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domenica 11 novembre 2012

Il discorso tipico dello schiavo




Uno degli aspetti più micidiale dell'attuale cultura, è di far credere che sia l'unica cultura.. invece è semplicemente la peggiore.

Bèh gli esempi sono nel cuore di ognuno.. per esempio il fatto che la g

ente vada a lavorare sei giorni alla settimana è la cosa più pezzente che si possa immaginare.

Come si fa a rubare la vita agli esseri umani in cambio del cibo, del letto, della macchinetta..

Mentre fino ad ieri credevo che mi avessero fatto un piacere a darmi un lavoro, da oggi penso:
"Pensa questi bastardi che mi stanno rubando l'unica vita che ho, perché non ne avrò un'altra,
c'ho solo questa.. e loro mi fanno andare a lavorare 5 volte.. 6 giorni alla settimana e mi lasciano un miserabile giorno.. per fare cosa? come si fa in un giorno a costruire la vita?!"

Allora, intanto uno non deve mettere i fiorellini alla finestra della cella della quale è prigioniero
perché sennò anche se un giorno la porta sarà aperta lui non vorrà uscire..

Deve sempre pensare, con una coscienza perfetta:
"Questi stanno rubandomi la vita, in cambio di due milioni e mezzo al mese, bene che vada, mentre io sono un capolavoro il cui valore è inenarrabile"

Non capisco perché un quadro di Van Gogh debba valere 77 miliardi e un essere umano due milioni e mezzo al mese, bene che vada.
Secondo me, poi, siccome c'è un parametro che, con le nuove tecnologie, i profitti sono aumentati almeno 100 volte.. e allora il lavoro doveva diminuire almeno 10 volte! Invece no! L'orario di lavoro è rimasto intatto. Oggi so che che mi stanno rubando il bene più prezioso che mi è stato dato dalla Natura. Pensa alla cosa più bella che la Natura propone, che è quella di, mettiamo, di fare l'amore, no?!

Immagina che tu vivi in un sistema politico, economico e sociale dove le persone sono obbligate, con quello che le sorveglia, a fare l'amore otto ore al giorno.. sarebbe una vera tortura.. e quindi perché non dovrebbe essere la stessa cosa per il lavoro che non è certamente più gradevole di fare l'amore, no?! Per esempio il fatto che la gente vada a lavorare sei giorni alla settimana.. certo c'ho il mitra alla nuca.. lo faccio, perché faccio il discorso: "Meglio leccare il pavimento o morire?"
"Meglio leccare il pavimento" ma quello che è orrendo in questa cultura è che "leccare il pavimento" è diventata addirittura una aspirazione, capisci?

Ma è mostruoso che il tipo debba andare a lavorare 8 ore al giorno e debba essere pure grado a chi gli fa leccare il pavimento, capisci?
Tutto ciò è "oggettivamente" mostruoso, ma la dove la coscienza produce coscienza, tutto ciò è "effettivamente" mostruoso..

"SI VABBE' MA ORMAI E' IRREVERSIBILE LA SITUAZIONE"

Si, tu fai giustamente un discorso in difesa di chi ti opprire, perché è il tipico dello schiavo, no?! Il vero schiavo.. il vero schiavo difende il padrone, mica lo combatte. Perché lo schiavo non è tanto quello che ha la catena al piede quanto quello che non è più capace di immaginarsi la libertà.

Ma rispetto a quello che tu mi hai detto adesso: quando Galileo ha enunciato che era la Terra a girare intorno al Sole, ci sarà sicuramente stato qualcuno come te, che gli avrà detto:
"Eh si! sono 22 secoli che tutti dicono che è il Sole che gira intorno, mò arrivi te a dire questa stronzata.. e come farai a spiegarlo, a tutti gli esseri umani?" e lui: "Non è affar mio, signori.."

"Allora guarda, noi intanto ti caliamo in un pozzo e ti facciamo dire che non è vero, così tutto torna nell'ordine delle cose".. hai capito? Perché tutto l'Occidente vive in un'area di beneficio perché sta rubando 8/10 dei beni del resto del Mondo. Quindi non è che noi stiamo vivendo in un regime politico capace di darci la televisione, la macchina.. no.

E' un sistema politico che sa rubare 8/10 a 3/4 di Mondo e da un pò di benessere a 1/4 di Mondo, che siamo noi..

quindi, signori miei, o ci si sveglia.. o si fa finta di dormire.. o bisogna accorgersi che siete tutti morti..

