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lunedì 9 marzo 2015

I due lupi, Leggenda Cherochee


"Nonno, perché gli uomini combattono?"

Il vecchio, gli occhi rivolti al sole calante, al giorno che stava perdendo la sua battaglia con la notte, parlò con voce calma:
"Ogni uomo, prima o poi, è chiamato a farlo. Per ogni uomo c'è sempre una battaglia che aspetta di essere combattuta, da vincere o da perdere. Perché lo scontro più feroce è quello che avviene fra i due lupi 
"Quali lupi, nonno?
"Quelli che ogni uomo porta dentro di sé."
Il bambino non riusciva a capire. Attese che il nonno rompesse l'attimo di silenzio che aveva lasciato cadere fra loro, forse per accendere la sua curiosità. Infine il vecchio, che aveva dentro di sé la saggezza del tempo, riprese con il suo tono calmo
"Ci sono due lupi in ognuno di noi. Uno è cattivo e vive di odio, gelosia, invidia, risentimento, falso orgoglio, bugie, egoismo."
Il vecchio fece di nuovo una pausa, questa volta per dargli modo di capire quello che aveva appena detto.
"E l'altro?"
"L'altro è il lupo buono. Vive di pace, amore, speranza, generosità, compassione, umiltà e fede."
Il bambino riprese a pensare un istante a quello che il nonno gli aveva appena raccontato. Poi diede voce alla sua curiosità e al suo pensiero.
"E quale lupo vince?"
Il vecchio Cherokee si girò a guardarlo e rispose con occhi puliti.
"Quello che nutri di più."


