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09/09/21

Ghee, il burro chiarificato considerato un elisir di vita dalla medicina ayurvedica

Scoprite tutto su questo burro chiarificato indiano, altamente digeribile e ricco di antiossidanti capaci di prevenire la formazione di radicali liberi.
Il ghee è un burro chiarificato utilizzato da millenni in India e nei paesi asiatici in quanto considerato una sorta di elisir di salute e longevità.
Questo burro, quasi esclusivamente costituito da grassi saturi, è altamente digeribile, combatte la formazione dei radicali liberi, principali responsabili dell’invecchiamento, ed è privo di lattosio, per cui può essere consumato anche da chi è intollerante a questo zucchero.
Un limite è il suo alto contenuto calorico, fattore che si può ovviare riducendone le dosi nella preparazione delle varie pietanze.
Scoprite, allora, tutto su questo condimento, le sue caratteristiche e proprietà e anche come prepararlo in casa.
Ghee: cos’è
La parola ghee, in lingua sanscrita indiana ghi, è un burro chiarificato, privo quindi di acqua e proteine, le cui origini affondano nella medicina ayurvedica indiana.
Questo alimento fa parte della tradizione culinaria e terapeutica asiatica da oltre 6.000 anni e viene considerato come un alimento molto prezioso per le sue eccezionali proprietà antiossidanti, toniche e nutrienti.
Si tratta di un burro sottoposto ad un lento processo di riscaldamento che gli fa perdere la parte acquosa e la caseina, concentrandone il contenuto proteico.
Ghee: composizione
È costituito per il 99% da grassi, quando il burro normale ne ha circa l’82%, e il 60% di questi grassi sono saturi.Questo non deve spaventare, il corpo umano per mantenersi in perfetta salute ha bisogno anche di questi preziosi elementi, a patto ovviamente di non eccedere nel loro consumo.
I grassi saturi partecipano e rendono possibile lo svolgimento di numerose funzioni vitali, proteggono le cellule, preservano il buon funzionamento del cuore e le capacità di termoregolazione corporea.
Questo burro presenta anche un buon contenuto di antiossidanti utili per combattere i radicali liberi e di vitamina A, vitamina D, vitamina E e vitamina K.
Burro ghee: le calorie
Un cucchiaio da 8 mg di prodotto ha un apporto calorico di circa 300 kcal, un valore leggermente più alto rispetto al burro normale.
È importante non abusare di questo alimento, ma consumarlo nella giusta quantità, considerando sempre un 20% in meno rispetto alla porzione di burro che si userebbe.
Ghee e intolleranza al lattosio
Il ghee può essere consumato tranquillamente da chi è allergico al lattosio, lo zucchero contenuto nel latte, in quanto ne è totalmente privo.
Le proprietà del ghee
Da millenni utilizzato a scopo terapeutico dall’ayurveda, è un alimento che può avere notevoli effetti benefici per la salute e il benessere.
Questo burro chiarificato favorisce la buona digestione e l’assimilazione del cibo, è considerato il miglior grasso per il fegato e ha effetti benefici nel caso si soffra di ulcere gastrointestinali o colite.
Considerato un ottimo tonico, è indicato in casi di convalescenza o debilitazione, favorisce l’aumento di massa muscolare, rafforza il sistema nervoso, migliora memoria, concentrazione e vista.
Questo alimento ha inoltre ottime proprietà antiossidanti ed è in grado di prevenire la formazioni dei radicali liberi che causano l’invecchiamento di pelle e organi.
Il ghee nell’Ayurveda
Da sempre è utilizzato a scopi terapeutici nella medicina ayurvedica, considerata il più antico sistema naturale per la cura e il benessere di corpo e mente.
Secondo questa medicina, è un vero e proprio elisir di lunga vita, in quanto è considerato uno degli alimenti più efficaci per prevenire l’invecchiamento grazie alla sua capacità di rigenerare le cellule.
Il consumo è, inoltre, particolarmente consigliato agli individui che hanno una costituzione Vata o Pita, in cui prevalgono rispettivamente le energie vitali di aria ed etere o acqua e fuoco, in quanto ne favorisce i processi digestivi, le funzioni del sistema nervoso e gli stimoli intellettivi
Come si utilizza il ghee
Può essere ampiamente utilizzato in cucina in sostituzione del burro tradizionale.
Il suo punto di fumo elevato lo rende un prodotto perfetto per friggere e la sua alta digeribilità previene il tipico senso di pesantezza che si prova dopo aver consumato una frittura.
Il suo utilizzo è consigliabile anche per saltare le verdure in padella, a cui conferirà un gusto maggiormente intenso e in ogni altra situazione dove in genere si usa il burro.
Come si prepara il ghee
La preparazione è semplice, può avvenire a partire da un burro biologico e sostanzialmente differisce da quella del burro chiarificato solo per il tempo di cottura.
Se volete cimentarvi nella sua preparazione, seguite questi semplici passi:
lasciate sciogliere in un pentolino il burro biologico, mantenendo il fuoco lento, in modo che acqua e caseina evaporino
mescolate continuativamente
si forma un liquido dall’aspetto chiaro e dorato dopo circa 30 minuti di cottura
spegnete il fuoco
lasciate riposare per 10 minuti
filtrate il tutto con un colino e una garza di cotone, stando attenti a non lasciar passare la schiuma costituita dalla caseina
versate in un vasetto di vetro sterilizzato, richiudete con cura e ponetelo in frigorifero.
Come si conserva il ghee
Il prodotto realizzato in casa deve essere conservato in frigorifero, mentre quello che si compra può essere riposto in un luogo fresco e asciutto della cucina.
Questo burro ha una durata molto più lunga rispetto a quello tradizionale e, addirittura, in India è diffusa l’idea che più invecchia meglio sia.
In genere, è comunque meglio consumarlo entro 6 mesi da quando lo si è preparato o acquistato.
Dove acquistare il ghee
Il ghee può essere acquistato presso catene di supermercati particolarmente riforniti, in negozi di alimenti biologici oppure online, di diversi brand e alcuni lo propongono nella sua preparazione
di Annabella Denti
fonte: tuttogreen.it