Silvano Agosti

Se questo è un uomo




L’uomo viene al mondo e la prima cosa che fa l’essere umano venendo al mondo ha uno sguardo stupito su questa realtà e la ama da subito, poi quello che accadrà lo saprà purtroppo fin dall’infanzia, accadrà che lui verrà

 negato come questo grande capolavoro della natura, questo imbattibile mistero che è l’essere umano verrà inesorabilmente, ferocemente smantellato e ridotto a un ruolo, diventerà un ragioniere, un alunno, un marito, un impiegato, un Papa, un Presidente etc., nella processione dei ruoli che tengono prigionieri tutti gli esseri umani. Va detto subito che per questo l’essere umano non è ancora riuscito a abitare questo pianeta. E’ fondamentale che tutti sappiano quali sono le gabbie micidiali che ogni forma di potere ha messo in atto per riuscire a demolire questo colosso di mistero che è l’essere umano. La prima gabbia è di allevarlo in un piccolo spazio, in un piccolo carcere che è l’appartamento, la casa. La seconda gabbia è di costringere, pensate quando lui ha solo bisogno di correre, di giocare, di essere sé stesso, di costringerlo a stare seduto per imparare niente meno che a scrivere, perché? Perché uno deve imparare a scrivere a 5/6 anni? Normalmente l’essere umano imparerebbe in modo davvero perfetto a scrivere se lo facesse approdando da solo a queste necessità, con il desiderio verso gli 11/12 anni, ma ciò che conta è di tenerlo bloccato, di non farlo giocare, correre, perché se lui giocasse, corresse fino ai 18 anni, dopo non si fermerebbe più per tutta la vita di giocare, di creare, di dimostrare la propria unicità, perché ogni essere che viene al mondo è unico e irripetibile come si sa, non solo nel Dna, non solo nell’impronta digitale ma in una creatività che se potesse esercitarla darebbe ogni volta una versione nuova, affascinante, immortale della realtà.

La terza gabbia, forse la più micidiale, è il lavoro, già comincia l’ossessione del lavoro verso i 13 anni, quando il ragazzetto dice “Ma a me non piace la scuola, non voglio andare…”, allora cominciano a dire “Guarda che se non prendi il diploma dopo non trovi il lavoro, guarda che se dopo non fai l’università è difficile che trovi il lavoro”, ma cosa significa trovare il lavoro? L’essere umano non ha bisogno di lavorare, ha bisogno di buon cibo, di un luogo asciutto dove dormire. Si potrebbe dare in regalo una casa a 7 miliardi di persone con 1/5 di ciò che si spende ogni anno per gli eserciti, le spese militari, per non parlare delle cose magnifiche che si potrebbero fare con tutti gli investimenti che si fanno nella droga, nelle prostitute, negli ospedali, quelli inutili, nelle carceri. Questa gabbia del lavoro pian piano convince purtroppo tutti che se non lavoreranno 8/9 ore al giorno, non potranno stare su questo pianeta e chi lavora 8/9 ore al giorno si sa benissimo può essere esistere, ma certamente non vivere! La cosa interessante è che gli apparati di potere che costringono gli esseri umani a questa convinzione assolutamente demenziale, che sia inevitabile lavorare 8/9 ore al giorno, persino adesso che le macchine stanno sostituendo dappertutto la fatica e l’essere umano potrebbe esprimersi finalmente nel lavoro, tanto più che da sempre chi lavora 3 ore al giorno e ne ha 21 per vivere, produttivamente è molto, molto più forte di uno che è costretto a lavorare 8/9 ore al giorno tutti i giorni, quindi in 3 ore capita che lui produce in modo fantastico ciò che mi compete.

Diciamo produrrebbe perché attualmente lavorare 3 ore al giorno saremmo forse in 5 o 6 in Europa, ma lavorare volentieri 3 ore al giorno, a scoprire che nelle altre 21 si inventano tante cose che rendono ancora più produttive quelle 3 ore lì e poi finalmente si conoscono i propri figli, poi finalmente non si è collegati con la terza micidiale gabbia che è la 3 bis e cioè la convivenza, il fatto che un essere che incontra una persona che ama, è costretto a convivere nella stessa piccola casa o grande casa è uguale, non avendo mai la possibilità di rasserenarsi, stando un po’ con sé stessa e scoprendo, soprattutto da parte delle donne, che il loro stare con il loro partner non nasce da un bisogno di affettività, ma da un bisogno edilizio, non hanno altro scelta, quindi stanno lì e questo spiega perché forse si dice: il 70% degli omicidi e delle violenze avvengono in questa 3 bis che è la convivenza all’interno della stessa casa.