Neghiamo la verità, ci fa paura: è così che ci estingueremo


Abbiamo così paura della verità che stiamo per autodistruggerci: evitiamo di guardare in faccia il conto alla rovescia della catastrofe climatica, quindi rimandiamo ogni soluzione e ci consegniamo alla fine. Secondo gli scienziati più pessimisti, l’estinzione dell’umanità potrebbe essere vicinissima, addirittura fra 15 anni, nel 2030. «E’ opinione diffusa oggi che stiamo per vivere la sesta grande estinzione di massa nella storia del pianeta», avverte Robert Burrowes. «L’ultima è avvenuta 65 milioni di anni fa, quando scomparvero i dinosauri». Oggi? «Stiamo perdendo la biodiversità a un ritmo simile ad allora. Ma questa estinzione la stiamo causando noi stessi. E noi ne saremo una delle vittime. L’unico dubbio è quando avverrà esattamente. E questo dubbio – aggiunge Burrowes – è fondato sulla presunzione non dichiarata, e fortemente discutibile, che possiamo continuare ad evitare una guerra nucleare». A indicare il termine ravvicinatissimo del 2030 è uno scienziato come Guy McPherson, che parla di «crisi del clima ed estinzione umana a breve termine». La “tempesta perfetta” di attacchi ambientali che stiamo attualmente infliggendo al clima del pianeta «sono già molto oltre quello che la Terra possa sopportare e assorbire».
Secondo McPherson, «si verificheranno in successione dei crolli definitivi di sistemi e processi ambientali fondamentali – ovvero, perdita degli habitat – che daranno il via all’estinzione dell’homo sapiens». Non tutti condividono i termini temporali di questa prospettiva, premette Burrowes in un post tradotto da “Come Don Chisciotte”. Ma aggiunge che in ogni caso tutti concordano sullo stesso timore: stiamo per raggiungere dei “punti di rottura”, superati i quali la sopravvivenza degli uomini diventerà molto problematica. Johan Rockström e James Hansen spiegano che sono stati superati già tre dei nove “limiti planetari interconnessi”, relativi al clima, alla perdita di biodiversità e ai cicli biogeochimici. Il professor Kevin Anderson, vicedirettore del principale istituto britannico che studia i modelli climatici, il “Tyndall Centre for Climate Change Research”, lancia l’allarme: attualmente le emissioni sono fuori controllo e di questo passo andiamo verso un aumento della temperatura del pianeta di 6°. Anche l’“International Energy Agency” e altre organizzazioni simili prevedono, di questo passo, un aumento di 4° della temperatura globale entro il 2040. Anderson accusa anche molti studiosi climatici di rimanere troppo inerti di fronte alle valutazioni poco realistiche fornite dai vari governi.
Le valutazioni ufficiali, continua Burrowes, non considerano l’impatto sinergico dei vari attacchi combinati al clima, compresi quelli non legati al clima, ovvero «gli attacchi all’ambiente causati dalla violenza militare (che spesso lasciano vaste aree inabitabili), la distruzione delle foreste pluviali, l’agricoltura industriale, le attività minerarie, la pesca commerciale e la diffusione della contaminazione nucleare causata da Fukushima». Stiamo anche distruggendo sistematicamente le già limitate riserve idriche del pianeta, continua Burrowes. «Il che significa che la scarsità di acqua sta già diventando oggi una realtà per una parte della popolazione del pianeta, e che entro il 2020 assisteremo al crollo dei sistemi idrogeologici. Le attività umane attuali stanno già facendo estinguere ogni giorno circa 200 specie, tra mammiferi, pesci, uccelli e insetti; l’80% delle foreste del mondo e il 90% dei grandi pesci degli oceani sono già stati distrutti». Eppure, nonostante queste informazioni siano facilmente disponibili, «i governi continuano a spendere ogni giorno 2 milioni di dollari in violenza militare, il cui unico scopo è quello di terrorizzare ed uccidere esseri umani».
Forse, condede Burrowes, l’estinzione umana non avverrà fino al prossimo secolo. «Ma sia che parliamo di estinzione entro il 2030, il 2040 o anche per il prossimo secolo, resta il fatto che l’estinzione è una possibilità ben definita». Ci sta: dopo 200.000 anni di vita della specie, «sembra una cosa ragionevole chiamarla “estinzione a breve termine”». Inevitabile? Molto probabile, secondo Burrowes. «Ma non solo perché stiamo infliggendo alla nostra terra troppi colpi mortali. L’estinzione è inevitabile a causa delle paure umane, in particolare di quelle inconsce. La paura in noi stessi e negli altri di cui non ci si rende conto, ma che spesso determina tre capacità di importanza vitale in qualsiasi contesto: il centro dell’attenzione, la nostra capacità di analizzare adeguatamente le prove (se cioè concentriamo o meno su di esse la nostra attenzione) e il nostro comportamento in risposta a tale analisi». Esempio: «Se tu non sai che è la tua paura che non ti fa vedere dei fatti sgraditi, allora non noterai neanche che la tua attenzione è rivolta altrove e hai già dimenticato quello che hai appena letto». Oppure, «la tua paura ti impedisce di analizzare adeguatamente le prove o di rispondere ad essa in modo intelligente».
La paura, ecco il problema: il timore di leggere correttamente la raltà, laddove è estremamente preoccupante. La paura «distorce la concentrazione mentale, la capacità di analisi e il comportamento dei leader di un paese, vale a dire i proprietari di aziende e dei loro lacchè burocratici, militari, d’informazione, accademici, politici e giudiziari». Inoltre, la verità è nemica del business: «In sostanza, è impossibile massimizzare i profitti di un’impresa in un mondo che contempla dei vincoli ambientali, siano essi dettati dalla propria sensibilità o imposti per legge; quindi sarà la paura a determinare l’attività aziendale disfunzionale, a prescindere dai suoi costi ambientali. E i dirigenti di un’azienda faranno in modo che i loro lacché politici e di altro genere non siano di ostacolo, poiché la paura che muove il loro comportamento è molto più profonda e forte delle paure legate all’ambiente. Ecco perché è inutile tentare di convincere i leader a modificare i loro comportamenti verso modelli di sostenibilità ambientale, di pace, di giustizia; è una totale perdita di tempo. E’ la loro paura che li blocca in ciò su cui sono concentrati, in quello che pensano e in quello che fanno; qualsiasi argomentazione, sia pure la più ragionevole ed evidente, non funzionerà per sbloccarli». Burrowes è pessimista: «Ce lo dice la storia: sarà la paura a impedirci di prendere in tempo utile delle misure adeguate». Questo almeno è il grande rischio che stiamo correndo, senza saperlo.


TTIP: 10 motivi per non volere la NATO economica


Questo trattato presenterà dieci fondamentali novità in grado di mettere in serio pericolo le democrazie delle generazioni future e la sostenibilità ambientale.

