02/12/17

Namaste: che cosa significa il saluto indiano a mani giunte


Quante volte ti sei trovato in una classe di yoga ed hai sentito usare questo saluto indiano a mani giunte? Ti sei mai chiesto quale è il significato che si nasconde dietro a questo semplice gesto? Come si pronuncia correttamente? Perché si usa?
Anche io mi sono fatto queste domande numerose volte.
Quando ho iniziato a fare yoga ripetevo questa parola ogni volta che iniziava o che finiva una classe semplicemente per seguire la mia insegnante.
Nel giro di poco tempo però, la mia curiosità per tutto quello che ruota nel mondo dello yoga ha preso il sopravvento e mi ha spinto a fare delle ricerche approfondite, per scoprire quale fosse il vero significato di Namaste.
Ad essere sincero, ho scoperto molto di più di quello che inizialmente immaginavo e lo scoprirai anche tu in questo articolo.
Precisamente imparerai il significato della parola, come si pronuncia correttamente, come fare il gesto delle mani, perché si usa, la storia di questo saluto indiano e cosa significa il suo simbolo.

Namaste namasté namaskar

Namaste, namastè, namastèe o namaskar è un antico saluto indiano che viene usato molto spesso anche in altre zone dell’asia e non solo.
Nella cultura indiana, questo gesto è considerato un mudra (anjali mudra), un gesto simbolico delle mani che spesso viene utilizzato nella pratica dello yoga. Secondo gli yogi infatti, il fatto di posizionare o muovere le mani in certo modo, influenza tutto il corpo.
Namaste, conosciutissimo anche come namaskar, viene di solito pronunciato mentre si portano le mani giunte al petto e può essere usato come saluto, sia quando ci si incontra che quando ci si lascia.

La parola Namaste e la sua pronuncia



Prima di tutto andiamo ad approfondire l’etimologia della parola. Questo termine sanscrito è composto da: “Namas” = che significa prostrarsi, inchinarsi, salutare; “Te” = che invece significa “a te”; Quindi unendo i due termini arriviamo al significato completo di questa parola: io saluto te, io mi inchino a te, io mi prostro a te. A questa parola è però associata una valenza spirituale, per cui può essere tradotta in modo più completo con: “mi inchino alle qualità divine che sono in te”. In sostanza, il significato ultimo del saluto è quello di riconoscere la sacralità che c’è in ognuno di noi. Come si pronuncia Sicuramente ti sarà capitato anche a te di sentire diversi modi di pronunciare Namaste. Chi pronuncia questo saluto con la l’accento finale, chi senza accento e chi, come gli americani, creano una loro pronuncia di questa parola, come se l’avessero inventata loro. Ad essere sincero, navigando sul web non ho trovato una pronuncia corretta ed una sbagliata. La versione più diffusa però è sicuramente quella con l’accento sull’ultima vocale. Il significato di Namaste nello yoga e non solo


Anche se la traduzione dal sanscrito è semplicemente “io mi inchino a te” questa parola ha molti altri significati più profondi. Secondo gli indiani, al centro del cuore giace l’anima e, mettendo le mani giunte sul petto mentre si dice Namaste, si saluta la presenza divina che si trova in ognuno di noi. Ma non è l’unica interpretazione, ce ne sono numerose altre che sono molto simili: Unisco il mio corpo e la mente, concentrandomi sul mio potenziale divino, e mi inchino allo stesso potenziale divino che è in te; La scintilla divina che è in me saluta la scintilla divina che è in te; Lo spirito che è in me riconosce lo spirito che è in te; Il divino in me onora il divino che è in te; La luce che è in me saluta la luce che è in te; L’umiltà che è in me saluta l’umiltà che è in te; Il dio in me saluta e incontra il dio che è in te; E potrei continuare con altre per il resto della pagina. Lo yoga ci ricorda che siamo tutti uniti. Ognuno di noi è diverso dall’altro, ma siamo uniti come essere umani, con la natura e, in questo caso, uniti nel cammino dello yoga. Quando un insegnante saluta i suoi studenti con Namaste si sta inchinando e ringraziando il divino che è in loro che li ha uniti per condividere il percorso dello yoga. E tu, semplicemente rispondendo, contraccambi questo fantastico gesto di gratitudine. Ora che sai cosa significa questo antico saluto indiano, andiamo a vedere cosa invece significa il gesto delle mani giunte davanti al cuore. Il gesto delle mani giunte