L’abbiamo visto poco fa che basterebbe ridurre di 1/5 le spese militari per regalare una casa a 7 miliardi di persone e anche due pranzi caldi al giorno, poi c’è una gabbia ancora più feroce che è quella di svendere senza accorgersi, la propria creatività e cioè la propria visione del mondo, uno diceva “Ma che se ne fa uno di una visione del mondo?”. Come che se ne fa? L’umanità avrebbe 7 miliardi di diverse visioni della realtà, quindi un’immagine potentissima, straordinaria, qualcuno persino potrebbe osare dire: divina della realtà umana. Detto questo potrei anche non dire più nulla, ma mi interessa far capire che chi lavora due o tre ore è davvero così produttivo che merita uno stipendio maggiore di quello che gli viene dato con le 9 ore, perché si dà il caso che nella stragrande maggioranza il lavoratore percepisce 1/30 di quello che produce, anche se produce male, un lavoratore che prende 1.000 Euro al mese, vuole dire che come minimo ne produce 30.000, allora si tratterebbe semplicemente di capire che il destino di 7 miliardi di persone è nelle mani di un gruppo molto piccolo di persone, un gruppo forse non so, non oso dire il numero ma è sicuramente sotto i 100, i quali investono l’80 % di tutti i beni della Terra solo per difendere i propri privilegi e quali sono i loro privilegi? Quelli di giocare con il mondo, di decidere le guerre, di difendere il commercio delle armi, della droga, delle prostitute, soprattutto di un’informazione falsa, infingarda, nociva. Pensate che un ragazzotto di 21 anni nato a New York, pare che possa avere assistito a 130 mila omicidi alla televisione, la pedagogia della morte, perché voi noterete che dalla scritta sulle sigarette “questo prodotto ti uccide” fino a questa ossessiva narrazione di omicidi alla televisione, l’interesse centrale del piccolo nucleo di mostri che gestiscono il mondo, è regolare la mortalità, non produrre la vitalità, ma regolare la mortalità, allora per esempio si sono costruiti una valvola per cui ogni giorno muoiono 35 mila bambini di fame, naturalmente si potrebbe anche dire, girando un attimo il capo per non sentire il tanfo dello schifo, che in Italia si disturbano 400 mila tonnellate di cibo all’anno, perché scade!

Comunque dal 1960 a oggi sono morti circa 1 miliardo di bambini di fame, questo peso è su tutte le nostre coscienze, anche sulla coscienza di chi non lo sa e si esprime nel disagio profondo, viscerale che quasi tutto il mondo oggi avverte, si è globalizzato soprattutto il disagio e questo disagio dipende dall’obbligo di vivere su un pianeta che è tra i più straordinari che ci siano nell’universo intero. L’unico che appare azzurro dal cosmo, perché dovrebbe ospitare la vita e io auguro a questo pianeta e anche agli amici di Beppe Grillo di rifiutarsi da questo momento in poi per sempre, per qualsiasi ragione di scambiare l’esistenza con la vita, esistere non vuole dire vivere, vivere vuole dire assaporare l’eternità giorno dopo giorno, nascendo al mattino e morendo nel sonno la sera e risorgendo il giorno dopo!

Ecco il mio augurio, questo augurio ha un veicolo fondamentale, senza il quale svanisce, è nella parola forse più pregiudicata della storia del linguaggio umano, è nella parola “amore”. Costruitevi un territorio d’amore a qualsiasi costo, ma non un’aiuoletta piccolina con un alberello e una piccola fronda, ma un territorio che ospiti una foresta di sentimenti e allora sarà molto difficile contrabbandarvi il termine vita seppellendolo nella tomba dell’esistenza.



Silvano Agosti

Vivere in 5 con 5 euro al giorno. Possibile!

Stefania Rossini vive a Pontevico. Mamma di tre bimbi e moglie di un operaio metalmeccanico, come ormai accade sempre più spesso, qualche anno fa ha perso il lavoro. Questo le ha imposto una riorganizzazione della sua vita, opera a cui si è dedicata con pratica lucidità, senza stravolgere troppo la propria esistenza.