Chi non sa quel che stanno apparecchiando con i trattati di libero scambio USA-UE come il terribile TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership), probabilmente si troverà spiazzato dinanzi a così tante realtà agghiaccianti. Questo trattato presenterà dieci fondamentali novità in grado di mettere in serio pericolo le democrazie delle generazioni future e la sostenibilità ambientale. La padrona più influente dell'Europa di oggi, Angela Merkel, vorrebbe chiudere la partita addirittura entro il corrente anno.
Mi limiterò ad elencare i motivi per dire stop a questo piano scellerato partorito da personalità in odore di Trilaterale e Bilderberg (e per convincersi che Matteo Renzi commette il suo più grave errore ad appoggiarlo), intanto che 375 diverse organizzazioni sociali europee hanno rivolto un appello agli europarlamentari affinché non firmino un accordo che mette i profitti davanti alle persone.
La prima novità da ricordare del TTIP in fieri è il fatto che condannerebbe come "ostacoli al libero commercio" le restrittive e necessarie norme europee riguardanti la limitazione dell'uso di OGM(Organismi Geneticamente Modificati, usati per l'industria alimentare) e pesticidi chimici. Gli OGM rappresentano una grave contaminazione per le coltivazioni e non risolvono neanche lontanamente il problema della fame nel mondo, in quanto tali organismi non garantiscono un rendimento superiore rispetto alle colture tradizionali e non resistono alla siccità. Gli OGM sono l'ennesimo tentativo di speculazione di multinazionali come la Monsanto o la Bayer. I danni economici-ambientali sarebbero assai importanti con un ulteriore impoverimento degli agricoltori, la standardizzazione delle pratiche agricole e la perdita di biodiversità, ossia la variabilità biologica degli organismi presenti nell'ecosistema.
Il secondo punto preoccupante del trattato in preparazione riguarda le privatizzazioni di acqua ed energia. Si prevedono pesanti sanzioni per distorsione del libero mercato contro chi dovesse opporsi alla privatizzazione in questi due ambiti fondamentali.
La terza novità riflette uno dei principali problemi in Italia, cioè la scomparsa di una vera ed autonoma sovranità nazionale sui pubblici servizi. Il TTIP limiterebbe totalmente il potere degli stati di organizzare servizi idrici, sanitari ed educativi. Beninteso, si è dovuto attendere il TTIP per vedere detronizzato lo stato italiano: l'Unione Europea ad esempio aveva già imposto all'Italia il Fiscal Compact (un carico di circa 50 miliardi di euro all'anno per un ventennio), in aggiunta alla già pesante imposizione dei governi-fantoccio degli ultimi anni, con tagli pesanti sulla sanità e la scuola pubblica per recuperare i fondi necessari a questo prelievo. Altro fattore a dir poco limitante per l'Italia è senza dubbio l'enorme debito pubblico, che aumenta ogni secondo di 2735 euro. Se sommiamo questo continuo e vertiginoso incremento al mastodontico debito già esistente possiamo tirare le somme su quanto sia diventato pesante l'indebitamento dell'Italia nei confronti di banche, imprese e persone fisiche che hanno sottoscritto titoli di stato in Italia. Ciò apre un'altra finestra ancora, che si affaccia sull'altra grave perdita di sovranità, quella monetaria (persa da tutti i paesi che hanno firmato i trattati di Maastricht e Lisbona). In realtà è sufficiente distinguere tra due tipi di moneta presenti nei mercati internazionali:la moneta sovrana e non sovrana. La prima comporta grandi vantaggi ai paesi detentori in quanto dotata di alcune fondamentali caratteristiche:
- APPARTIENE ESCLUSIVAMENTE ALLO STATO CHE LA EMETTE.
- È INCONVERTIBILE CON ALTRI BENI CONCRETI(ad esempio oro).
- SI AVVALE DEL FLOATING (non cambiabile attraverso un tasso fisso con altre monete).
- CON LA MONETA SOVRANA IL DEBITO PUBBLICO NON SI PRESENTA COME UN PROBLEMA IN GRADO DI CONDIZIONARE TUTTO IL RESTO, IN QUANTO LO STATO NON HA PIÙ L'ASSILLO SUL MODO DI RIPAGARLO.

