del continente latino americano. Mantenendo però la caratteristica di essere utilizzata come sostanza rituale, solitamente in modo collettivo e sotto la guida di un esperto conoscitore, se non un vero e proprio sciamano. Anche in Europa, dove a partire dagli anni ’90 il suo utilizzo è stato importato, fino alla fondazione della “Comunità internazionale ayahuasca” e della “Scuola europea ayahuasquera”, oggi attive in tutto il vecchio continente, Italia compresa, con conferenze e riunioni spirituali.
UNO STATUS GIURIDICO CONTROVERSO. In Brasile il decotto di ayahuasca è diventato esplicitamente legale per usi religiosi nel 1986. In Europa lo status legale dell’ayahuasca è invece molto più controverso. In Italia la DMT è inserita in tabella I dell’elenco delle sostanze stupefacenti tuttavia, nel 2012, il processo per possesso e cessione di ayahuasca nei confronti di un membro del Santo Daime, si è concluso con un’assoluzione dell’imputato. Mentre altre sentenze assolutorie nei confronti degli usi religiosi dell’ayahuasca si sono verificate in Olanda e in Spagna, dove il fondatore della Scuola europea ayahuasquera, Alberto Varela, è stato prima arrestarlo con l’accusa di traffico di droga e attentato alla salute pubblica, e poi assolto dopo 12 mesi di carcerazione preventiva. Attualmente l’unico Paese al mondo ad aver esplicitamente proibito l’ayahuasca e tutti i componenti conosciuti per la sua preparazione è la Francia.
ANCHE LA PSICOTERAPIA SCOPRE LE SUE PROPRIETÀ. Questo contorto quadro giuridico non ha fortunatamente impedito lo studio approfondito, anche dal punto di vista clinico, delle possibili proprietà mediche e psicoterapeutiche dell’ayahuasca. In uno studio condotto all’interno di un gruppo di praticanti della chiesa brasiliana União do Vegetal l’ayahuasca si è mostrata efficace nel trattamento dell’alcolismo e della dipendenza indotta dall’abuso di sostanze stupefacenti. Inoltre secondo alcuni studi l’ayahuasca potrebbe essere utile per il trattamento dei disturbi mentali nei quali si sospetta un deficit del metabolismo della serotonina, come depressione, autismo, schizofrenia, sindrome da deficit di attenzione e iperattività. Mentre l’armina (contenuta nella Banisteriopsis caapi con la quale viene preparata) possiede proprietà anti-parassitarie che potrebbero farne ipotizzare l’uso nella profilassi della malaria e di varie altre parassitosi.
Autore: Andrea Legni
Fonte: dolcevitaonline.it

09/01/18

Canapa, ingrediente a sorpresa


È una piccola miniera di vitamine, sali minerali, proteine di alta qualità, fibre e acidi grassi essenziali. Da fibra tessile a elemento botanico guardato con sospetto, la canapa viene oggi rivalutata come versatile ingrediente culinario. Entra in cucina sotto forma di farina, foglie, semi o olio in piatti elaborati dall’Università dei Sapori di Perugia a partire da antiche ricette italiane di qualche secolo fa. Così la Cannabis Sativa porta ai fornelli un innegabile tocco di originalità


Nel 1900 l'Italia ne era il maggiore produttore mondiale, subito dietro alla Russia: in nessun altro paese come il nostro la canapa era prodotta e tessuta con maestria, protagonista in particolare di vele e cordame per barche e navi. 
Ma era anche piuttosto diffuso l'uso della cannabis sativa per farne olio (un olio molto delicato, simile a quello di nocciola, dalle note aromatiche dolci e lievemente tostate).

Per millenni e fin dalla preistoria i nostri antenati ne hanno sfruttato le proprietà curative, masticando le sue foglie e mangiando i semi. Pare sia arrivata in Europa nella notte dei tempi proprio dall'area della Russia Meridionale nelle mani del popolo Sciita e i primi ad adottarla furono i Greci nel VI secolo. Nell’antica Grecia e nell’antica Roma per esempio si utilizzavano semi e olio di canapa nei medicamenti già nel I d.C.

Nel medioevo è stata sfruttata soprattutto la fibra tessile della pianta, ma non erano disdegnati i semi, come alimenti di per sé o per spremerne olio. Poi in età recente l'ostracismo alla canapa. 
Fino alla rivalutazione. 
Già nel 1993 il nutrizionista Udo Erasmus nel libro Fats that Heal, Fats that Kill sottolineava che "le proteine contenute nei semi di canapa forniscono al corpo tutti gli amminoacidi essenziali necessari per una buona salute e la loro composizione corrisponde esattamente a quello di cui il corpo umano ha bisogno per produrre il plasma sanguigno, l'albumina e la globulina, elementi essenziali che rivestono un ruolo importante nel sistema immunitario." 

Recenti sperimentazioni hanno confermato infatti la presenza nei semi di proteine, olio e fibre, con una varietà di vitamine (A, B1, B2, B3, B6, C, D, E) tali da renderli un alimento completo e ricco di valori nutrizionali. 

Se a questo aggiungiamo i suoi possibili usi "ecologici" (la parte fibrosa può essere impiegata nell’i ndustria tessile e i residui di questa produzione per l’industria della carta; la cellulosa di cui la pianta è ricca può servire per la produzione di materiali plastici pienamente degradabili e di combustibili da sostituire ai prodotti petroliferi) è facile capire come alcuni fan della canapa l'abbiano definita pianta del futuro ecocompatibile e perchè a Sant'Anatolia di Narco le abbiano dedicato un Museo .