23/01/18

Franchincenso


Il franchincenso è una resina aromatica ricavata da alcune specie del genere Boswellia (es. Boswellia thuriferaB. sacraBoswellia frereanaBoswellia bhaw-dajiana). Viene utilizzato nell'incenso e nei profumi.
Il franchincenso (il cui nome fa riferimento alla sua preminenza come "vero" o "franco" incenso) è noto anche come olibano, termine che deriva dall'arabo al-lubán ("il latte"), un riferimento alla sostanza lattiginosa estratta dall'albero. Alcuni testi specificano che l'olibano si estrae dalla Boswellia serrata e presenta un caratteristico profumo agrumato ma a livello commerciale la distinzione è alquanto aleatoria. Sono disponibili diversi tipi di franchincenso a seconda della specie di pianta e dell'epoca di raccolta.

Note storiche

Il franchincenso veniva usato nei riti religiosi. Nel Vangelo secondo Matteo 2:11, oro, (franch) incenso e mirra erano i tre doni offerti a Gesù dai Re Magi provenienti da oriente. Lo sviluppo della cristianità depresse il mercato del franchincenso durante il IV secolo, la desertificazione rese più difficile la percorrenza delle rotte carovaniere che passavano attraverso il deserto del Rub' al-Khali, in Arabia, e le crescenti incursioni dei nomadi Parti nel Vicino Oriente fecero sì che il commercio del franchincenso si riducesse ai minimi termini dopo il 300.
Si narra che l'imperatore romano Nerone abbia bruciato un quantitativo di franchincenso pari al fabbisogno di un anno della città di Roma, in occasione dei funerale della moglie Poppea.
La città perduta di Ubar (Wabar), talvolta identificata con Iram delle Colonne (Iram Dhāt al-‘Imād), nell'odierno Oman, si ritiene sia stata un centro del commercio del franchincenso lungo la recentemente riscoperta "via dell'incenso". Ubar venne riscoperta agli inizi degli anni novanta e vi si stanno attualmente effettuando scavi archeologici.

Composti chimici

Struttura dell'acido β-boswellico, uno dei composti del franchincenso
Alcuni dei composti chimici del franchincenso sono:

Usi

  • Può essere utilizzato come antisettico assumendolo per mezzo di inalazioni.[3]

Note

  1. a b c Olibanum.—Frankincense., www.henriettesherbal.com. URL consultato il 22 aprile 2010.
  2. a b c Farmacy Query, www.ars-grin.gov. URL consultato il 14 gennaio 2009 (archiviato dall'url originale il 10 novembre 2004).
  3. ^ Roberto Michele Suozzi, Le piante medicinali, Newton&Compton, Roma, 1994, pag. 45.