Ha innanzitutto deciso di ripensare il suo modo di vivere in virtù del fare piuttosto che del comprare, dell’essere al posto dell’avere, e ha immaginato di confrontarsi con il modo di condurre la quotidianità dei propri nonni, certa che se sopravvivevano loro…

Così ha scovato desuete ricette e rispolverato antichi saperi per fare in casa tutto quanto possibile: detersivi, creme per viso e corpo, detergenti per la casa e la persona, vestiti, accessori. Decide di condividere queste sue nuove conoscenze e apre così,“natural-mente-stefy”, il suo blog.

Dal blog al libro il passo è stato breve e con il suo manuale tecnico-pratico Stefania ci aiuta a capire come poter “vivere in 5 con 5 euro al giorno”. L’abbiamo incontrata per capire quale sia il suo segreto.

Vivere in cinque con cinque euro al giorno. Ma come fate? Siete una famiglia extraterrestre?

Magari! No quello è il titolo che ha scelto la casa editrice e aveva lo scopo di stupire. Diciamo che questi 5 euro sono arrivati dopo un percorso di due anni. Un percorso fatto naturalmente e senza forzatura. Non era un obiettivo. Quando sono partita non avevo pensato ad una cifra precisa, ho cercato di migliorarmi ogni giorno di più. In questi due anni mi sono sforzata di imparare, di migliorare. Ho fatto l’orto, ho scovato nuove ricette per l’autoproduzione. Ad un certo punto ho deciso di fare due conti di quanto spendevo al mese e sono saltati fuori questi cinque euro. Una media giornaliera che comprende un po’ tutto come l’alimentazione, i detersivi per la casa e per l’igiene personale, il materiale scolastico e altre piccole cose. Questo è possibile perché con l’orto e con l’autoproduzione ci facciamo in casa quasi tutto quanto. Infatti, con la mia famiglia abbiamo deciso di investire per i prossimi trent’anni in una casa che avesse la possibilità di realizzare un orto. La casa ce la siamo costruita io e mio marito, invece di andare in vacanza o andare a mangiare la pizza, noi abbiamo investito nella casa.

Quindi niente di extraterrestre, ma tutto realmente umano.

Assolutamente niente di extraterrestre. Tutto umano e a misura d’uomo, certo bisogna mettersi in gioco parecchio nel senso che quanto stiamo facendo noi non è alla portata di tutti. Di sicuro uno che vive in centro a Milano o a Roma non può arrivare a questo, a parte che ha mille input di acquisto, poi comunque non ha l’orto. L’orto per noi è stato fondamentale. Non solo a livello economico ma anche a livello salutare.

Tuo marito è sicuramente un attore importante di questa tua “avventura”, ma come sei riuscita a coinvolgere i tuoi figli? In questi giorni stanno iniziando la scuola, non ti hanno chiesto la cartella o il diario griffati?

Li hanno, li hanno. E ci sono riuscita perché ho trovato tutto in baratto, oppure ho acquistato l’anno scorso dopo l’inizio della scuola. Sto infatti aspettando che inizi la scuola così posso andare al centro commerciale dove troverò zaini a 10 euro quando fino a pochi giorni fa costavano 60 euro. Abbiamo fatto così l’anno scorso con il diario, tre anni fa con la cartella: c’era una mamma che aveva una cartella usata una volta sola, era praticamente nuova, io l’ho scambiata così mio figlio ha il diario e la cartella firmati, come i quaderni che scambio in baratto oppure li acquisto quando ci sono le grosse offerte.

Riesci a sintetizzare la tua giornata tipo e poi vorrei capire se a tuo parere una persona che lavora otto ore in ufficio o in fabbrica può trovare gli spazi che riesci a trovare tu per fare tutte le cose che fai tu.

Prima ti rispondo alla seconda domanda. No, secondo me una persona che lavora otto ore al giorno purtroppo non riesce a fare tutto quello che faccio io. Però con un’ottima organizzazione, visto che si tratta di cose semplici e che richiedono poco tempo, se una persona si organizza magari non riesce a fare 100 come faccio io in un mese, magari riesce a fare 30, che per me è già tantissimo per una persona che lavora. Ad esempio, il sapore lo fa una volta all’anno, la pasta fatta in casa la prepara il sabato mattina e ne fa per una settimana e poi la congela, così come il pane.

