11/08/20

Quante cose di cui non ho bisogno! Vittorio Zanini

 



Ogni volta che riesco ad eliminare qualcosa che ritenevo indispensabile, poi mi rendo conto che posso fare a meno di tanto altro. Più mi libero di cose che possiedo, abitudini e dipendenze e più mi sento bene, leggero, libero. Il mio obiettivo non è quello di non desiderare più niente ma di desiderare sempre meno; scremare tutto il superfluo e conservare solo l'essenziale. Sono felice per quello che ho, non desidero niente che non possiedo e non vorrei essere in nessun altro posto che in quello in cui mi trovo in questo momento.

Vittorio Zanini

Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra

 


Con la sua pretesa scientificità, l'economia si sta mangiando la nostra civiltà creando attorno a noi un deserto dal quale nessuno sa come uscire. Meno di tutti gli economisti.
Ma il modo c'è, dico io. E, tanto per restare nel tema di questi giorni, ripropongo la mia vecchia idea: essendo fallite tutte le rivoluzioni, l'unico modo per non farsi consumare dal consumismo è quello di digiunare, digiunare da qualsiasi cosa che non sia assolutamente indispensabile, digiunare dal comprare il superfluo. Se venissi ascoltato sarebbe la fine dell'economia. Ma se l'economia continua a imperversare come fa, sarà la fine del mondo. Basta guardare questa piccola isola dove nel giro di pochi anni le foreste sono state tagliate e le spiagge cementificate in nome del progresso e dello sviluppo economico!
Per l'economia è una «buona notizia» che la gente compri di più, costruisca di più, consumi di più. Ma l'idea degli economisti che solo consumando si progredisce è pura follia. E’ così che si distrugge il mondo, perché alla fine dei conti consumare vuol dire consumare le risorse della Terra. Già oggi usiamo il 120 per cento di quel che il globo produce. Ci stiamo mangiando il capitale. Che cosa resterà ai nostri nipoti?
Gandhi nel suo mondo semplice, ma preciso e morale, lo aveva capito quando diceva: «La Terra ha abbastanza per il bisogno di tutti, ma non per l'ingordigia di tutti».
Grande sarebbe oggi l'economista che ripensasse l'intero sistema tenendo presente ciò di cui l'umanità ha davvero bisogno. E non solo dal punto di vista materiale.
Siccome il sistema non cambierà da sé, ognuno può contribuire a cambiarlo... digiunando. Basta rinunciare a una cosa oggi, a un'altra domani. Basta ridurre i cosiddetti bisogni di cui presto ci si accorge di non aver affatto bisogno. Questo sarebbe il modo di salvarsi. Questa è la vera libertà: non la libertà di scegliere, ma la libertà di essere. La libertà che conosceva bene Diogene che andava a giro per il mercato di Atene borbottando fra sé e sé: «Guarda, guarda, quante cose di cui non ho bisogno!»
Quello di cui oggi abbiamo tutti bisogno è la fantasia per ripensare la nostra vita, per uscire dagli schemi, per non ripetere ciò che sappiamo essere sbagliato.

Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra, p. 245-246

05/07/20

Happy Guru Purnima


Guru Purnima (Poornima) è una tradizione spiriturale dedicata agli insegnanti spirituali che hanno compiuto un percorso di evoluzione o possono essere considerati uomini illuminati, pronti a condividere la loro saggezza con poco o quasi nessun ritorno economico, basandosi sul Karma Yoga. Viene celebrato come una festa in Nepal, ma anche da coloro che sono di religione induista, buddista e giainista per reverire i loro insegnanti e/o capi spirituali ed esprimere loro gratitudine. La festa si celebra nel giorno di luna piena del mese induista di Ashadha (Giugno-Luglio) del calendario induista indiano e nepalese.

Wikipedia

Portami dall'oscurità alla Luce.
~
È questo quello che fa un Guru. È la persona in grado di dissipare il buio dell'ignoranza per portarci verso la luce della conoscenza e della consapevolezza.
~
La prima luna piena di Luglio è il momento in cui si onora il Guru, Guru Purnima.
~
Il Guru non per forza è una persona che di mestiere insegna. Un guru è una persona che ci apre gli occhi, che fa vedere al di là dell'oscurità.
~
Oggi è il giorno per dire grazie a queste persone.

La Scimmia Yoga

04/07/20

Humberto Ak’abal, Farfalla

Gialla
con macchioline nere.
Sembrava pensierosa
sul palmo della mia mano,
le ho parlato
e la sua risposta è stata
più grande del silenzio.
I miei occhi distillavano
amore selvaggio.
Il vento la strappò
dalla mia mano.
Vola, vola, vola:
le gridavo.
E la farfalla andò cadendo
a poco a poco
fino a baciare la terra.

Humberto Ak’abal, Farfalla

29/06/20

Max Stirner, Il falso principio della nostra educazione


Se si sveglia nell’uomo l’idea di libertà, gli uomini liberi andranno incessantemente di nuovo liberando se stessi; se invece si formano soltanto degli uomini colti, costoro si adatteranno sempre alle circostanze nel modo più educato ed elegante e si forgeranno in sottomesse anime di servi. Che cosa sono per la maggior parte i nostri intellettuali e colti sudditi? Sogghignanti padroni di schiavi, e schiavi essi stessi.

Max Stirner, Il falso principio della nostra educazione

Erich Fromm, Fuga dalla libertà


Come la pubblicità con il cliente, così i metodi della propaganda politica tendono ad accrescere il sentimento di insignificanza del singolo elettore. La ripetizione di slogan, e l'insistenza su fattori che non hanno nulla a che vedere con il problema in discussione, ottundono le sue capacità critiche.

Erich Fromm, Fuga dalla libertà

22/06/20

Giuseppe Bucalo l’antipsichiatra


Si dice "randagio" di animale, che vaga senza padrone o fuori da un branco; di persona, che va errando per il mondo senza meta e senza dimora.
I randagi (umani o animali che siano) sembrano avere come unica possibilità di vita la negazione violenta del loro essere attraverso la reclusione o l'addomesticamento.
Nel vagabondare senza padrone e fuori dal branco, non si vede normalmente un'espressione di libertà, ma il sintomo di un disagio o di un disordine. Per questo accalappiare e rinchiudere in canili i randagi o prelevare e internare in reparti psichiatrici i matti, non viene vissuto come una violenza e come una limitazione di libertà, ma semmai come una liberazione dal disagio.
E certamente togliere di mezzo i randagi umani e animali dalle strade, dalle famiglie e alla vista sociale, risponde ad un disagio. Non il loro, anche se è in loro nome che viene perpetrato ogni internamento, ma il nostro disagio che non ci permette di tollerarne e accettarne l'esistenza.

Giuseppe Bucalo l’antipsichiatra