Come ho già accennato, la parola Namaste è solitamente accompagnata da un gesto delle mani. Per eseguirlo correttamente unisci i palmi di fronte al cuore, come se stessi pregando, ed pollici toccano lo sterno. La testa si piega leggermente in avanti e gli occhi si chiudono. Il gesto delle mani giunte è chiamato “anjali” ( dalla radice anj che significa celebrare, onorare), rappresenta l’unione dello spirito e della materia: la mano destra (la natura divina) e quella sinistra (la natura terrena). Secondo lo yoga, unire i palmi è un mudra (anjali mudra) che serve per attivare il chakra del cuore (Anahata) e inclinare la testa serve per invece per immergersi nell’azione stessa. Quando si usa anjali mudra con namaste, si pensa che ci sia uno scambio di energia tra le due persone. Se invece vuoi mostrare profondo rispetto nei confronti di chi è davanti a te, puoi fare lo stesso gesto a mani giunte davanti al terzo occhio (tra le sopracciglia), anziché davanti al cuore. Nella pratica yogica si usa spesso questo gesto delle mani in due sequenze conosciutissime, per iniziare e terminare l’esercizio: Il saluto al sole (Surya Namaskara); Il saluto alla luna (Chandra Namaskara); Le origini di Namaste ed il suo uso


saluto gesto mani giunte ora che sappiamo il significato della parola e del gesto delle mani giunte, andiamo a dare un occhiata alla storia di questo saluto indiano. Sfortunatamente, nessuno conosce come è nata questa parola. L’unica cosa che sappiamo, grazie ad alcune raffigurazioni, è che era già presente in India circa 3000 anni fa. Negli anni questa semplice parola è stata usata per vari scopi. In alcuni casi come segno di completa sottomissione verso un altra persona; In altri casi come rispetto per una persona più anziana; Nella cultura buddista invece è usata come segno di rispetto verso chi è di fronte. L’uso di Namaste in asia ed in occidente Come avrai certamente capito dal paragrafo precedente, l’uso ed il significato di Namaste possono variare leggermente a seconda di dove ti trovi e di chi stai salutando. In India per esempio è usato per salutare qualunque persona. In Nepal invece, si usa la variazione Namaskar, per salutare principalmente gli anziani. Nella cultura induista è un gesto religioso che si usa quando si entra in un tempio per ringraziare le divinità. In occidente invece, si usa esclusivamente in centri dove si fa yoga, indipendentemente dallo stile, o dove si pratica meditazione, dove è considerato un mantra, cioè la combinazione di sillabe sacre che formano un nucleo di energia spirituale e che funziona un po’ come un magnete per attrarre, o meglio come una lente per concentrare le energie spirituali. Il simbolo di Namastè


Namaste viene comunemente rappresentato con lo stesso simbolo del mantra Om. Se fai yoga, sicuramente hai già visto questo simbolo che può essere semplificato come una sorta di 3, un gancio che esce dalla parte posteriore ed un puntino con un curva nella parte superiore. Ogni parte di questo simbolo ha un significato: La parte inferiore del 3 simboleggia lo stato di veglia, cioè quello in cui ci troviamo durante la vita quotidiana; La parte superiore del 3 è lo stato di sonno profondo; Il gancio nella parte posteriore significa lo stato di sogno, cioè i nostri sogni e le nostre speranze; La curva sotto la puntino si riferisce allo stato di illusione, chiamato Maya. Questo stato separa il punto dalle tre curve ed è come se fosse un ostacolo che ci impedisce di raggiungere lo stato ideale. Il puntino in alto invece rappresenta lo stato ideale, chiamato Nirvana, cioè la meta di ogni pratica spirituale. Scritto IL 26-06-2016 da Andrea Fonte:atuttoyoga.it