Ovviamente chi lavora però ha un reddito che io non ho. Chi lavora ha meno tempo ed io invece ho tempo. Bisogna secondo me equilibrare le cose, nel senso che io promuovo questa “decrescita” ma questa è la “mia” decrescita, è la “mia” vita. Io cerco di dare solo degli spunti.

Poi, tornando alla giornata tipo, non ho una vera giornata tipo! Mi alzo presto al mattino verso le 6.30 – sette meno un quarto al massimo, rassetto casa finché i bambini sono a letto, ma poi dipende molto dai bambini, mi gestiscono parecchio loro la giornata. Influisce molto il tempo perché se piove, per esempio, nell’orto non ci posso andare, invece se c’è il sole magari ci posso lavorare. Dipende poi dalla giornata: se oggi mangiamo un chilo di pane domani devo fare il pane, invece se me ne mangiamo due etti domani non lo faccio. Mi gestisco molto di giorno in giorno. Mi organizzo di minuto in minuto. Non esiste una giornata tipo, questa è anche la mia forma di libertà.

Parlavi di decrescita, ma cos’è per Stefania la decrescita?

Per me la decrescita non è un “de”, cioè non è un tornare indietro se non per una riscoperta dei valori che si avevano una volta e per la qualità dei prodotti. Quindi tornare indietro semplicemente per riscoprire le cose positive e guardando al futuro perché, ad esempio, io utilizzo il web. Internet per me è stato fondamentale per imparare. Potrebbe sembrare quasi un paradosso, una contraddizione però la mia forma di decrescita sta nell’utilizzare al meglio la tecnologia ed utilizzare meglio le risorse che abbiamo. Noi abbiamo adesso tantissime risorse cosa che una volta non avevano, ma le stiamo sfruttando male. Dovremmo semplicemente essere un po’ più sobri e apprezzare quello che abbiamo.

Quindi vedi la decrescita come un modo di vivere la vita in modo più sobrio non scartando nulla a priori.

Infatti, non scarto nulla a priori. La gente non capisce che si tratta semplicemente d’avere uno stile di vita sobrio e pensa invece che “decrescita” voglia dire tornare al medioevo. Infatti molti mi criticano e mi dicono “ma sì tu vuoi tornare al medioevo”, non è così ma è difficile spiegarlo.

Anche il termine “decrescita” non aiuta sicuramente.
Ho letto il tuo libro e lo considero un ricettario contro il consumismo e lo spreco. E’ un inno all’autarchia familiare. Mi sono però chiesto da dove nascono tutte le soluzioni alle ricette che tu hai messo in questo libro.

Guarda, sul web si trova tutto. Io non ho inventato nulla, erano ricette antiche e sono ricette che trovi sul web. Alcune le ho modificate in base alle mie esigenze personali. Ogni ricetta io l’ho provata e se non mi soddisfava appieno l’ho modificata adattandola alle mie necessità. Ad esempio quando trovo una ricetta che contiene il burro, visto che sono a tendenza vegana e cerco di acquistare derivati animali il meno possibile, invece del burro ci metto l’olio e provo a vedere se è buona. Lo stesso con le creme, con i saponi, con tutto.

Parola di Stefy

di Simone Zuin

Fonte: http://decrescitafelice.it/

"La frugalità felice", Intervista a Serge Latouche


Serge Latouche, professore emerito all’Università di Parigi, è il “profeta” della teoria della “decrescita felice”. Il suo è un pensiero “alternativo”, critico dell’ideologia dominante di stampo ultraliberista. Certo le sue sono tesi provocatorie, però fanno riflettere sugli effetti devastanti del “pensiero unico” e sulla follia consumistica. La casa editrice Boringhieri ha pubblicato il suo ultimo libro: Per un’abbondanza frugale. Malintesi e controversie sulla decrescita.