Gli Stati con monete sovrane non a caso rappresentano alcune delle maggiori potenze economiche-finanziarie mondiali. Tutti gli stati che come l'Italia hanno aderito invece alla moneta unica dell'euro, si sono ritrovati con una moneta non propria , perdendo di fatto la capacità di stampare moneta e riducendo così i propri paesi ad una condizione dipendenza nei confronti del Fondo Monetario Internazionale e dei "mercati".
Sono nel frattempo divenute delle grandi potenze economiche quelle nazioni che non hanno aderito alle politiche di privatizzazione contenute nel diktat del Washington Consensus (seguite invece dagli stati membri dell'Unione Europea con i risultati che oggi tutti conosciamo). Il Washington Consensus è un sistema che impone la liberalizzazione dei mercati, la sospensione di barriere commerciali, l'attuazione di un programma di privatizzazioni, l'eliminazione dei controlli sui prezzi, il licenziamento dei lavoratori dal settore pubblico ed un completo controllo delle politiche economiche nazionali, per mezzo anche della Banca Mondiale. In un certo senso il Washington Consensus è il precursore del ben più estremo e pericoloso TTIP mirato ad assoggettare l'Europa.
Un quarto elemento dovrebbe far scattare un grande allarme: le nuove regole tenderanno a deregolamentare ancor di più lalegislazione sul lavoro come già accaduto con le politiche di austerity messe in atto dall'Unione Europea.
Il quinto principio guida ha a che fare con la finanza ed è ancoralaissez-faire. La tutela è tutta per le speculazioni bancarie e finanziarie, con maggiori difficoltà sui controlli dei movimenti di capitali.
La sesta tendenza in gioco è la riduzione della disponibilità di beni essenziali e della libertà di espressione artistica-intellettuale degli individui.
Il settimo punto difenderebbe l'innovativa ma pericolosa tecnica di estrazione del gas nota come fracking (ossia la fratturazione idraulica). Con tale metodo è possibile estrarre gas anche da sorgenti non convenzionali, ad esempio dalle rocce di scisto (il gas ottenuto con questa procedura è infatti soprannominato gas di scisto). Anche in questo caso gli Stati Uniti hanno dato prova di irresponsabilità diffondendo il fracking senza la minima salvaguardia dell'ambiente (con consumo elevatissimo d'acqua, uso di sostanze chimiche, emissioni di metano climalteranti, ecc.)
Le compagnie estrattive interessate a questo settore avrebbero diritto a risarcimenti da parte degli stati che impediscono la pratica del fracking (ad esempio la Francia).
L'ottavo punto rilevante che rischiamo di ritrovarci nel trattato è probabilmente quello che apre scenari più inquietanti circa la privacyon line dei cittadini. Le normative europee a tutela dei dati personali (già inesistenti negli USA) verrebbero indebolite, facilitando la violazione di ogni attuale concetto di privacy dei cittadini da parte di società private e multinazionali.
La nona implicazione del TTIP consiste nel cancellare completamente la libertà degli stati di legiferare autonomamente. Anche se, a dire il vero, tutto questo sta già avvenendo, anche in Italia.
La decima innovazione normativa del trattato incentiverebbel'importazione di biomasse americane che non rispettano i limiti di emissioni di gas serra.
Per farla breve il TTIP è una vera e propria dichiarazione di intenti criminali, una lotta di classe all'incontrario condotta da poteri forti a favore di grandi gruppi bancari, società finanziarie, multinazionali, con ricadute devastanti in termini di privatizzazioni, precariato e sconvolgimenti ambientali. 

Ormai non è neppure tanto difficile risalire ai responsabili di questo grande disegno economico che sta allargando sempre più miseria e sofferenze. L'interfaccia più conosciuta di questo potere molto opaco ha i nomi ormai conosciuti del Gruppo Bilderberg, del CFR (Council of foreign relations) e della Commissione Trilaterale, il giro di think tank rockefelleriani con vari gradi di finta trasparenza che fanno filtrare il disegno del cosiddetto nuovo ordine mondiale, che intanto comincia con un nuovo riordino del sistema atlantico. Le idee di questi cenacoli incarnano lo spirito del neoliberismo economico e della globalizzazione: grande potere a multinazionali, corporazioni e privatizzazione dei servizi di prima necessità. Una sorta di NATO Economica, e come l'altra NATO costruita in modo che abbia una netta trazione nordamericana, un'Europa suddita, e una Germania preponderante con funzioni di gendarme continentale.
I bracci operativi della Trilaterale sono sempre quelli del Washington Consensus: Fondo monetario internazionale e Banca mondiale. Il sistema fa riferimento alle leve bancarie manovrate dai magnati David Rockfeller (uno dei fondatori del gruppo Bilderberg e della Trilaterale ed ex-presidente del CFR americano), Jacob Rotschild e Soros. 