Voci correlate

Altri progetti


Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

22/01/18

Boswellia sacra


Boswellia sacra appartiene alla famiglia delle Burseraceae. È una delle specie più note del genere Boswellia, soprattutto per l'ottima qualità dell'incenso (franchincenso) che essa produce. La specie è oggi presente, seppure con consistenza minore rispetto al passato, nell'Oman meridionale (Dhofar), nel sud-est dello Yemen e nel Nord della Somalia (Corno d'Africa); in quest'ultima regione, oltre a B. sacra, è presente anche B. frereana (syn.: B. carterii), un'altra specie che produce incenso di ottima qualità.
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoPlantae
DivisioneMagnoliophyta
ClasseMagnoliopsida
OrdineSapindales
FamigliaBurseraceae
GenereBoswellia
SpecieB. sacra
Nomenclatura binomiale
Boswellia sacra

Descrizione

Boswellia sacra è un albero deciduo alto da 2 ad 8 metri, con uno o più tronchi che si ramificano a breve altezza dal suolo, assumendo la forma di un cono rovesciato; nelle piante molto vecchie i rami si allargano, quasi adagiandosi al suolo per cui la chioma assume una forma emisferica. La corteccia presenta uno strato superficiale papiraceo che si desquama con facilità e può essere facilmente rimosso in sottili strisce pellicolari. Le foglie sono composte, imparipennate, con 6-8 paia di foglioline sessili disposte in due file laterali, con margine crenato-ondulato. I fiori sono riuniti in infiorescenze racemose; sono piccoli (7–9 mm in diametro), con calice verde 5-dentato, corolla di 5 petali liberi bianchi, 10 stami e 1 pistillo; alla base dell'ovario è presente un disco nettarifero lobato, di colore giallo nel fiore giovane, poi arancione e infine rosso scuro nel fiore vecchio. Il frutto è una capsula obovoide (8–12 mm x 6–7 mm), con apice acuto, costituita da 3-5 valve ognuna contenente un seme.

Biologia riproduttiva

Fiori con disco nettarifero di varie colorazioni, dal giallo al rosso scuro
L'impollinazione è effettuata da numerosi insetti fra cui ditteri e imenotteri che sono attratti soprattutto dai fiori giovani, con disco giallo e arancione dove il polline e il nettare sono abbondanti; il cambiamento di colore del disco nettarifero sembra avere lo scopo di indirizzare gli impollinatori verso fiori con polline maturo e stigma recettivo rendendo questi ultimi maggiormente remunerativi sia in termini di polline che di nettare. Così gli insetti vengono attirati principalmente dai fiori con disco nettarifero giallo e, in seconda istanza, da quelli con disco nettarifero arancione, mentre vengono evitati i fiori vecchi con disco rosso scuro, ormai privi di polline e di nettare e dove l'ovario si sta già trasformando in frutto. In questo modo la pianta si assicura un più efficiente servizio di trasporto del polline da una fiore all'altro e un maggiore successo ai fini riproduttivi; è stato notato che la variazione di colore del disco nettarifero, da giallo a rosso-scuro, avviene in circa 15 ore[1].

Areale di Boswellia sacra[modifica | modifica wikitesto]

Areale di Boswellia sacra
Specie presente nel SE dello Yemen, in Oman meridionale (Dhofar) e nel nord della Somalia (Corno d'Africa). Per una distribuzione dettagliata cfr. le seguenti voci bibliografiche:[2],[3],[4].

Incenso

Raccolta della resina

La raccolta dell'incenso inizia ad aprile. Si utilizza un attrezzo chiamato menghaf, una specie di scalpello affilato da un lato per decorticare i rami e non affilato dall'altro per raccogliere la resina. Con il “menghaf” si producono da 10 a 30 decorticazioni ovali (4–8 cm) sui rami più robusti della pianta; dalle aree decorticate essuda resina di colore bianco che progressivamente solidifica all'aria. La resina viene lasciata fluire per due o tre settimane, dopodiché inizia ad essere raccolta; tuttavia questa prima resina è poco abbondante e di qualità mediocre. Le decorticazioni vengono ripulite e dopo due settimane inizia la seconda raccolta che produce incenso in abbondanza e di qualità migliore della prima. La resina viene raccolta con lo stesso sistema tre o quattro volte nell'anno, fino ad ottobre, quando l'albero viene lasciato a riposo fino alla successiva stagione.