Professore, la crisi che stiamo vivendo, ormai da troppo tempo, ha messo in discussione un modello di “sviluppo” centrato sulla crescita. Lei afferma che “l’unica via all’abbondanza è la frugalità”. Non è contraddittorio?
Sembra una contraddizione, anche un ossimoro, perché abbiamo ancora il “software” della crescita. Siamo totalmente colonizzati dall’ideologia della crescita. L’ideologia ci ha fatto credere che viviamo in una “società dell’abbondanza”,infatti non viviamo in una società dell’abbondanza ma, invece,siamo in una società di scarsità. La società dei consumi è una società della frustrazione perché dobbiamo sempre consumare. Questo lo sanno bene i pubblicitari. Dobbiamo sempre essere scontenti di ciò che abbiamo per desiderare ciò che non abbiamo e per consumare sempre di più. L’unica possibilità per riconoscere l’abbondanza è di limitare i nostri bisogni e desideri, questa si chiama frugalità. Se siamo frugali allora possiamo soddisfare i nostri bisogni. L’ha spiegato bene il grande antropologo americano Marshall Sahlins nel libro “Economia dell’età della pietra”. Per lui l’unica società dell’abbondanza è quella dei cacciatori del paleolitico, perché con una attività di due o tre ore al giorno potevano soddisfare i loro bisogni e dedicare il resto del tempo alla festa, al gioco, all’ozio.
Eppure di fronte a questa crisi i governi occidentali continuano ad affermare, l’ultimo vertice europeo di Bruxelles ne è la conferma, che bisogna puntare sulla crescita (specialmente per economie gravate da un forte debito pubblico come quella italiana). Quali sono i limiti di questo paradigma?
Puntare sulla crescita per uscire dalla crisi è una stupidità e mostruosità. Una stupidità perché da molti anni la crescita che conosciamo con un tasso del -2% e anche -3% non crea più posti di lavoro. Per creare dei posti di lavoro ci vorrebbe una crescita del 4% o del 5% oggi non è né possibile né auspicabile perché distrugge troppo l’ambiente. Non possiamo più consumare ancora macchine, macchine, non è possibile. E’, poi, una mostruosità perché con la crescita siamo arrivati ai limiti dell’ecosistema, la crescita distrugge ancora più velocemente il pianeta. Siamo già nei guai con il cambiamento climatico, la perdita della biodiversità, la fine del petrolio, ecc.
Esiste una alternativa al “Turbocapitalismo” finanziario? Se si, su quali basi?
Si l’alternativa è la “società della decrescita” o dell’abbondanza frugale. Per costruire questa alternativa si deve, naturalmente, uscire dal capitalismo, da questa logica distruttiva del produrre sempre di più per consumare sempre di più, generare sempre più rifiuti e distruggere sempre più velocemente il pianeta.
I suoi critici affermano le sue sono “utopie antimoderne” e “tecnofobe”. Come risponde a questa critica?
Sicuramente siamo contro una certa modernità o contro gli eccessi della modernità, non siamo contro il messaggio iniziale della modernità che era quello di una emancipazione, ma invece di emanciparsi la modernità ci ha resi servi dei mercati finanziari, invece di renderci “autonomi” ci ha reso “eteronomi”. Siamo ora “sottomessi”, basta vedere l’esempio della Grecia anche a loro è stato proibito di fare un referendum sulla politica dell’austerità, Siamo contro questa tecnoscienza pilotata dalle multinazionali, vogliamo un’altra scienza meno aggressiva (meno prometeica) più ecologica e una tecnologia che sia sottomessa alla decisione che le scelte tecniche siano fatte non dalle multinazionali ma dal popolo. Naturalmente per costruire la “società della decrescita” abbiamo delle tecniche, ma dobbiamo usare delle tecniche diverse: bisogna sviluppare la “medicina ambientalista”, l’ecologia, riciclare per ridurre il consumo delle risorse naturali, ecc. Ci sono tante ricerche da fare.
Parliamo della politica. E’ vero, secondo Lei, che viviamo in una “postdemocrazia”?
“Postdemocrazia” è un termine usato dal politologo inglese Colin Crouch. Sono d’accordo non viviamo più da molto tempo in una democrazia. Lui definisce la “postdemocrazia” una democrazia manipolata dai media e dalle “lobbies” e questo è sempre più verificato. Sono questi che fanno la politica non solo negli Usa ma anche da noi.
Quello che lei propone è una “rivoluzione antropologica”. Quindi una ridefinizione dei valori della nostra società. Cosa metterebbe al primo posto per l’inizio di questa “rivoluzione”?
E’ difficile a livello teorico, naturalmente si tratta di una rivoluzione culturale, invece della guerra di tutti contro tutti che è la concorrenza, si deve mettere la cooperazione, la natura, nel senso di vivere in armonia. A livello concreto penso che la prima cosa da fare sia “rilocalizzare” non solo l’economia ma anche ritrovare il senso del “locale” che significa al medesimo tempo “demondializzare” e soprattutto “demercificare”, contro questo movimento di mercificazione del mondo.
Ce la farà la sinistra europea a rinnovare il cammino dell’Europa?
Purtroppo non c’è speranza. Anche la sinistra, quella dominante, ha bisogno di una “rivoluzione”. La speranza viene dall’Italia perché con le liste civiche, i movimenti della società civile – come a Napoli e Milano – che sono fuori dai partiti hanno indicato una strada che mi sembra va da nel buon senso per cambiare le cose.