C'è materia per riflettere su un sistema economico basato sulla privatizzazione dei beni di prima necessità. Poi considerate se vi piace. Vi sembra democratico un sistema di potere opaco e in mano a pochissimi oligarchi che tiene in pugno le nostre vite attraverso l'emissione della moneta a debito e la creazione di precariato? Vi sembra etico favorire la diffusione di OGM senza nessun principio di prudenza rispetto alle possibili enormi conseguenze su vastissime popolazioni? Potrei fare domande all'infinito, ma propongo già una prima risposta: tutto questo va fermato.

A margine va notato anche un altro aspetto. Il trattato ha una chiara valenza anti-russa, e taglia l'Europa fuori da una conveniente integrazione di linee economiche e nuove "vie della seta" nell'Eurasia. Già oggi le sanzioni contro Mosca, adottate per via di fortissime pressioni USA, fanno danno solo nel Vecchio Continente. Gli USA hanno addirittura incrementato il commercio con la Russia. Sembra già l'annuncio della grande fregatura: a pagare è l'Europa.

di Vito Giacalone

© Flickr/ Global Justice Now

Fonte: globalist.it

Consiglieri militari di USA e Israele accusati di aiutare l'ISIS: arrestati

Iraq: consiglieri militari americani e israeliani arrestati mentre davano assistenza ai terroristi dello Stato Islamico in Iraq.






Consiglieri militari americani e israeliani sono stati arrestati mentre davano assistenza ai terroristi dello Stato Islamico in Iraq.
Le forze antiterrorismo irachene hanno arrestato quattro consiglieri militari stranieri provenienti da Stati Uniti e Israele che stavano aiutando lo Stato islamico, riferisce l'agenzia iraniana Tasnim News.

Tre dei consiglieri militari arrestati hanno doppia cittadinanza statunitense e israeliana, mentre il quarto consigliere è di un paese del Golfo Persico, ha affermato l'agenzia irachena Sarma News.
I consiglieri militari stranieri sono stati catturati presso un quartier generale, da cui lo Stato islamico ha organizzato le operazioni militari nella provincia settentrionale irachena di Ninive.
Gli arresti sono avvenuti durante un'operazione denominata "Puntura di scorpione". Un certo numero di altri combattenti dello Stato Islamico sono stati uccisi durante l'assalto. I consiglieri stranieri detenuti sono stati ora trasferiti a Baghdad



Tramite: megachip.globalist.it

Churkin: la comparsa di militari degli Stati Uniti in Ucraina può trasformarsi in una tragedia


Il rappresentante permanente della Russia presso le Nazioni Unite, Vitalij Churkin ha sottolineato come, in questi ultimi giorni, nella regione di L’vov sono stati lanciati 300 militari degli Stati Uniti che addestreranno militari ucraini.
ONU, 6 marzo – RIA Novosti, Ol’ga Denisova. La comparsa di militari americani in Ucraina può trasformarsi in una tragedia, ha dichiarato il rappresentante permanente della Federazione Russa presso l’ONU Vitalij Churkin
Egli ha sottolineato che il congresso americano ha varato una legge che contribuisce con 1 miliardo di dollari all'equipaggiamento delle formazione militari ucraine.
"Secondo i dati in questi giorni nella regione di L’vov sono stati lanciati 300 militari degli Stati Uniti che addestreranno soldati ucraini agli armamenti d’oltreoceano", ha detto Churkib alla riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
"Tutto il mondo lo sa: dove appaiono i militari americani li si prospettano disgrazie" ha affermato il rappresentante permanente della Russia alle Nazioni Unite.

РИА Новости http://ria.ru/world/20150306/1051333514.html

Tramite: Russia.it