Classificazione incenso

In Dhofar l'incenso viene classificato in quattro classi, a seconda della sua qualità che dipenda anche dall'ambiente dove crescono le piante[5]: Elhojari: 1ªqualità (la migliore), Dhofar orientale (Montagne di Hasik) - Elnajdi; 2° qualità, area del Najd, montagne del Dhofar centro-settentrionale - El Shazri: 3° qualità, Dhofar occidentale, nell'area compresa fra El Najd e l'area delle precipitazioni monsoniche - Eslshabi: 4° qualità, fascia costiera, parzialmente influenzata dalle piogge monsoniche. Anche in Yemen, nelle regioni dell'Hadramaut e di Mahra dove cresce B. sacra, la raccolta dell'incenso si fa con il menghaf e con le stesse modalita usate in Somalia e nel Dhofar[6]. Gli alberi di B. sacra iniziano a produrre la resina dopo circa 8-10 anni.[7]

Uso della resina di Boswellia sacra

La resina è utilizzata da millenni in riti religiosi.Le sue proprietà terapeutiche sono riconosciute sia dalla medicina occidentale sia da altre forme di medicina come l'Ayurveda.

Conservazione e mantenimento delle cenosi di Boswellia sacra

Danni provocati dal pascolo e dal fuoco
Danni provocati dal taglio dei rami
Nei tempi antichi, l'incenso è stato uno dei prodotti maggiormente remunerativi, sul cui commercio si basavano le economie di molti paesi della Penisola arabica e dell'Africa orientale. Le fonti storiche ci fanno intravedere una elevata produzione ed esportazione di questa resina (di migliaia di tonnellate per anno) verso i paesi dell'India e del Mediterraneo. Nei tempi attuali invece produzione ed esportazione di incenso sembrano aver subito una forte riduzione rispetto al passato; i dati più recenti, degli ultimi trenta anni, convalidano una tendenza negativa nella produzione e nel commercio dell'incenso. I motivi di questo declino dipendono da molteplici cause, alcune di ordine naturale, altre più legate all'azione dell'uomo; i loro effetti combinati hanno provocato una forte rarefazione delle piante in natura, causando di conseguenza anche una minore disponibilità di incenso. Fra le cause di riduzione delle cenosi naturali di Boswellia molte sono legate alle attività dell'uomo e al suo modo irrazionale di sfruttare l'ambiente; fra queste, il carico eccessivo del bestiame pascolante che impedisce la crescita delle giovani piantine che vengono mangiate, e che danneggia anche le piante adulte, i cui rami vengono brucati e non hanno la possibilità di svilupparsi normalmente; oppure il taglio dei rami delle piante per ricavare legna da ardere e per costruire ricoveri o, ancora, la conversione delle aree naturali in terreni coltivati con disboscamenti totali e, infine, l'uso di metodi impropri di raccolta dell'incenso con eccessivo sfruttamento delle piante e loro indebolimento per mancanza di periodi di riposo adeguati. Oltre a ciò, la rarefazione delle cenosi a Boswellia dipende anche dall'aumento dell'aridità climatica e dalla sempre minore quantità di precipitazioni che in questi ultimi decenni hanno afflitto molti paesi dove vivono gli alberi dell'incenso, causando l'indebolimento progressivo delle piante fino alla morte per essiccamento. Gli effetti negativi di tutti questi fattori sulle piante di incenso riducono la germinabilità dei semi al 16%, mentre le piante non danneggiate producono semi con una fertilità superiore all'80%.

Galleria d'immagini

Note

  1. ^ M. Mariotti Lippi, C. Giuliani, T. Gonnelli, L. Maleci Bini, Floral color changes in Boswellia sacra Flueck. (Burseraceae): a dialogue between plant and pollinator, Flora 206: 821.826, 2011
  2. ^ T. Monod, Les arbres à incense (Boswellia sacra Flückiger, 1867) dans le Hadramaout (Yémen du sud), Bull. Mus. Nat. Hist. Nat. Paris 4a sér., sect. B 1: 131-169, 1979
  3. ^ M. Thulin, A.M. Warfa, The frankincense trees (Boswellia ssp, Burseraceae) of northern Somalia and southern Arabia, Kew Bull. 42: 487-500, 1987
  4. ^ M. Raffaelli, M. Tardelli, L'incenso fra mito e realtà, Centro Studi Erbario Tropicale pubbl. n. 108, Firenze, 2007, pp. 1-80
  5. ^ A.S. Elqassani, Dhofar the land of frankincense, Intern. Printing Press, Ruwi, Sultanate of Oman, 1894
  6. ^ T. Monod, Les arbres à incens (Boswellia sacra Flückiger, 1867) dans le Hadramaout (Yémen du Sud), Bull. Mus. Hist. Nat., Paris, 4° ser.,Sect. B, 1: 131-169, 1979
  7. ^ Omani World Heritage Sites [en], www.omanwhs.gov.om. URL consultato il 14 gennaio 2009 (archiviato dall'url originale il 12 ottobre 2008).

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


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