3 / 2 / 2012 |

Fonte: http://www.rainews24.it/ - http://confini.blog.rainews24.it/

La decrescita felice, di Maurizio Pallante


"La crescita è la causa della crisi che stiamo vivendo e quindi non può essere la soluzione, perché non si può pensare di risolvere un problema rafforzando le cause che lo producono. Se si produce sempre di più aument

a l’offerta di merci; se le persone che sono inserite nei processi produttivi sono sempre di meno diminuisce la domanda di merci, perché diminuisce il reddito con cui possono comprare le cose che vengono prodotte." Maurizio Pallante

Il Passaparola di Maurizio Pallante.

La crescita è la causa della crisi, non la sua soluzione.
Sono Maurizio Pallante, fondatore del movimento Decrescita felice. Vorrei parlare con voi delle nostre proposte per superare la crisi che stiamo vivendo, che è una crisi contemporaneamente economica, occupazionale, energetica e ambientale.
Un coro unanime che ripete che per superare questa crisi occorre rilanciare la crescita, peraltro senza riuscirci, sembra l’aspirazione di un impotente che desidera fare qualche cosa ma non riesce a farla. Noi riteniamo che la crescita sia la causa della crisi che stiamo vivendo e quindi non può essere la soluzione, perché non si può pensare di risolvere un problema rafforzando le cause che lo producono e diciamo che la crescita è la causa della crisi in entrambi gli aspetti in cui si manifesta, la stagnazione della produzione con la conseguente disoccupazione e dall’altra parte i debiti pubblici che in Italia hanno raggiunto il 120% del Pil e i debiti privati che si aggiungono ai pubblici.
Più occupazione, più utile.
Quale è la nostra proposta, la proposta del Movimento per la Decrescita Felice? La proposta nostra di politica economica industriale è quella di trovare più denaro per fare investimenti per attività utili, e questo è un elemento molto importante, perché a noi interessa creare una occupazione purché sia, ci interessa creare una occupazione utile, cioè ci interessa introdurre elementi di valutazione qualitativa nel fare umano mentre il prodotto interno lordo dà semplicemente una soluzione di carattere quantitativo.
Ecco, serve trovare denaro per fare investimenti in attività utili senza accrescere il debito.
Come si può trovare questo denaro? In un modo soltanto: attraverso la riduzione degli sprechi.
Ma quando si parla di riduzione di sprechi non sto parlando di riduzione della spesa pubblica, perché ci sono anche degli sprechi nella spesa pubblica, ci mancherebbe, ce ne sono tanti, ma gli sprechi nella spesa pubblica, comunque contribuiscono alla crescita della domanda: se lo Stato non ha un numero di addebiti superiori alle sue esigenze questi ricevono uno stipendio col quale comprano le merci che vengono prodotte.
Non si esce in questa logica da una dimensione puramente economica, serve ridurre gli sprechi di risorse naturali, questo è il punto fondamentale, perché questa è la maniera di affrontare contemporaneamente sia la crisi economica che ambientale.
Un'agricoltura più sana, più vicina, meno chimica.
Il secondo elemento su cui noi dobbiamo puntare nella nostra concezione oltre alla autosufficienza energetica, come ho detto, è quello della sovranità alimentare.
Questa è un’altra cosa molto importante, perché non abbiamo, non si è riflettuto ancora abbastanza sul fatto che la agricoltura chimica, quella che noi ci alimenta oggi, non è soltanto dannosa, non è soltanto inquinante e non impoverisce soltanto il contenuto di humus dei suoli, ma costa un sacco di soldi perché tutta la chimica dell’agricoltura richiede grandi consumi di energia e l’aumento del prezzo delle fonti fossili comporterà un aumento progressivo dei generi alimentari, non soltanto per il trasporto a distanza, come qualche giornale dice, ma proprio per le tecnologie di produzione, per cui la agricoltura biologica inizierà a diventare sempre più interessante.Passate parola. " Maurizio Pallante

Fonte: Il blog di Beppe Grillo