Superati alcuni tabù, la canapa arriva oggi anche alla conquista dei palati e fa il suo ingresso in cucina con alcune ricette studiate dai cuochi dell’Università dei Sapori di Perugia, Centro Nazionale di Formazione e Cultura Alimentare, forte anche della normativa del Ministero della Salute Italiano che ne ha riconosciuto le proprietà nutrizionali. 

I piatti dell'Università dei Sapori sono state elaborate ispirandosi ad antiche ricette in cui c'era la canapa. In un excursus nei ricettari d'un tempo ecco allora i "Tortelli con fiori di canapaccia” di autore trecentesco; la rinascimentale “Minestra di canapuccia”, descritta da Jean de Bockenheim nel suo Registre de cuisine (dove scrive, peraltro che "sarà buona per gli infermi"); il "Piatto di canapa" e la "Focaccia di canapa" di Bartolomeo Sacchi detto il Plàtina autore del De onesta voluptade et valetudine; la “ Suppa fatta di semente di canepa” descritta dal Maestro Martino detto il principe dei cuochi.

Se volete cimentarvi nell'originale menu, potete comprare semi, olio e farina di canapa in negozi bio e alcune erboristerie. In alcuni supermercati stanno anche arrivando confezioni di pasta secca con canapa.

Eleonora Cozzella

Fonte: Eco(R)esistenza

31/12/15

Siamo Fatti Cosi




Roberto "freak" Antoni, grazie alla sua irriverente ironia, ci conduce attraverso le contraddizioni del proibizionismo in materia di droghe. Il risultato è un documentario che grazie a pareri autorevoli di avvocati, medici, operatori sociali e della gente comune, cerca di riflettere su un argomento molto complesso come quello delle sostanze stupefacenti e dell' impatto che queste hanno sulla società.

04/01/15

6000 Anni Di Droga, History Channel






Dai funghi psichedelici alle sostanze più moderne, da sempre l'uomo ha fatto uso di droghe. Quali sono state le ragioni che ci hanno spinto a farne uso nonostante i rischi che comportano siano abbastanza noti?


6000 Anni Di Droga, History Channel


La vera storia della Marijuana, di Massimo Mazzucco - Integrale





Che cosa si nasconde dietro alla ossessiva, incessante e terrificante guerra alla droga? La realtà che si nasconde sotto la proibizione di questa pianta è qualcosa di assolutamente impressionante e sconvolgente, con una portata storica che condiziona in modo determinante la vita quotidiana di tutti noi. Compreso coloro che non hanno mai nemmeno visto uno spinello da vicino.

Conosciuta fin dall'antichità come pianta miracolosa, come sorella dell'uomo, come dono divino, la pianta di cannabis ha sempre rappresentato per l'uomo una preziosa fonte per la produzione di tessuti, di carta, di cibo e di materiale combustibile, oltre a fornire una vastissima gamma di rimedi medicinali.

Ma da un giorno all'altro questa pianta miracolosa è diventata il frutto proibito, la radice di
ogni male, la fonte di peccato, perversione e immoralità che poteva facilmente portare alla follia.

Che cosa c'era dietro a questa improvvisa demonizzazione della marijuana?

Chi era Harry Anslinger, l'uomo che fece proibire la marijuana in tutto il mondo,
e chi lo finanziava nell'oscurità?

Come è cambiata la nostra storia, da quando la cannabis è stata proibita?

E' vero che la marijuana porta all'uso di droghe più pesanti, come eroina o cocaina?

Che cosa hanno rivelato, le decine e decine di ricerche governative sull'uso della cannabis?

Se la marijuana è proibita, perchè certe case farmaceutiche possono produrla nei loro
capannoni segreti, lontano dagli occhi di tutti?

A chi giova davvero questa ossessiva, incessante e terrificante guerra alla marijuana?

E che cosa sta perdendo l'umanità, nel mantenere questa proibizione?

LISTA CAPITOLI:

1 – INTRODUZIONE 
La rivoluzione della California
Coltivazione casalinga
La guerra dei federali

2 - IL PUBBLICO DIBATTITO 
Legalizzare, decriminalizzare o continuare a vietare? 

3 - LA CANNABIS INDUSTRIALE 
L’uso della cannabis nella storia.
Cibo, tessuti, combustibile, medicine 

4 - IL PROIBIZIONISMO 
La rivoluzione industriale
La demonizzazione mediatica
La vittoria dell’industria petrolchimica
La proibizione globale

5 - DAGLI ANNI ’60 AD OGGI 
Da simbolo degli hippie a droga dei borghesi
Le prime ricerche scientifiche
Nixon e la DEA
Terrore e repressione
La sorpresa di Bill Clinton
Europa e decriminalizzazione 

6 - LA CANNABIS MEDICA 
Uso medico della cannabis nella storia

7 - GLI ENDOCANNABINOIDI 
La scoperta rivoluzionaria

8 - I CANNABINOIDI 
I più potenti alleati dell’uomo
La sclerosi multipla

9 - MARIJUANA E CANCRO 
Rick Simpson, il pioniere dell’olio contro il cancro
Le conferme scientifiche

10 - L’INDUSTRIA FARMACEUTICA 
Il caso del Rimonabant, la “pillola per dimagrire”
Le coltivazioni segrete delle case farmaceutiche
Alla ricerca del “Sacro Graal”
L’ignoranza intenzionale

La vera storia della Marijuana, di Massimo Mazzucco